«Sono felice e orgoglioso Ma non resterò in eterno» «Questa squadra non è un figlio mio ma della città» Martedì scatta la prevendita per lo Zenit Prelazione solo per gli abbonati alla Top 16 LA PREVENDITA per la partita dei quarti di finale con lo Zenit san Pietroburgo scatterà martedì. Tutti coloro che erano abbonati al secondo girone di Eurocup potranno usufruire del diritto di prelazione sul proprio posto dalle 10 di martedì fino alle 20 di sabato 17 febbraio a "lo stoRE" in Piazza Prampolini e nella sede della Pallacanestro Reggiana in via Martiri della Bettola 47. Sarà inoltre possibile rinnovare il proprio posto anche online sul sito www.vi-vaticket.it inserendo il codice T-LITE presente sull'abbonamento TOP 16. Negli stessi giorni e orari saranno in vendita i biglietti che non sono soggetti a prelazione. I prezzi dei biglietti: 85 euro (parterre) 45 (tribuna), 25 (distinti) 20 (gradinata) e 15 (curva). MARTEDÌ sera l'abbiamo vista esultare a lungo, a fine Sortita. Possiamo dire che tefano Landi ha ritrovato l'entusiasmo se mai l'aveva perso? «Certo emozioni sono sempre speciali. Malgrado io sia qui da quasi 20 anni e abbia vissuto tanti successi, ci sono momenti davvero importanti. Lo ammetto: a fine partita - spiega Landi - ero particolarmente contento ed entusiasta. Sia, ovviamente, per il risultato ma anche per il gioco espresso. E poi ero molto contento anche per il sostegno che ci ha dato tutto il pubblico. Credo ci sia stata una cornice straordinaria». Lo sa che, in questi giorni, sui social e i forum dove si parla di basket si leggono tanti commenti di tifosi che scrivono: «Grazie Stefano». «Ho visto e devo dire che mi sento veramente in imbarazzo così come sono un po' in difficoltà quando c'è chi mi ferma per strada per farmi i complimenti ed elogiarmi. Non credo sia giusto dire: grazie Stefano. La verità è che il basket, a Reggio, è entrato nel cuore di tutti e da quasi 40 anni ha fatto appassionare l'intera città. Anche perché, l'ho detto e lo ribadisco, Stefano Landi non è eterno». Questo è un tema che lei, negli ultimi mesi, ha toccato più volte. Nessuno ha bussato alla sua porta per aiutarla? «Al momento non ci sono trattative all'orizzonte e io devo ribadire che non posso continuare a restare l'unico proprietario della Pallacanestro Reggiana. Ci sono tanti motivi per dirlo: economico, di stress e di età che avanza. Detto questo, ribadisco che non me ne andrò da un giorno all'altro». Anche perché, ce lo consenta, auesta società e questa squarci, per lei sono quasi come un figlio... «E' un figlio mio, ma è anche un figlio di tutta la città. Diciamo che io ho avuto il grande piacere di farlo crescere negli ultimi 20 anni. In ogni caso non sono qui a fare appelli e, tantomeno, a lanciare messaggi che possano avere un vago sa- Messaggio chiaro e forte «Non me ne andrò da un giorno all'altro e al momento giusto spero si trovi una soluzione» pore di ricatto, ci mancherebbe altro. Dico solo che quando riterrò opportuno scendere e lasciare il bambino a qualcun altro lo dirò con largo anticipo, in modo che la città possa trovare una soluzione alternativa. Credo che su una cosa, un po' tutti, debbano riflettere». A cosa si riferisce? «Al fatto che questa squadra permetta a tutta la città di sentirsi orgogliosa. Sono certo che tutti coloro che martedì sera erano al palasport o davanti alla televisione si siano sentiti orgogliosi di essere reggiani e di poter tifare per la Grissin Bon». Quanto tempo c'è per trovare un'alternativa a landi? «Non è il momento di parlarne. Ora pensiamo a fare risultati restando super-concentrati per ottenere il massimo. Poi si vedrà...». A proposito di risultati: lei ci crede ai playoff? «Vediamo cosa succede domenica a Capo d'Orlando. Sono convinto che sarà una partita estremamente complicata, ma se dovessimo vincere potremmo riaprire davvero tanti discorsi. Discorsi che, lo ammetto, solo due settimane fa vedevo molto lontani. In ogni caso chiudiamo il discorso relativo alla salvezza e togliamoci quel pensiero lì. E poi vedremo cosa si può fare. Certo è che da oggi in poi dobbiamo giocare ogni partita non proprio come una finale ma, almeno, come una semifinale...». dan.b.