La nuova vita di Belinelli "Rinato a Philadelphia E la Nba ora mi rispetta" L'azzurro alla nona squadra: "M cercavano in tanti, vuol dire che qualcosa ho fatto. Playoff, pronti a sfidare anche James" Dopo il Super Bowl trionfale degli Eagles c'è grande entusiasmo e il merito è anche nostro. La somiglianza con Stallone? Andrò alla statua di Rocky Al tour nordamericano di Marco Belinelli, con nove destinazioni in poco più di un decennio, mancava soltanto un trasferimento a stagione in corso. Una novità che si è rapidamente trasformata in un idillio che il bolognese - 32 anni fra due settimane - sta vivendo a Philadelphia. Dove è stato attirato dai messaggi delle giovani stelle Joel Embiid e Ben Simmons e dove è stato accolto come un discendente di Rocky Balboa, vista la somiglianza con Syl-vester Stallone. «Philadelphia era nel mio destino, presto andrò a vedere la statua di Rocky», sorride la guardia che ha conquistato la città dell'amore fraterno con gli 11,3 punti di media nelle prime dieci gare, respirando l'atmosfera della vittoria del Super Bowl con gli Eagles e delle ritrovate ambizioni dei Sixers. Qual è il bilancio del primo mese con Philadelphia? «Sono rinato: dopo aver lasciato San Antonio, nel 2015, non avevo più vissuto realtà ambiziose. Sono andato a colpo sicuro sui Sixers e fin qui, credetemi, l'unico neo è il fat- to di non aver avuto il tempo di visitare una città affascinante, una delle più ricche di storia e di musei, che paragonerei a Chicago e a New York. Anche per il clima: qui si attende altra neve...». Quante squadre l'avevano cercata dopo la separazione con gli Atlanta Hawks? «Avevo parlato anche con Portland, Toronto, Oklahoma City, New Orleans, San Antonio, Milwaukee. Sono andato nella realtà che mi aveva fatto promesse allettanti a livello di impiego e coinvolgimento. Il bello è che finora le promesse sono state confermate dai fatti». L'impressione è che il percorso di Philadelphia sia appena cominciato. «Sì, anche perché siamo circondati dall'alone di magia che si respira in città, grazie al trionfo degli Eagles nel Super Bowl. Ma è merito anche dei Sixers: dopo anni di sconfitte e di attesa, qui si è voltato pagina». E il duo Em-biid-Sim-mons sembra destinato a dominare nei prossimi anni. «Joel è un fenomeno, fa palleggio-arresto-tiro come una guardia: ho visto pochi lunghi con il suo talento offensivo e ve lo dice uno che ha giocato con Tim Duncan. Simmons è un playmaker di 2,08 dall'altruismo innato, giocare con lui è un bel vantaggio». È superfluo chiedere dove vorrebbe giocare in futuro. «Il mio contratto scadrà a fine giugno e in dieci anni di Nba ho imparato a ragionare giorno per giorno. Certo, Philadelphia è la mia priorità, io rimarrei volentieri, ma lo dico sottovoce: ogni volta che mi ritrovo a pensare "qui sto da Dio", finisco sempre per trasferirmi...». Nel corso delle consultazioni parecchi tecnici e Ali Star l'hanno contattata: sente di averconqui-stato il giusto credito? «Essere cercati da giocatori come Simmons e Embiid, o da Da-mian Lillard di Portland, fa un bell'effetto. Percepisco di aver acquisito rispetto, del resto in dieci anni ho vinto un titolo a San Antonio e la gara del tiro da tre all'Ali Star Game, ho giocato più di una gara-7 di playoff. Qualche cosa l'ho vista anch'io». I Sixers sono destinati ai playoff ad Est, qual è l'obiettivo? «Non dobbiamo avere paura di nessuno perché possiamo essere la sorpresa, abbiamo talento e anche esperienza. Le uniche squadre davvero imbattibili giocano a Ovest, e sono Houston e Golden State. A Est, Toronto e Boston sono un gradino sopra tutte, Cleveland compresa». In una serie contro i Cavs di Le-Bron James, Philadelphia partirebbe alla pari? «L'esperienza di Cleveland e il valore di James non si comprano. Ma i Cavs non mi sembrano da titolo e noi stiamo davvero bene anche se ci manca la prima scelta assoluta Markelle Fultz, una sorta di nuovo Derrick Rose». A proposito: Philadelphia sogna di ingaggiare James a fine stagione. «Se ne dicono tante, ora pensiamo ai playoff». In estate inseguirà il contratto più importante della sua carriera e la Nazionale non giocherà fasi finali. Al contrario, nel 2019 Beli- nelli difficilmente sarà free agent e l'Italia potrebbe essere ai Mondiali: ci sarà? «Il mio attaccamento all'azzurro è testimoniato dai fatti. Le nuove qualificazioni escludono i giocatori Nba, ma ho seguito le partite via Internet e la Nazionale mi ha impressionato. Il futuro? Vedremo, a me piacerebbe giocare un Mondiale o un'Olimpiade, la mia storia in azzurro non è finita». A giugno sarò libero ma da qui non mi muoverei più. Mi vedo ancora in Nazionale: Mondiali o Olimpiadi Marco Belinelli Unico giocatore italiano ad aver vinto il titolo Nba min di dollari IL SUO INGAGGIO 2017/18 La cifra (5,7 in euro) comprende l'accordo con Philadelphia. In undici stagioni Nba, Belinelli ha guadagnato oltre 37 milioni campionati OLTRE 110 PUNTI DI MEDIA Compreso quello in corso per Belinelli. Arrivò a segnarne 11,4nel2014,l'annoincui vinse il titolo a San Antonio Marco Belinelli, 32 anni fra due settimane, qioca da undici nella Nba: ha vinto il titolo 2013/14 con San Antonio