L'OPINIONE Biancorossi da scegliere perii... Fantabasket di GIANCARLO PIGIONATTI Capitan Ferrerò (bniz) Non ce n 'è per nessuno di questi tempi. L'ultima della striscia, da delirio biancorosso, è Brescia, uscita da Masnago ridimensionata, anzi umiliata. Quarta vittoria consecutiva, più travolgente delle altre "ammazza-grandi", per dire di un crescendo impressionante degli uomini di Caja, sempre più ispirati nell'imporre valori mesi fa strapazzati da risultati avversi nonostante una non disprezzabile condotta. Gli aggettivi per qualificare la loro prestazione sembrano scarseggiare nonostante la ricchezza della lingua italiana, apparendo persino soprannaturale la loro confidenza con il canestro. Varese non avanza di posizione ma, dando tenore al proprio cammino, sta mietendo ammirazione ed entusiasmi, capace co-m'è di stravolgere competitività che sembravano appartenere, rigorosamente, a determinate gerarchie. Frantumate subito, nella circostanza, dalla forza d'urto di Avramovic, superbo assaltatore d'area e tiratore scelto come ne sfornava la vecchia scuola slava. Con il serbo irresistibile trascinatore, la squadra ha compiuto il resto dell'opera, rapita da estasi al tiro se pensiamo ai 63 punti segnati nei primi 20 minuti. La "tavola delle leggi" di Caja non ammette disobbedienze: difesa energica come fonte di gioco, transizioni fluide e finalizzazioni al bacio per l'uomo giusto al posto giusto, a differenza di Brescia aggrappata a Landry, un risolutore abbandonato nel deserto. Facile a dirsi ma, nella circostanza, anche a farsi: dieci biancorossi a canestro ne sono una dimostrazione, pure con la ciliegina sulla torta da parte di Matteo Parravicini, un ragazzino della panchina che ha fatto cento. Questa Openjobmetis sembra la reclame di un ideale gioco di squadra nella quale tutti sono protagonisti, come lo sono stati Larson, a segno anche dalla lunga distanza, e Vene, capace di addolcire la ruvidità della sua mole con conclusioni morbide. Varese s'è permessa pure il lusso di rinunciare all'acciaccato Wells, il che dimostra come la squadra, crescendo tutti in fiducia e convinzione, s ' avvalga di una lunga densità operativa, oggi persino superiore a quella di alcune avversarie che la precedono in classifica. Caja, brontolando e istruendo, è l'artefice di questi "capolavori di più maestri", abile com'è nell'esaltare la sua arte di plasmatore di cestisti che, se non eccelsi, lavorando duramente, sopportandolo e stando bene assieme, diventano tali in gruppo. Tempo fa, probabilmente, lo stesso tifoso nel mettere insieme una propria formazione-tipo di "fantabasket" avrebbe puntato su più elementi di altre squadre, mentre ora, in tema di rendimento, sceglierebbe diversi biancorossi. Possiamo definire questa OJM come "classe operaia che va in paradiso"? Sicuramente si se giudichiamo l'umiltà di Ferrerò e compagni di fronte a tanta nobiltà battuta e strapazzata. Resta da capire come si sentiranno intimamente, se da sfidanti o sfidati, in trasferte roventi o contro avversari battaglieri e, soprattutto, come risulteranno di conseguenza. Sembrano invece mancare come terra sotto ipiedi certe ambizioni, soprattutto se giudichiamo l'uscita di scena di Pelle, la cui presenza può dividere i tifosi nelle valutazioni ma che là sotto i cristalli, al di là del suo atteggiamento talvolta svogliato, resta una "cima tempestosa ", mentre non è cosi Delas come cambio di Cain, lineare come l'americano ma di discutibile valore. Ora, purtroppo, la lunga sosta interrompe l'incantesimo. Avrà: «Bellissimo far parte di questa Openjobmetis» i Polsoammaccato,WellsvolanegllUsa