wafotopunastor\* E Piazza Maggiore diventa il Palazzo della Virtus Il U giugno 2007 la V nera si allena sul Crescentone Finale scudetto: sedici dipendenti del gruppo Sabatini al lavoro dall'alba Accorrono 2mila tifosi LA CHIESA di Santa Lucia negli anni Quaranta, poi la Sala Borsa, il PalaDozza e Casalecchio. La tradizione dei canestri, all'ombra delle Due è forte e radicata. Un allenamento in Piazza Maggiore, ai piedi della facciata di San Petronio e a cospetto di Palazzo d'Accursio non s'era mai visto. Quel 14 giugno 2007, in piena bagarre scudetto tra Siena (poi tricolore) e bianconeri si consuma quello che passa alla storia come Virtus Happy Final. Alessandro Gallo ¦ Bologna «PAZZA IDEA», avrebbe cantato Patty Pravo. Il fatto è che la Virtus Bologna, nel corso della sua lunga stona, ha avuto un patron-proprietario capace di trasformare i sogni e le intuizioni in realtà. Salendo sulla classica Delorean di Marty McFly (ricordate la pellicola «Ritorno al futuro» con Michael J. Fox?), torniamo al 14 giugno 2007. E' un giovedì pomeriggio, Bologna è illuminata dal sole. Ma in Piazza Maggiore, sul Crescento-ne, va in scena qualcosa di inedito. Viene montato un parquet bianco, con una gigantesca V nera al centro, che ospita un allenamento a porte aperte della Virtus. E' un'idea di Claudio Sabatini che il patron matura durante una visita al nostro giornale, chiacchierando con Franco Caniato, responsabile delle pagine sportive de il Resto del Carlino. La Virtus più incerottata di sempre - fuori per infortunio Lang e Michelori - elimina Milano dalla corsa scudetto e, sei anni dopo l'ultima finale, si ritrova in campo a giocarsi quel pezzetto di stoffa tricolore contro Siena. IL CAPITANO di quella squadra è Fabio Di Bella, lo stratega è il macedone Zare Markovski. Ma il sognatore, appunto, è Sabatini che decide di organizzare un allenamento, il giorno prima di gara-due, in piazza, per dar modo ai tifosi di incontrare i propri beniamini. Per far uscire il mondo dei canestri dal chiuso dei palazzetti e incontrare la gente, forgiare nuovi ti- tosi e nuovi appassionati. Sembra una boutade, quasi una provocazione. E invece quel giovedì 14 giugno, fin dalle prime ore del mattino, sedici dipendenti del Gruppo Sabatini (ovviamente con tutti i permessi e le autorizzazioni del caso fomite dall'amministrazione comunale retta da Sergio Cofferati) cominciano a montare e assemblare. IL CRESCENTONE sparisce sotto un parquet bianco e lucido (in piazza c'era stata anche un'edizione del torneo Battilani, più di vent'an- Lo stupore di Best, Michelori arriva con le stampelle Grant sembra un divo Non manca la goliardia ni prima, ma un conto è un semplice torneo, un altro, invece, la vigilia di una finale scudetto) e, in piazza, trovano spazio due canestri. La squadra arriva in Piazza Maggiore in pullman, accolta anche da uno striscione goliardico della Fossa dei Leoni. «Benvenuti a Bologna», recita lo striscione posto tra via Indipendenza e via Ugo Bassi, nell'eterna lotta tra chi sia legato alla città e chi alla provincia (e in quel momento la Virtus gioca a Ca-salecchio e la ripartenza, nel 2003, è legata a Castel Maggiore, dopo la revoca dell'affiliazione al campionato). TRAVIS BEST, che pure ha un passato nella Nba e avrebbe tante storie da raccontare, è incredulo. Lui, che ha giocato tante Summer Lea-gue, dice: «Ma questa è una cosa completamente diversa e una cornice pazzesca». E' una sorta di richiamo alle armi (virtuale) dell'orgoglio virtussino. Rispondono, tra i primi, gli scomparsi Gigi Rapini (l'uomo dei cinque scudetti, il primo vero pivot bianconero, che aveva appreso i movimenti del gancio a Nizza, durante un torneo, e si allenava guardandosi allo specchio per perfezionare la tecnica) e l'avvocato Porelli, il papà della Virtus. Ci sono anche Gigi Serafini e Renato Albonico. Ci sono più di duemila persone che davanti a loro hanno la facciata di San Petronio ma, sotto i piedi, l'emozione di un parquet bianco. Ovazioni per Andrea Michelori, che arriva con le stampelle, impossibilitato a disputare una finale che giustamente sente sua. Applausi per Tyrone Grant che, nascosto dietro un paio di occhiali scuri, sembra il personaggio uscito da una fiction girata a Hollywood. Benvenuti a Bologna, recitava lo striscione della Fossa dei Leoni. Benvenuti nella Città dei Canestri verrebbe da dire, perché Bologna e la sua passione per la pallacanestro restano qualcosa di assolutamente unico nel panorama italiano. © RIPRODUZIONE RISERVATA 2007 Belinelli è prima scelta Nba. Stoner e la Ducati mondiali Bologna CHE STAGIONE quel 2007. Anche perché il 29 giugno, negli Stati Uniti, Marco Belinelli, il cinno di San Giovanni in Persiceto, entra ufficialmente nella storia della Città dei Canestri. Marco, cresciuto nella Virtus e poi passato alla Fortitudo, si dichiara per il draft Nba. E, con il numero 18, viene scelto dai Golden State Warriors di Don Nelson. Un mese prima, altro momento importante per lo sport delle Due Torri: il Bologna United di Beppe Tedesco il 5 maggio batte in rimonta il Conversano, 31-30 e conquista la prima finale del campionato di pallamano (che giocherà contro il Casarano). Il 23 settem- CANESTRI Palloni, rimbalzi e pure schiacciate: la piazza si trasforma (Schicchi) bre, a Motegi, Loris Capirossi vince in sella alla Ducati. Ma più della vittoria di Capirex conta il sesto posto di Casey Stoner, perché in questo modo l'australiano e la casa di Borgo Panigale diventano campioni del mondo. Dal 29 giugno all'8 luglio, nel frattempo, Bologna è la capitale della danza sportiva ospitando le finali tricolori. Lasciando da parte il mondo sportivo il 6 maggio viene inaugurato il Mambo. Mentre il 15 marzo, Giorgio Napolitano conclude la visita in città che aveva iniziato il 21 febbraio, ma era stato costretto a rientrare precipitosamente a Roma per la crisi di governo. © RIPRODUZIONE RISERVATA