Travis: brividi per il mio ritorno a Sassari Il più giovane dei cugini Diener domenica scende per la prima volta in campo al PalaSerradimigni come avversario di Andrea Sini » SASSARI Il cerchio rosso segnato mesi fa sul calendario dice "11 marzo 2018". La macchina del tempo scuote il ciuffo biondo e scalda il cuore del funambolo diFond du Lac. Domenica mattina, ore 12, il vortice spazio-temporale si allargherà a dismisura coinvolgendo i 4500 del PalaSerradimigni. Travis Diener torna a Sassari e non è un ritorno qualsiasi: 0 giocatore più amato di sempre, quello che ha messo la firma sulla prima Coppa Italia e che per 4 anni ha vissuto in perfetta simbiosi con la città, calcherà per la prima volta da avversario il parquet di piazzale Segni. Dalla parte della Vanoli Cremona ci saranno anche Meo Sacchetti e Drake Diener, altri due giganti della storia biancoblù. Ma per loro la "prima volta" c'è già stata. Back home. «Quando è stato pubblicato il calendario del campionato - racconta Travis Diener, 36 anni appena compiuti -speravo che questo appuntamento arrivasse il più tardi possibile. Un po' perché a inizio campionato non avevo ancora recuperato la condizione, un po' perché non sapevo come avrei reagito. Oggi posso dire che sono eccitato, nervoso, felice di tornare in un posto nel quale io e la mia famiglia abbiamo vissuto il periodo più felice della nostra vita. Un professionista va dove lo porta il basket, ma Sassari ». C'è anche che entrambe le squadre devono vincere, perché i 2 punti in palio sono pesanti. «Loro avranno più pressione perché giocano in casa e se vuoi andare ai playoff devi vincere sul tuo campo. Noi stiamo bene, abbiamo motivazioni e fiducia». Con Travis vivìamos mejor. Quattro anni con Travis, quattro anni senza di lui, e sembra passata una vita. Nel frattempo la Dinamo ha vinto lo scudetto, ha conquistato altre coppe e si è insediata stabilmente tra le grandi del basket italiano. L'atmosfera di quel periodo però sembra irripetibile. «Sono stati anni splendidi - conferma Tdl2 -. Eravamo affamati, in campo nessuno si risparmiava ma essenzialmente ci divertivamo da morire tra noi, sia in campo che fuori. Le componenti erano tante: la Dinamo veniva dalla A2 e ogni anno facevamo un passo in più. I playoff da matricola, le coppe europee, i playoff da protagonisti, la conquista della Coppa Italia. Trovare una chimica simile tra squadra, società e ambiente è veramente difficile. Ora magari alcune cose sono cambiate, ma è normale. Però Stefano Sar-dara sta facendo un lavoro incredibile e la Dinamo sarà competitiva ancora per tanti anni». Bottigliette volanti. «No - sorride Diener -, ora non tiro più le bottigliette a coach Sacchetti quando mi fa uscire dal campo. Quello era un Travis differente, più impulsivo. Se ci pensate, sono arrivato a Sassari dopo cinque anni in Nba, non dico che volessi fare la stella ma avevo un certo caratterino. Io e mia moglie eravamo sposini, ora abbiamo tre figli e responsabilità differenti. Perciò guardo tutto da una prospettiva diversa. Mettiamola così: per Meo è certamente più facile allenarmi oggi a Cremona che non aqueitempi...». I luoghi del cuore. «Di Sassari ci ha conquistato le gente, sin dal primo giorno. Il primo anno per me iniziò male, ero infortunato, giocavo male. Ma l'affetto delle persone che incontravo al palaz-zetto o a passeggio per il centro era già allora straordinario. Quando sono arrivato non sapevo cosa aspettarmi da questa esperienza, dopo la Nba volevo solo cercare di essere protagonista in Europa. Ho trovato molto altro. Sono stato fortunato». Un domani cosa racconterà ai suoi figli di quei quattro anni? «Tutte queste cose - ripete Travis -. Mia figlia Karinaha vissuto aSassarii primi anni della sua vita, Mila è nata là, tutti noi abbiamo assor- bito tanto da questa cultura così diversa da quella americana». L'addio e il ritorno. Nel 2014 l'annuncio shock: Travis Diener lascia il basket. «In quel momento sentivo che era la scelta giusta e forse lo era», dice. Poi 3 anni come tecnico a Marquette, la sua vecchia università, e l'estate scorsa l'altro annuncio shock: TD12 torna in campo. Perché? «Ho fatto una pazzia, perché in fondo sono un po' pazzo. C'era qualcosa che mi mancava, ed era la competizione: provare certe emozioni in campo, aiutare la squadra a vincere, sono cose che un allenatore non può vivere sino in fondo e i coach che sono stari giocatori lo sanno. Così mi sono rimesso in gioco ritrovando Meo e Drake a Cremona. Sapevo che sarebbe stata durissima e per almeno 6 settimane mi sono fatto tante domande. Ora sono in forma, so di non essere più quello di prima ma ho ancora un ruolo importante nella squadra, aiuto i giovani e soprattutto mi diverto. Non facciamo le coppe, si viaggia meno e ho più tempo per stare con la famiglia. Quando uno matura impara anche ad apprezzare meglio le piccole cose». Come tornare al palazzetto una domenica di marzo per giocare davanti ai "suoi" tifosi. Quattro anni dopo, Travis Diener scende di nuovo in campo a Sassari. La macchina del tempo è pronta a partire. «lo e mia moglie siamo d'accordo Quelli vissuti in Sardegna sono stati i 4 anni più belli della nostra vita» «Ho ripreso a giocare perché mi mancava la competizione. Tornare in forma è stata dura Ora sto bene e mi diverto» Travis Diener festeggia la storica vittoria della Coppa Italia 2014