Europa addio è la solita Fiat I torinesi crollano nel terzo quarto (29-9) e lo Zenit li travolge Domenico L atagliata A PAGINA 64 La solita Fiat Inizio promettente e crollo nel terzo quarto Ma con lo Zenit la squadra dà segni di risveglio Domenico Latagliata Almeno nello spirito, la Fiat è tornata a essere una squadra. Nell'ultima giornata della Top 16 di Eurocup, i gialloblù hanno ceduto al cospetto dello Zenit San Pietroburgo 73-87 dando così l'addio alla manifestazione. Ma lo hanno fatto con la faccia giusta, quella che sotto la gestione Recalcati non si era mai vista: «Spero che le mie dimissioni provochino una scossa e mettano i giocatori ognuno di fronte alle proprie responsabilità, dimenticando gli egoismi», aveva dichiarato l'ex et azzurro lune- dì pomeriggio. Ebbene: la scossa c'è stata. E Torino, nel corso del primo tempo, ha mostrato la miglior parte di sé, arrivando anche ad avere tredici punti di vantaggio e quindi a immaginarsi qualificata, dal momento che per passare il turno avrebbe dovuto vincere di dodici. La ripresa ha poi raccontato un'altra storia, perché lo Zenit è squadra tosta, dura e con gente che sa davvero come fare canestro, con Ku-ric e Karasev degni di palcoscenici addirittura superiori: però Poeta e compagni non si sono mai tirati indietro e sono usciti dal Ruffini con un'altra consapevolezza di sé. Da qui, insomma, la Torino del basket può ripartire a patto di mantenere dritta la barra senza perdersi più in personalismi inutili e controproducenti. Atmosfera strana, quella iniziale del Ruffini. Con poca gente, anche: le cifre ufficiali parlano di 1850, risultato probabilmente dovuto anche alle vicende delle ultime settimane che hanno inevitabilmente amareggiato qualche appassionato. Paolo Galbiati, fino a lunedì mattina vice di Recalcati (e prima ancora di Banchi ), si era presentato in panchina con un foglietto che sapeva tanto di coperta di Linus e l'espressione sufficientemente tesa. Al suo fianco, Stefano Co-mazzi e Michele Siragusa: tre ragazzi o poco più, 108 anni in tre. Chiamati a gestire e indirizzare un gruppo formato anche da gente che ha giocato (e vinto, nel caso di Vujacic) in Nba: le incognite non mancavano, insomma, ma le risposte arrivate sono state positive. E il pubblico le ha apprezzate: nessuna contestazione ma vi- cinanza alla squadra. Con Garrett che è parso di nuovo lui per lunghi tratti (22 di valutazione), Vujacic che non ha esagerato prendendosi tiri senza logica, Patterson tornato sul parquet lasciando perdere il dolore alla caviglia (sul desiderio di restare a Torino ci sarà però ancora da discutere), Iannuzzi volenteroso e produttivo fino a quando il livello fisico del match è diventato per lui insostenibile, Washington al solito in versione tira e molla su entrambi i lati del campo. Per quest'ultimo, anche ieri sera gli applausi più convinti. Si può ricominciare anche da qui, insomma. Da una sconfitta onorevole e dalla camicia sudata di Paolo Galbiati. Che domenica, a Pesaro, cercherà la prima vittoria da capo allenatore. © BYNCND ALCUNI DIRITTI RISERVATI 20 punti Il margine per i russi nella terza frazione, chiusa con un pesantissimo 9-29. La Fiat aveva chiuso la prima metà in vantaggio 47-36 Chi sale Garrett Chi scende Vujacic Spalti semivuoti I tifosi hanno risposto in maniera netta alla crisi dentro la squadra e la società riempiendo per poco più della metà gli spalti del palazzetto al Ruffini per una partita che era decisiva per proseguire il cammino in Europa