VUELLE IL DOPO PARTITA IL COACH NEL MIRINO «UNA SCONFITTA GRAVE I RISULTATI CI DAVANO UNA GROSSA CHANCE» Insulti, Amadori e Costa vanno in curva dai tifosi Alta tensione Dopo l'ennesima sconfitta e le contestazioni alla dirigenza na» e «Vergognatevi» i cori che già durante il match si erano levati all'indirizzo dei consorziati. Amadori però lo sguardo l'ha alzato, incrociando quello dei ragazzi che gli gridavano contro e ha imboccato le scale del parterre club salendo verso la ringhiera, dove in pochi secondi si sono ammassati tutti per spiegare le ragioni del loro dissenso. Amadori è rimasto in silenzio per un po' ascoltando ciò che avevano a dire, poi ha cominciato a rispondere, finché è arrivato anche il presidente Costa. Un confronto aspro, dicevamo, ma stavolta dal volto umano. Basta con le tastiere dei computer, gli smartphone, i social: ieri sera è arrivato il momento del confronto, faccia a faccia, duro ma più coraggioso, come si faceva una volta. E chissà, magari a qualcosa sia servito. FACCIA A FACCIA Costa e Amadori sugli spalti con i tifosi ¦ Pesaro IL CONFRONTO mancato nella serata di venerdì all'Hotel Mercure si materializza in curva. Mezzora di aspro confronto coi tifosi sulle balaustre a 'vomitare' tutta la frustrazione di quest'annata di tormenti sulla faccia di Luciano Amadori, Massimo Tonucci e poi anche di Ario Costa. Alla sirena finale i tifosi della Vuelle, che già avevano fischiato sonoramente ogni quavolta lo speaker leggeva l'elenco dei consorziati, non c'hanno visto più: urla, insulti e improperi di ogni genere rivolti verso il settore del parterre che sfilava a testa bassa: «Fuori la gra- Mika il più lucido «E' dura perdere le partite sempre allo stesso modo E' una cosa che ci ammazza» IN SALA STAMPA, intanto, la verità vera, che spaventa anche un po' la dice Mika, che ha giocato un finale straordinario per intensità: «E' dura accettare di perdere tutte queste partite nello stesso modo: questa cosa ci sta ammazzando». E continua, il pivot mormone, nel suo perfetto italiano: «Ogni volta in settimana correggiamo gli errori e pensiamo che quella dopo riusciremo a risolverla: invece finisce sempre nella stessa maniera. Peccato, perché in certi frangenti si vede che siamo una buona squadra, che abbiamo del talento per fare qualcosa di speciale, solo che negli ultimi due-tre minuti perdiamo l'aggressività che mettiamo in campo magari nelle rimonte, quando siamo sotto e bisogna reagire. Lì ci siamo, senza paura, poi succede qualcosa: sì, penso che a questo punto sia una questione mentale». UNA SITUAZIONE che logora i nervi e che ha portato ad uno scontro piuttosto acceso fra lui e Bertone al rientro in panchina: «Io e Pablo non ci siamo capiti, lui voleva un blocco io invece la palla in post basso e abbiamo fatto casino. Poi Spiro è venuto da noi e ci ha detto di calmarci, che si vedeva che tutti e due volevamo vincere e di tenere la testa sulla partita». Il lavoro che si richiede a Leka durante la sosta è quello di non far crollare il morale di questi ragazzi, sfiniti non tanto fisicamente ma a livello di energie nervose. «E' una sconfitta grave - ammette Leka - i risultati erano stati tutti favorevoli e potevamo andare alla sosta avendo riacciuffato Capo d'Orlando e dimezzato la distanza da Brindisi e Pistoia. Ma fino a che non capiamo che non possiamo sfidare gli altri sul piano del talento non saremo premiati dal successo. Bisogna tenere gli avversari a 75 punti massimo e giocare al limite del fallo: nella nostra difesa si penetra troppo facilmente e quando poi sprechi 17 palloni in attaco non vinci nemmeno se fai 90 punti». Bisognerà capire come muoversi durante la sosta: Little, sull'orlo del taglio, ha dato segnali di vita ma è un altro che, nonostante abbia ormai trent'anni, gioca sull'istinto più che sulla logica. e.f.