Per il Meo-day una targa ricordo e l'affetto dei tifosi Grandi applausi per il coach della Vanoli e della Nazionale «Spero che mi ricordino soprattutto come persona» di Roberto Sanna » SASSARI Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai. Il secondo ritorno di Meo Sacchetti questa volta è sulle note di una delle più belle canzoni di Francesco De Gregori, gli restituisce il piacere di passeggiare da protagonista su quel parquet che per tanti anni è stato il suo regno. Dopo il disgelo cominciato sotto traccia già negli scorsi mesi, il percorso è continuato con la stretta di mano a Stefano Sardara sabato nella redazione della Nuova Sardegna e si è concluso ieri prima della partita con la targa consegnata dal presidente biancoblù per ricordare i trionfi conquistati dal coach che ha portato la Dinamo dalla Legadue allo scudetto passando attraverso due Coppe Italia e una Supercoppa. Risultato giusto. Meo è il coach della Vanoli Cremona e della Nazionale, ha perso una partita che ha tolto molte chance in chiave playoff alla sua squadra, ma in sala stampa è molto a suo agio e dopo aver rimproverato i giornalisti di aver spazzolato anche i resti del buffet accetta il risultato: «Credo sempre che nel basket vince sempre la squadra più brava e oggi la Dinamo è stata più brava di noi. Ha avuto più energia nei momenti importanti, è stata una partita di "up and down", loro sono scappati all'inizio del secondo quarto e noi li abbiamo ripresi tra la fine del secondo e l'inizio del terzo quarto, siamo stati punto a punto per qualche minuto poi la Dinamo è andata via definitivamente. Bravi loro, non c'è molto altro da aggiungere». La festa. «Non avevo dubbi sull'accoglienza anche perché tornavo con Travis e Drake e tutti insieme a Sassari abbiamo vissuto anni bellissimi. Abbiamo vinto tanto e questo è rimasto e rimarrà, ma voglio soprattutto pensare che questo affetto nei nostri confronti fosse rivolto soprattutto alle persone più che ai giocatori. Spissu in nazionale? Marco è bravo, ha fatto progressi e lo conosco da anni, lo tengo d'occhio. Però dovete ancxe sapere che ogni volta che gioco una partita in trasferta ci sono sempre un paio di giocatori che dovrei convocare...». Meo il sardo. «Certo che ho tenuto la casa ad Alghero, purtroppo non sono potuto tornare avo-tare. Mi è dispiaciuto perché avrei votato un sardo, conosco alcune persone degne. I nomi però non ve li dico». E dopo la partita, a pranzo da Tony in quella che è stata la sua seconda casa (a volte anche la prima), insieme a Luciano e Pinuccio Mele, i dirigenti che lo hanno portato a Sassari, con la gente che si avvicinava al tavolo per salutarlo. Anche da avversario, sempre e per sempre troveremo Meo Sacchetti da questa stessa parte. Coach Sacchetti fuma un sigaro fuori dal palazzetto prima della partita