«Vincere l'Eurocup? La squadra ci crede» L'intervista II patron della Pallacanestro Reggiana Stefano Landi si confessa dopo un lungo silenzio veva quasi tre secoli fa Francois-René de Chateaubriand. Non sappiamo, in tutta onestà, se Stefano Landi la pensi allo stesso modo. Certo è che, martedì sera, dentro un palasport impazzito di gioia, lui era tra i più felici. A braccia alzate e con gli occhi che brillavano, il patron bian-corosso ha festeggiato lo storico approdo ai quarti di finale dell'Euro-cup. Un risultato che riporta Reggio sotto i riflettori del basket italiano (la Grissin Bon è l'unica squadra italiana che sta avanzando nelle competizioni continentali di alto livello) e riaccende sogni e ambizioni del club cittadino. Sogni e ambizioni che sembravano far parte del passato. Soprattutto dopo le 6 sconfitte consecutive con cui la compagine reggiana aveva iniziato la stagione. Ed invece la Grissin Bon ha rialzato la testa ed ora è di nuovo lì: pronta a combattere ai massimi livelli. Stefano Landi, scelga lei da dove partire. Ci togliamo il dente delle 6 sconfitte iniziali o parliamo del trionfo di martedì? «No, partiamo dalle 6 sconfitte. Perché, vi dico la verità, non ho ancora caDito cosa sia successo». FAN' Stefano Landi al palasport: è il proprietario e il primo tifoso Daniele Barilli «LA VERA felicità costa poco» seri- In che senso, scusi? «Nel sendo che in estate - spiega Landi - avevo visto tante amichevoli e avevo avuto una buona impressione della squadra. Poi sono arrivate quelle sconfitte ed ero, sinceramente, sconcertato». Ha pensato di aver sbagliato tutto? «I pensieri sono stati tanti ed è stato un periodo molto complicato. Reso ancor più difficile dagli infortuni che ci hanno martellato. A quel punto, lo confesso, un po' di preoccupazione mi era venuta. Poi ci siamo resi conto che in precampionato non si erano evidenziate alcune carenze che in serie A, invece, per una serie di motivi ci stavano tarpando le ali». A cosa si riferisce? «Sapevamo - continua il patron biancorosso - che puntando su ragazzi giovani come Mussini, Candì e De Vico sarebbe servita un po' di pazienza ma quando la situazione è diventata preoccupante ci siamo resi conto che era necessario intervenire. Per fortuna siamo riusciti a trovare giocatori che ci hanno permesso di compiere un salto di qualità e di questo hanno beneficiato anche i nostri ragazzi. Se avete visto giocare Candì nelle ultime partite Il momento difficile «Dopo le 6 sconfitte ero sconcertato, ma Menetti non ha mai rischiato» credo sia chiaro che il suo rendimento è ben diverso da quello di inizio stagione. E, al contempo, anche Mussini sta lanciando segnali positivi così come era successo a De Vico prima dell'infortunio. Ora posso dire che abbiamo colmato il gap». Lei ha vissuto da presidente l'ultima retrocessione nel 2006/07 e i primi mesi furono simili a quelli della stagione attuale. Ha mai avuto paura di ricadere in quell'incubo? «Per fortuna - ride Landi - ho una cattiva memoria... Diciamo che, ad un certo punto, ero davvero molto nreoccunato ma alla retrocessione non ho mai pensato». All'epoca giravano tante voci sul possibile esonero di Menetti. Conoscendo la sua filosofia, non abbiamo mai pensato che fossero reali. Ora ce lo può dire: ci ha mai pensato? «Mi conoscete bene: è un'idea che non mi è mai passata per la testa, neppure per un secondo». Qual è stato il momento in cui è arrivata la vera svolta? «Non c'è dubbio che l'innesto di giocatori esperti e di qualità come Llompart, White e Chris Wright ci abbia fatto benissimo. E ci ha fatto capire che le 6 sconfitte iniziali erano false e non rispecchiavano il nostro valore reale. Non siamo una squadra in grado di lottare per lo scudetto ma non siamo neppure così scarsi». Lei è cauto ma, martedì sera, Menetti ha parlato di una Grissin Bon che vuole provare a vincere l'Eurocup. E allora? «Le parole di Max mi hanno fatto piacere: vuol dire che ci crede. E se ci crede lui, ci crede tutta la squadra. Non dimentichiamo che in Eu-rocup abbiamo una squadra più lunga e con 7 stranieri e questo ci permette di sfruttare al massimo le nostre potenzialità». Veniamo al trionfo di martedì sera: non ha avuto l'impres- sione che abbia sancito la nascita di una vera squadra? «Sì, vittorie così fanno la differenza e permettono a un gruppo di diventare ancora più unito. Credo che abbia giovato molto sia all'ambiente che allo spogliatoio. C'è un altro aspetto importante, poi, da sottolineare». Quale? «In questi mesi cambiando l'assetto e ingaggiando nuovi giocatori potevano crearsi dei problemi. Invece tutti i giocatori hanno capito e condiviso il nostro lavoro. Nessuno ha pensato: ora prendono un giocatore nel mio ruolo e io sto fuori. Tutti si sono resi conto che lavoravamo per vincere più partite possibili. C'è stata grande unione e grande sintonia». Uno dei grandi protagonisti è La scommessa vinta «Credo che Della Valle sia felice di essere rimasto E sevinciamo domenica..» stato Amedeo Della Valle. Non ha temuto che potesse tornare a Reggio con poche motivazioni. E che, magari, le sconfitte iniziali lacerassero completamente il rapporto? «Questi erano timori che potevano essere reali ma io ero tranquillo. Perché Amedeo ha parlato a lungo con la nostra presidente Licia Ferrarmi. E quando si è deciso di proseguire insieme avevamo capito che Amedeo avrebbe avuto motivazioni importanti. Eravamo certi che avrebbe fatto benissimo. E' uno dei leader della squadra e il capocannoniere dell'Eurocup. Sono certo che anche lui sia consapevole di aver fatto la scelta giusta».