Cantù, resta tabù il poker di vittorie Basket serie A. Risale addirittura a sei stagioni fa l'ultima striscia di quattro successi consecutivi in campionato Brindisi ha aggredito sul perimetro e la Red October ha realizzato soltanto 59 punti: da due anni non faceva peggio La positiva prestazione di Davon Jefferson non è bastata a salvare Cantù nella recente trasferta brindisina FABIO CAVAGNA CANTÙ Ormai da sei anni la Pallacanestro Cantù non riesce a raccogliere quattro vittorie consecutive in campionato. Correva infatti la stagione 2012-13 quando per l'ultima volta una squadra battente bandiera biancoblù metteva assieme un poker di successi filati in regular season. Per la verità, furono addirittura cinque le affermazioni l'una di seguito all'altra che l'allora Le-novo condotta in panchina da Andrea Trincine ri fece registrare tra la decima e l'ultima giornata d'andata di regular season. Era quella la formazione che si spinse sino a un passo dalla finale scudetto, venendo eliminata4-3 da Roma in semifinale. Il bavaglio Dopodiché, più nulla. La striscia positiva oltre le tre partite non si è mai spinta. E ci si è provato sette volte. Inben quattro occasioni nel 2013-14 con l'Acqua Vi-tasnella di Pino Sacripanti; in una sola circostanza l'anno seguente con lo stesso coach e il medesimo sponsor; mai nell'annata 2015-16 (la prima dell'era Gerasimenko), quella contraddistinta dall'avvicendarsi di tre head coach (Corbani, Brienza, Bazarevich); una volta soltanto nel 2016-17 (anche in questo caso tre gli allenatori che si sono susseguiti, ovvero Kurtinaitis, Bolshakov e Recalcati; proprio con quest'ultimo si registrò "l'impresa"); infine, anche la scorsa stagione l'un-due-tre si manifestò in una sola occasione, a cavallo tra la fine dell'andata e l'inizio del ritorno. Insomma, come si può evincere, il passaggio dalle tre alle quattro vittorie una via l'altra si è rivelato alquanto problematico da diversi anni a questa parte. E dire che alla vigilia della partita di Brindisi, l'ottimismo sembrava regnare sovrano in casa canturina circa il conseguimento del traguardo poiché la Red October era data parecchio in palla e perché l'avversaria - pur dovendo essere affrontata all'interno della sua tana - non destava allarme particolare. Ciò che invece è accaduto domenica al PalaPentassuglia è andato in direzione diametralmente oppo- sta rispetto alle attese e alle previsioni. Con l'Happy Casa molto abile a mettere sotto scacco tatticamente gli avversari. Impedendo loro di correre sin da subito e aggredendo con particolare incisività gli esterni brianzoli. Questa accentuata pressione sui perimetrali ha mandato presto in tilt Gaines e Mitchell ai quali non sono state concesse le loro abituali giocate individuali. Quel mezzo metro Soltanto nel momento in cui - il riferimento è aunfrangente del secondo quarto - Brindisi ha allentato la presa concedendo anche soltanto mezzo metro in più per correre ecco che Cantù ha potuto giocare com'è abituata prendendosi tiri che soltanto la squadra di Pashutin è capace, appunto, di prendersi. Ma la libera uscita è durata pochissimo e il match è presto rientrato nei canoni che sin lì l'avevano contraddistinto. E non è dunque un caso che il secondo attacco più prolifico della serie A - queste le credenziali con le quali la Red October era sbarcata in Puglia - abbia fatto cilecca: 59 punti realizzati sono veramente pochi e occorre risalire al 30 ottobre del 2016 (quindi a un paio di anni fa) per imbattersi in una Cantù ancor più stitica: segnatamente, a quella vergognosamente travolta a Capo d'Orlando per 96-53. In quello stesso campionato, qualche giornata prima, un'altra vol- ta i biancoblù non toccarono quota 60 punti realizzati rimediando la sconfitta 76-56 in trasferta contro Brescia. IL'ultima a totalizzare quattro affennazioni la Lenovo 2012-13 di coach Trinchieri I Mai l'anno scorso sotto i 60 punti segnati Due volte la stagione precedente