L'OPINIONE Da perdenti a vincenti Un fantastico crescendo di GIANCARLO PIGIONATTI Se la fiducia è una porta aperta in una stanza senza muri, essa trova una grande verità negli uomini di Caja, incredibilmente, capaci di fare collezione di "cadaveri eccellenti". Come Venezia, Milano e Cantù in fila, "spennate " vive da una crepitante Varese che, ora, addirittura, sembra sconfinare verso orizzonti di gloria. Non solo, ma la fiducia se l'è costruita dentro con un formidabile credo in se stessa per battere le paure, reali sino a tre giornate fa, quindi rovesciate con una straordinaria forza d'animo, che è amica dei giusti, sino a esibire sontuose prestazioni. Non casuali, ma cercate attraverso il sacrificio quotidiano d'un lavoro nel quale, artefice Caja, maestro severo e inflessibile, ibian-corossi hanno creduto fortemente facendo emergere da una modestia di risultati lo stesso organico, pure "falciato" di due americani. Da perdenti a vincenti in un fantastico crescendo attraverso il quale i "giovani della panchina " sono diventati superbi protagonisti. E i titolari, dalla resa alterna, sono ora autorità nel loro ruolo per dire del "nuovo" Vene efficace nella sua normalità. I rinforzi Caja se li è "fabbricati" in casa, come capita nella vita di dover trovare soluzioni ai problemi dentro la propria sfera di azione invece di invocare, vanamente o inascoltati, aiuti da fuori. Il tecnico pavese, stando ai tre successi citati, merita il "seminatore d'oro" per tanti piccoli semi sparsi con fatica e ora fiorenti attraverso una vera cultura di squadra a compensazione di un tocco di classe. Senza il quale chi, dovendo guadagnarsi la pagnotta, nonostante i propri limiti si mette in discussione, ascolta utili consigli e si applica. È davvero sen- sazionale l'evoluzione di rendimento dei biancorossi, basti citare Wells che mai si concede alla platea ma che, stando sempre sul pezzo, tipico del suo carattere di ex militare (peraltro accadeva anche quando non faceva canestro), sa vagliare le situazioni come regista e realizzatore interpretando entrambi le parti con sicurezza. Senza acrobazie né numeri, Cameron (foto Blitz) si sta imponendo come elemento trascinante, avendo grande sostanza di fondo. Lo stesso Caja ci giurava, se soltanto l'americano avesse avuto un play di valore al suo fianco per risultare meno gravato nei compiti. Coprotagonista va eletto il giovane Tambone, capace di dettare gioco (tra l'altro i suoi sono veri assist) e fare canestro, sbalorditivo ma non troppo per chi lo aveva raccomandato. Il derby lo ha risaltato in personalità e credibilità e stesso discorso va fatto per Avra-movic, animoso come sempre ma non fine a se stesso come in passato. Si sapeva dell'utilità di Cain, quadrato nei fondamentali e intelligente nel prendere posizione come i pivot d'un tempo. Indagini ad alta quota dimostrano come, nel derby, le sue doti lineari, ben diverse da quelle dell'esplosiva aviazione canturina, gli abbiano spianato la via del canestro, quella più semplice. È lui che ha fatto la differenza. Dalla teoria alla pratica: Varese, grazie al suo ardore difensivo, ha costretto gli uomini di Sodini a sparacchiare dal recinto e, con manovre fluide d'insieme, ha colpito tra le maglie di una retroguardia che non s'addice ad attaccanti puri. L'entusiasmo, che sale dalla Brianza sino ai piedi delle Prealpi, porta felicità a un popolo che, con l'animo in pace, non deve invocare un "mago " in grado di far brillare i valori del gruppo visto che, sin qui, l'atteso Larson è soltanto una comparsa.