«Pesaro? lo dico che alla fine si salva» Poeta «Una squadra viva, che gioca discretamente: poggia su tre rookie, questo li condiziona» IL CAPITANO DELLA FIAT TORINO «IN SPOGLIATOIO SI PARLA INGLESE, CI SI CAPISCE I PROBLEMI NASCONO QUANDO IN CAMPO TANTE CULTURE DEVONO PARLARE LO STESSO LINGUAGGIO» ¦ Pesaro Poeta (foto), che succede a Torino, come mai Recalcati ha dato forfait dopo appena tre settimane? «Voglio dire, prima di tutto, che Charlie è come un padre per me: è lui che mi ha lanciato in Nazionale e fatto vivere cinque anni bellissimi. Sono molto dispiaciuto che se ne sia andato - dice il play -, ma è arrivato in una situazione davvero anomala. Di solito un nuovo allenatore viene chiamato a dare la scossa a una squadra che sta andando male, mentre lui si è ritrovato alla guida un gruppo che stava andando bene, per cui l'impatto è stato complicato. Con Recalcati abbiamo giocato sei partite fra campionato e coppa, con pochissimi allenamenti a disposizione, non ha avuto il tempo di incidere. E, da signore qual è, si è dimesso perché si è accorto che non riusciva a dare la sua impronta alla squadra». Una bella patata bollente per il giovane Galbiati, no? «Ma anche una bella occasione, visto che è giovane. Paolo ha avuto un impatto positivo: ha tanta energia, buona conoscenza del gioco e insieme all'altro assistente, Stefano Comazzi, secondo me possono ridarci quel brio necessario per riprendere un cammino interrotto bruscamente». Intanto però siete fuori dalla coppa. L'impressione è di un gruppo che non lega: giusta o sbaaliata? «Diciamo che, quando una squadra è molto nuova e le cose non vanno per il verso giusto, ognuno si rifugia nelle proprie certezze, che nel nostro caso è il talento individuale. Una grande risorsa nella pallacanestro, intendiamoci, ma in certi casi può anche portare fuori binario». E' arrivato Vander Blue e adesso anche Nobel Boungo Colo: questo creerà per forza un turnover: come vedi la cosa? «Sono state settimane molto concitate - ammette Poeta -, ma chiunque arriva a Torino dev'essere consapevole di venire con lo spirito di dare una mano alla causa comune e non ad affermare sé stesso. Il che vuol dire che, in qualche caso, sarà anche il saper accettare di stare fuori per una partita senza prendersela». La verità: quanto incidono tre italiani come te, Mazzola e lannuzzi in uno spogliatoi del genere? «Sul lato umano non ci sono problemi, sono 13 anni che gioco in serie A e di questa squadra sono anche il capitano: finché si tratta di parlare e scherzare si sta bene insieme, poi ormai tutti parliamo inglese. Il difficile arriva quando devi parlare lo stesso linguaggio sul campo, provenendo da culture cestistiche così diverse». Torino aveva tanti obiettivi in questa stagione col marchio Fìat: quanti di questi sono ancora in piedi? «Uno è già stato raggiunto, le Final Eight di Coppa Italia, in cui Girandola di allenatori «Recalcati è arrivato in una situazione anomala e se n'è andato perché non incideva» sfideremo Venezia: in una partita secca una squadra come la nostra può essere pericolosa perché ha voglia di riscatto, di stupire. L'Eu-rocup è andata, peccato perché avevamo le potenzialità per accedere al turno successivo. Ci restano i playoff e per questo i due punti di Pesaro ci servono, per la classifica e per riawiare il motore». Che ne pensi della Vuelle, ultima da sola e principale candidata alla retrocessione? «Invece secondo me Pesaro si salverà perché gioca una discreta pallacanestro e mi sembra una squadra viva - replica Peppe -. Sono stati sfortunati, hanno perso tante partite di pochissimi punti e poi hanno anche accusato degli infortuni: in una rosa già corta, anche la mancanza di un solo uomo può pesare molto. Poggia tutto il gioco su tre rookie, ed è normale che abbiano avuto degli alti e bassi». Elisabetta Ferri