BASKET IL PERSONAGGIO L'EUROLEGA SCEGLIE LA SUA REGINA VENERDÌ E DOMENICA A BELGRADO SI GIOCA LA FINAL FOUR CON IL FENERBAHCE GUIDATO DA MELLI E DATOME CHE SARÀ PROTAGONISTA INSIEME A CSKA, REAL MADRID E ZALGIRIS REGC Un giovanissimo Melli in maglia Trenkwalder L'ITALIA Nicolò in azzurro: è un leader della nazionale BAMBEI : Nick in Germania: è stato Tanno della svolta Melli alla conquista dell'Europa «Avevo scelto il Fenerbahce per vincere tutto e il traguardo è vicino ma il bello deve venire» DECOLLO Nicolò Melli con la maglia del Fenerbahce: nelle ultime tre stagioni il giocatore reggiano è cresciuto costantemente ed ora può conquistare il successo in Eurolega Angelo Costa mensione di cestista, allo scadere bilancio: due titoli tedeschi col ---------------------------------------- dei primi tre anni fuori dall'Italia Bamberg dopo quello conquista- EMIGRATO per scoprire la sua di- Nicolò Melli conteggia già un bel to a Milano e adesso la Final four di Eurolega, che giocherà col Fenerbahce Istanbul a Belgrado da venerdì, a si spera, domenica. Forse non una sorpresa per uno che nella passata stagione è stato inserito nei primi due quintetti del torneo continentale e votato giocatore del mese in un paio di occasioni, sicuramente la conferma di una crescita costante: un atleta si misura con i risultati e non con i complimenti, filosofia che il lungo reggiano, oggi 27 anni, ha fatto sua fin da quando era nelle giovanili della Pallacanestro Reggiana. Nicolò, come si vive una Final four? «Come un bel traguardo, anche se provvisorio: il bello deve ancora venire». In che senso? «Sono due giorni, quelli della Final four, in cui può succedere di tutto. Per un club è importante arrivarci con costanza: il Fenerbahce è alla quarta Final four consecutiva. Poi, è chiaro, quando sei lì vuoi vincere». Cosa la soddisfa? «Esser venuto qui per giocarmi al meglio le possibilità di vincere l'Eurolega ed esserci arrivato». Ha lasciato l'Italia per andare alla scoperta di se stesso: a che punto è? «Sinceramente non lo so, anche se mi accorgo che ogni anno aggiungo qualcosa al mio bagaglio di giocatore. E questo mi piace molto». Da cosa lo capisce? «Non sono venuto al Fenerbahce per avere gli stessi tiri che avevo al Bamberg, ma per crescere: vedo che ho aggiunto esperienza, al- Una riflessione da fare «La serie A ormai è un torneo autoreferenziale. Gli italiani non devono giocare per forza» tre letture di gioco. E' quel che intendevo quando parlavo di inve- stire su me stesso». Com'è coach Obradovic visto da dentro? «Molto stimolante. Ha una visione molto semplice del basket, pochi ricami e molta precisione sugli elementi base: il suo è un gioco essenziale». Anche questo migliora i giocatori. «Sicuro. Lo vedo quando ti corregge dopo una partita: difficile che abbia torto. Non lo dico per piaggeria: prima di me, l'hanno detto tutti quelli che lo hanno avuto». Cosa la colpisce di lui? «E' coerente: lui vuole vincere, perdere bene non esiste. Non fa niente per caso: anche questo è un cambio di mentalità». Ha anche lei l'impressione che in Eurolega la qualità del gioco sia migliore della stessa Nba? «Sono due mondi diversi, ho capito che non puoi paragonarli: sbagliato pensare di affrontare all'europea la Nba e viceversa». Pentito di non aver ascoltato le sirene americane? Luci e ombre Grissin Bon «La semifinale di Eurocup è positiva ma la società doveva credere di più in Mussini» «Mai. Anzi, contento: non per quello che non avrei trovato là, ma per ciò che ho trovato qui». Qui significa Istanbul: com'è viverci per un reggiano? «Mi piace. Quando ci sono venuto le prime volte, ai tempi di Milano, non mi dava grandi vibrazioni. Abitarci mi ha fatto scoprire un gran mondo, una realtà culturalmente diversa da tutto, Europa compresa. Non ho molto tempo, ma quando mi capita giro la città: al Gran Bazar mi fermo a guardare di tutto, persino i pigiami pregiati». In meno di un anno Melli è già diventato un idolo. «Alt: il titolo di idolo va lasciato all'unico che qui lo è davvero, Gigi Datome. A me basterebbe essere un giocatore importante». Crede di esserlo? «Non sta a me dirlo». Nicolò, ha seguito la stagione di Reggio? «Sì, specialmente la cavalcata in Eurocup: arrivare in semifinale è stato un risultato molto buono, specialmente per come era iniziata la stagione». Per riuscirci, è stata rifatta la squadra... «Mi spiace che il progetto iniziale non sia stato seguito alla lettera. In particolare, mi spiace per Federico Mussini, che aveva voglia di mettersi in gioco e non ha avuto la possibilità di mostrare le sue qualità: non è certo un punto a favore di un club che alla fine non ha fatto i playoff». La nota positiva, invece? «Mi è piaciuta la crescita di Candì, un bel segnale». A non lievitare è il campionato italiano, non trova? «L'ho seguito su Eurosport e ho avuto l'impressione di un torneo autoreferenziale, dove manca una linea precisa: non mi piace la parola progetto, qui sembra difficile seguire un programma. E non sono di quelli convinti che gli italiani debbano giocare per forza...». Dopo la Final four? «C'è un campionato, ovviamente da vincere. Poi vacanze». Passando da Reggio? «Naturalmente: ho qualche buon ristorante da visitare e qualche bel giro in bici da fare sulle nostre colline». Comunque vada, l'aspetta ancora un futuro a Istanbul: la Nba può attendere? «L'America deve essere un'esperienza bella, conseguente a quelle che sono state le mie scelte fino a oggi. E che abbia un senso». © RIPRODUZIONE RISERVATA