Gianni Asti Le tre vite dell'Auxilium L'ex coach titolare del marchio: "Ho temuto che le cose finissero male Non bisogna pensare che la Coppa significhi poter vìncere lo scudetto" sempre, ma gradirei vedere in campo un po'più di tecnica e di condivisione DOMENICO LATAGLIATA Gianni Asti, settantuno anni, storico allenatore dell'Auxilium: con lui in panchina e (tra gli altri) Pino Brumatti in campo, la Torino del basket raggiunse la prima semifinale scudetto della sua storia, stagione 1981-82. Che basket era? «Molto meno atletico rispetto a quello odierno. Ma chi sapeva giocare davvero, come Brumatti, sarebbe ancora tra i migliori». Le piace la pallacanestro attuale? «Continua a piacermi, certo. Anche se gradirei vedere in campo un po' più di tecnica e di desiderio di condivisione, necessaria a tutti i livelli. Non a caso apprezzo vedere giocare le squadre allenate da Sacchetti, anche lui allenato da me ai tempi: lì appare evidente la voglia di trovare il compagno meglio piazzato». Pino Brumatti giocò a Torino sei stagioni, partendo dalla se- II basket mi piace rieA2: che tipo era? «Un gran giocatore e una grandissima persona, sempre disponibile. Un vincente nato. Impazziva per la Nutella ma, quando c'era da allenarsi, non mollava un centimetro. Tutti i sabati, tanto per dirne una, prima di uscire dalla palestra doveva segnare cinquanta tiri di fila in sospensione: senza quelli, non se ne sarebbe mai andato». Da primo allenatore giunto a sognare lo scudetto con Torino, che effetto le ha fatto la recente vittoria della Coppa Italia? «Ero a Firenze. E ho tifato, come tutti. È stata una vera impresa, del tutto inattesa. La squadra è stata brava a compattarsi nel momento più difficile della stagione, ritrovando una sua identità e mettendo da parte gli egoismi di ognuno. Basti pensare a Vujacic, che ha saputo rimanere al suo posto aspettando il momento per incidere nelle varie partite». Lei è ancora il proprietario del marchio Auxilium: come ha vissuto le burrascose vicende di gennaio? «Con un po' di preoccupazione, lo ammetto. Quando ho ceduto il marchio al presidente Forni (accordo di durata complessiva decennale, rinnovabile al termine di ogni stagione, ndr), mi ero augurato che potesse servire a compattare di nuovo l'ambiente cestistico cittadino. In mezzo al bailamme di un paio di mesi fa, ho anche temuto che le cose potessero finire male: fortunatamente poi ci si è rimessi sulla strada giusta». Adesso c'è chi sogna addirittura lo scudetto: che ne pensa? «La squadra ha talento. E nemmeno poco. Se saprà integrare al meglio gli ultimi arrivati e raggiungerà i playoff in buona posizione, potrà dare fastidio a tanti. Bisogna comunque sapere fare un passo alla volta, senza illudersi di poter vincere il campionato solo perché è arrivata la Coppa. Torino è passata in pochi anni dalla promozione a una salvezza quasi insperata, poi a un campionato tranquillo e adesso alla vittoria di un trofeo, il primo della sua storia: deve sapere godere di quello che ha, senza farsi prendere dall'angoscia nei momenti negativi». Il libro Pino Brumatti ultimo degli eroi L'ULTIMO DEI MIEI EROI ^m «L'ultimo dei miei eroi» è il libro di Lorenzo Dallari e Mario Za-ninelli che ripercorre la carriera di Giuseppe «Pino» Brumatti, bandiera prima di Milano e poi della Torino cesti-stica, dove ha disputato sei stagioni, dal 1977 al 1983 (3339 punti segnati). Brumatti (102 volte azzurro) è scomparso il 21 gennaio 2011. [d.lat.] La prima serie A Nel 1974 L'Auxilium Agnelli si fonde con la Libertas Asti. La squadra gioca al Ruffini in A2 e conquista la promozione Gianni Asti ai tempi della Berloni La semifinale scudetto Tra il 1981 e il 1987 la squadra, targata Berloni, raggiunge per quattro volte le semifinali scudetto. Nella foto, Pino Brumatti Il primo trofeo 14 marzo scorso, a Firenze, la squadra che sembrava in crisi si risolleva e conquista a sorpresa la Coppa Italia