VUELLE DOPO LA SALVEZZA IL PRESIDENTE SENZA PIÙ' FORZE: «E LA QUINTA STAGIONE CHE CI SALVIAMO IN EXTREMIS. IL MIRACOLO? VINCERE A MILANO E TENERE IN VITA QUESTA SOCIETÀ» «Merito del gruppo e della serietà» Il presidente «Abbiamo faticato e sofferto, ma non siamo stati spazzati via dalla tempesta» LEADER Ario Costa lo definisce un «risultato della città» Luigi Luminati ¦ Pesaro ARIO COSTA è ancora in Sardegna quando risponde al telefono. Complimenti. «E' stata molto dura, ma nella notte dopo la salvezza sono arrivati tanti messaggi». E' ancora provato come appariva in televisione? «E' stata dura, una stagione molto complicata. Per fortuna finita bene». All'ultima giornata. «Era nelle cose che immaginavo. D'altra parte ci siamo abituati». Un mirarolo? «Il miracolo è stata la vittoria di Milano. Nessuno ci credeva, ma noi abbiamo sempre creduto che il lavoro alla fine paga, al di là degli errori commessi». E' il quinto anno che la Vuelle si salva all'ultima giornata o al massimo alla penultima. Perché? «Per la serierà e la compatezza del gruppo. Se sono 5 anni che questo avviene dipende anche dalla mentalità del gruppo. Con le bufere che abbiamo attraversato solo grazie a questa compattezza non siamo spazzati via». Il momento più difficile? «L'esonero dell'allenatore è un momento sempre difficile. Anche quest'anno abbiamo dovuto farlo per il club e la squadra. Non è mai tutta colpa dei tecnici. Nel concreto però il momento più diffìcile è stato ad inizio d'anno, quando l'americano Irwin se n'è andato senza un perché». Lasciandovi in braghe di tela. «Per una società in cui il budget è un diktat, la ricerca affannosa di un sostituto ci ha portato a disperdere energie e qualità». E' stato un anno difficile anche per il rapporto col pubblico. «Il tifoso ragiona da tifoso e qualche volta esagera. Sono tanti anni oramai che vivo a Pesaro. E credo che sia uno dei migliori pubblici d'Italia. A volte la tifoseria esagera con critiche che la società non merita, ma alla fine la serietà e la passione hanno prevalso anche quest'anno. Capisco che uno segue una squadra per vincere e avere soddisfazioni. E in questi cinque anni abbiamo vinto poco. Però...». Però? «Bisogna capire e comprendere il momento. Mi è dispiaciuto che si sia criticato in una certa maniera una società che sta facendo il massimo e che ha il 60% dei suoi sponsor e sostenitori che vengono da fuori Pesaro. Devo dire grazie a Luciano Amadori per tutto quello che ha fatto con il consorzio». E adesso? «Non ho ancora pensato al futuro. Ci prendiamo un po' di respiro tutti. Dal magazziniere al presidente. Parleremo con calma del futuro». Non sarà facile dopo cinque fare il sesto miracolo. «Credo che il nostro sia un miracolo assoluto per un campionato professionistico italiano. Abbiamo salvato una società, un'attività giovanile che ogni anno fa grandi Onestà e correttezza «Per me sono fondamentali e non da oggi. Forse è per questo che tanti si sono complimentati» risultati. Il tutto con un nostro modo di esistere. Sono le tante parti di un miracolo, che, peraltro, è stato fatto anche e soprattutto dalla città» Il modo di esistere? «Per me è scontato fare tutto in modo corretto ed onestro. Senza scorciatoie e furbizie. Sarà anche per questo che siamo considerati positivamente. E che nella notte ci hanno fatto tanti complimenti da tutta Italia e anche fuori». Quindi? «Non mi faccia parlare del futuro. Mi faccia dire che noi ci abbiamo messo fatica, tempo passione, lacrime». L'onestà è tornata di moda? «Per me non è una moda. Credo nell'onestà, nella correttezza e nella giustizia da sempre». © RIPRODUZIONE RISERVATA Il verde e il rosso dei conti societari è la vera partita LECITO fare debiti? Se uno ha un progetto che può far aumentare gli incassi ed anche attrarre sponsor, perché no. Perché tutto il resto rientra nel mondo delle chiacchiere. Lo spartiacque di queste ultime stagioni di sofferenze e contrassegnate da salvezze sempre in zona Cesarmi, è proprio questo problema. La paura di andare in rosso nei conti. Quindi fuori tutti per ricominciare ex novo. Prendere ragazzini che escono dal College, che non costano nulla o quasi. E farli giocare sperando in Dio. Tutti viaggi sull'orlo del baratro sperando di non cadere lasciandoci la pelle. Poi, squadre molto deboli o comunque inesperte, non permettono nemmeno di mandare in campo i giovani italiani per fargli fare le ossa o un minimo di esperienza. Il problema dell'indebitamento è poi un discorso a pera perché nel corso del campionato, per un problema o per un altro, alla fine tocca sempre mettere mano al portafogli per rimediare a situazioni non preventivate. Questa è la vera partita da giocare. m.g.