Un addio pieno di emozioni e lacrime Il saluto di Della Valle In una notte la guardia ha rivissuto 4 anni scrivendo anche una lettera alla città ALLA fine non è riuscito a trattenersi, ma è stato meglio così per tutti. In quel modo, con quelle lacrime, infatti, ha dimostrato una volta di più di amare questa città e la sua gente, di essere un campione umano vicino all'anima intrinseca di Reggio proprio come quando arrivò, studente americano che si affacciava timido all'ombra di San Prospero. Amedeo Della Valle si stava riscaldando prima del derby quando, all'improvviso, sul mare rosso della curva Arsàn è apparsa a sorpresa una gigantografia della sua maglia numero otto e gli striscioni «Grazie Amedeo» e «Questa maglia hai onorato, dagli Arsàn sarai sempre amato». ADV non ce l'ha fatta e ha raggiunto di corsa la curva, dove si è stretto in un commovente abbraccio con il capo ultra Cristian Bra-ghiroli mentre tutto il palazzo si alzava in piedi ad applaudirlo. In lacrime, Della Valle si è seduto sul cubo dei cambi (foto a fianco pubblicata da Amedeo su Insta-gram), quasi a catturare il momento con lo sguardo e a ripensare ai quattro anni spesi con la maglia biancorossa. Le flessioni, la faccia cattiva, i trofei vinti e quelli sfiorati, le grandi cavalcate.... E in quel momento, seduto in parterre, anche Carlo Della Valle non è riuscito a trattenere le emozioni di fronte al tributo riservato al figlio.. Durante la stading ovation finale, poi, l'intero PalaBigi, dalla tribuna stampa al servizio d'ordine, si è alzato in piedi per omaggiare l'ex Ohio State, che, dopo un giro di campo, ha preso in mano il megafono in curva, intonando il suo ultimo «To- talmente Dipendente» in maglia reggiana circondato da ultra e compagni festanti, fra abbracci e lacrime di tanti tifosi commossi. Sembrava la conclusione perfetta per un Amedeo sorridente, ma nei sotterranei del PalaBigi, di fronte a chi gli chiedeva cosa si porterà dentro di Reggio, il realizzare la fine di un'epoca della sua vita ha tradito il suo volto. «Per me i valori della gente di Reggio, e non parlo di basket, sono impareggiabili, senza prezzo. Spero di aver dato alle persone un cinquantesimo di quello che loro hanno dato a me» è riuscito a proferire, prima di defilarsi emozionato. Con le lacrime a rigare un viso di un ragazzino ricciolo che a Reggio ha trovato la sua America, crescendo insieme al club. La fine di una storia d'amore fra un giocatore e la città sul campo, che, però fuori dal parquet, giudicando dall'affetto dei tifosi in via Guasco e dalle centinaia di messaggi sui social, non avvertirà mai il fischio di quell'ultima sirena. Andrea Russo 5 RIPRODUZIONE RISERVATA