L'OPINIONE Sognare si può restando se stessi di GIANCARLO PIGIONATTI Da squadretta, invocando un po'tutti la salvezza come obiettivo, sino a diventare una grande squadra nel vero senso del termine: dimezzo v'è un girone di differenza. Tra andata, mediocre e ritorno scintillante non può che strabiliare una crescita mostruosa attraverso due volti opposti di un'Openjobmetis, capace di piazzare una riscossa portentosa, se non paranormale. Solo Venezia, per dirne una, ha retto, nelle ultime quindici giornate, alla marcia trionfale di Caja. Nessuna "primadonna" né asso preteso ma tutti al servizio del collettivo, pur nelle diverse potenzialità di valore, eccellendo, con maggior naturalezza, gli elementi più spiccatamente dotati. Nessuno stupore, almeno dopo i primi risultati sensazionali, semmai può sorprendere la caduta a Torino di fronte a una formazione un po' bislacca, reduce da nove sconfitte consecutive e senza domani, dovendo concedere a Ferrerò e compagni una "pausa-merenda" per rifiatare fisiologicamente e mentalmente di fronte a un sesto posto pressoché scontato, quindi a una formalità da sbrigare avendo ben altro cui pensare. Mettiamola così pur avendo a che fare con atleti abituati soltanto a vincere. Indiscutibile e assoluto è il riconoscimento per Caja quale miglior allenatore dell'anno. Quando bevi l'acqua, non dimenticare chi ha scavato il pozzo, recita un proverbio cinese che s'attaalia al tecnico pavese la cui opera è stata possibile grazie all'azione continua e caparbia dei suoi giocatori i quali, va detto, hanno creduto, tra "pizzicotti" e "catechismi", nella sua severa dottrina del lavoro e in un sistema di gioco che ha appagato la loro fame di gloria, alla ricerca com'erano di un'affermazione personale restando in un unico nel guscio contro il quale hanno sbattuto formazioni molto più considerate. Difesa che toglie il respiro e attacco dinamico e indiavolato: chiamalo, se vuoi, "casino organizzato". Ora la deliziosa Openjobmetis è attesa da verità ben più impegnative come lo sono le sfide con Brescia, dotata di forti individualità che sanno far gruppo ma che, in alcune occasioni, sono parse smarrirsi, basti ricordare la "mazzuolata" subita a Masnago dove chi fosse entrato, all'intervallo, avrebbe stentato a credere a quel 63-39 sul tabellone luminoso. Si ricomincia: la Leonessa può sbranare ma anche finire in gabbia, gode del fattore campo che, tuttavia, potrebbe pesarle nella prima sfida pervia della pressione, mentre TO-penjobmetis ha dalla sua parte l'ideale condizione di terribile sfidante. Iltifobiancorosso, colmo di fiducia in questa squadra, capace di far riappropriare Varese del suo prestigio storico, da anni perduto, riversandosi entusiasticamente al suo seguito, le chiede, semplicemente, di essere se stessa.