Ritorno ateiTa$? Contro Venezia la peggior Fiat Galbiati: "Cambiare registro, tutti" Domenico Latagliata Non vedeva l'ora di vendicarsi, l'Umana Venezia. Campione d'Italia e capolista non a caso. Battuta però due volte su due, prima di ieri, dalla Fiat: in casa propria, nel girone di andata, e nei quarti di finale di Coppa Italia permettendo così a Torino di involarsi verso la vittoria del trofeo. Risultato: sei uomini in doppia cifra, match sempre controllato per non dire dominato, al punto che P82-90 finale non rispecchia l'andamento della gara. «Venezia ha giocato una partita da playoff e avrebbe meritato di vincere con un divario ben più ampio», il commento sconsolato del coach torinese Galbiati. Arrabbiato, per non dire peggio. Perché perdere si può, certo. Ma non così: «Molti dei miei giocatori hanno disputato una partita all'acqua di rose. Se subiamo 90 punti perché c'è chi non commette falli per rimanere più tempo in campo, non può andare bene. Loro hanno disputato una signora partita, difendendo e picchiando nel senso migliore del termine: meritano di stare lassù. Dei nostri salvo Garrett e Mbakwe, con tutti gli errori del caso». Deluso a dir poco, insomma. E desideroso di lasciarsi alle spalle una volta per tutte la Coppa Italia: «Era giusto festeggiarla, ovviamente. Adesso però bisogna pensare a lavorare e basta». Anche perché i playoff restano tutti da conquistare, come già si sapeva. E, con due trasferte di fila (a Cremona e Cantù), urge riattaccare la spina appena possibile: «Fatti i complimenti a Venezia, ci abbiamo messo del nostro per non essere mai in partita. Vander Blue insufficiente? Qualche responsabilità probabilmente ce l'abbiamo anche noi, di sicuro non ha ancora capito che tipo di basket si gioca da queste parti: difensivamente, comunque, è stato drammatico». Non il solo, però: «Boungou Colo nel primo tempo pareva giocasse un altro sport. Sarà meglio cambiare registro in fretta». Fine della luna di miele. Dopo cinque vittorie di fila tra campionato e Coppa Italia, il risveglio è stato durissimo. Perché la Reyer non ha regalato nulla ed è apparsa quasi di un altro pianeta, avanti di 7 (19-26) alla fine del primo quarto (con Torino a dir poco svagata, al punto da commettere il primo fallo dopo quattro minuti abbondanti) e addirittura scappata a più 20 (21-41) nel corso del secondo. Difficile a quel punto immaginare una rimonta. Che infatti non c'è stata. Un po' di energia l'hanno messa sempre i soliti: Washington, Mbakwe, qualche sprazzo di Poeta e un Garrett che strada facendo ha ritrovato almeno la via del canestro. Tutti gli altri, fuori partita e con lin- guaggio del corpo rivedibile. L'Umana ha così banchettato in ogni zona del campo, finendo con sei uomini in doppia cifra e trascorrendo un tranquillo pomeriggio da capo classifica in un palazzetto che ha comunque applaudito fino in fondo i propri beniamini. Segno di maturità, certo: non sufficiente però per addolcire la pillola a Galbiati. Il quale, toltosi la giacca nel corso del match, avrebbe voluto cambiare quasi tutti gli interpreti della partita più brutta della sua gestione: prevedibile una strigliata, alla ripresa degli allenamenti. e BYNC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI Chi sale chi scende t Vivace Mbakwe -l Affannato Boungou Colo