FISCHI INGIUSTI, MEMORIA CORTA Memoria corta e vittorie lunghe, ieri al Pa-laSerradimigni di Sassari, e note stonate subito prima dell'inno nazionale: i fischi preventivi al coach della Dinamo Federico Pasquini, ben mirati come una freccia scoccata dritta al cuore della partita più attesa dell'anno, peri suoi contenuti emotivi. Fischi scagliati dal settore C, quello di una parte della tifoseria organizzata. Quello che appena pochi secondi prima aveva osannato insieme a tutto il resto delpalazzetto dello sport- in ordine di apparizione - Darius Johnson Odom, Drake Diener, Travis DienereMeo Sacchetti, ex tecnico del mitico triplete sassarese ora alla guida di Cremona e della Nazionale. Vittorie lunghe, quelle legate a questi nomi illustri, e memoria corta da parte di quella tifoseria, comunque minoritaria, che dopo aver scandito uno ad uno i nomi dei suoi beniamini ha fischiato il condottiero del gruppo, e quindi la società che lo ha voluto lì e che lo difende, e quindi l'intera squadra che nel momento della crisi a un terzo di stagione -quando Pasquini si era detto disposto a farsi da parte -, si era schierata con lui rincuorandolo a suon di vittorie. Fischi legittimi, certo, perché chi paga il biglietto ha sempre il diritto di esprimersi e di contestare. Ma i fischi sono arrivati prima della partita, prima del risultato. A prescindere. Prima che Pasquini duellasse alla grande con il suo "mae- stro", costringendolo spesso a rincorrerlo tatticamente. E questo sia detto senza rischiare di incorrere nel reato di lesa Meostà. A fischiare, poi, sono stati magari gli stessi che due stagioni fa avevano subissato di buuuh lo stesso Meo Sacchetti che ieri invece hanno applaudito grati, lo stesso che avevano contestato dopo la sconfitta con Bologna prima dell'arrivo di Galvani. E lo avevano fischiato a chiare lettere anche in Legadue il giorno della sconfitta con il Latina ultimo in classifica, l'anno della storica promozione in serie A. Memoria corta, in certi angoli del PalaSerradimigni di Sassari. Per fortuna restano le vittorie a ricordarcelo, insieme all'eco degli applausi. Mario Carta