L'ex allenatore di Serie A aveva colto i migliori risultati alla guida di Chimamartini, Grimaldi e Berloni Torino, Cantù e la meglio gioventù La pallacanestro dice addio al maestro Asti PERSONAGGIO GIORGIO VIBERTI TrìDTMr» Ci ha lasciato un altro grande personaggio del basket torinese e nazionale. Gianni Asti, 71 anni, ex allenatore anche in Serie A, con Torino e Cantù, si è spento ieri mattina all'ospedale Molinette, dove era ricoverato da qualche giorno. In passato aveva già avuto seri problemi di salute e subito tra l'altro un delicato trapianto di fegato, dal quale però si era ripreso bene, ricominciando la sua appassionata attività di tecnico. Discreto giocatore da giovane, anche per la statura e il fisico imponente, fu però da allenatore che raggiunse i migliori risultati, già a partire dalla fine degli Anni 60 nel vivaio dell'Oratorio salesiano Agnelli di via Paolo Sarpi a Torino. Quella era praticamente la sua seconda casa e non di rado lo si vedeva sbucare a sorpresa e un po' assonnato dal ripostiglio della palestra dell'oratorio, dove ogni tanto schiacciava un pisolino a cavallo del pranzo per ricaricare le batterie in una delle sue solite giornate quasi interamente dedicate a crescere e plasmare i giovani cestisti. Era così, Gianni Asti, innamorato della pallacanestro, sì proprio quella che allora a Torino era ancora "pallacanestro" e che anche grazie a lui sarebbe poi diventata il grande basket. Uno straordinario allenatore, ma prima ancora un maestro di vita, un insegnante di sport, un educatore, un esempio per generazioni e generazioni di ragazzi che da lui hanno appreso le leggi della vita prima ancora delle regole dello sport. Dalle squadre giovanili, poi, lentamente fece tutto il cursus honorum verso il vertice del basket nazionale, arrivando alla Serie A2 alla fine degli Anni 70, alla guida del- l'allora Chinamartini Torino dove giocavano tra gli altri l'americano Grochowalski e il compianto pivot Vendemini. Quattro anni dopo arrivò la sua prima panchina in Serie Al, sempre a Torino ma col marchio Grimaldi diventato poi Berloni, con giocatori come Sacchetti, Brumatti, Wan-sley, Della Valle, quindi Caglie-ris, Vecchiato e Morandotti. Nel 1982 arrivò fino alla semifinale scudetto, persa con il Billy Milano di Meneghin, D'Antoni, Premier e Gianelli che avrebbe conquistato quel tricolore. Fu anche grazie a quei risultati che Asti si fece finalmente un nome importante e costruì le credenziali per essere poi chiamato nientemeno che a Cantù, allora tempio del basket europeo. Dove però non ebbe la fortuna che avrebbe meritato, complice anche il rendimento inferiore alle attese di un paio di giocatori americani. Tentò comunque di restare nell'elite del basket na- zionale, prima a Gorizia, poi a Mestre e di nuovo a Torino, per arrendersi solo alla fine degli Anni 80, quando lasciò i grandi palcoscenici in parquet ma mai il suo amore per i canestri. Tornò così a dispensare saggezza e competenza ai ragazzi, con maestria, pazienza, capacità ed esperienza da fuoriclasse assoluto. E intanto, da eterno e umile servitore del suo sport preferito, aveva custodito per anni e in silenzio il marchio ormai sbiadito e quasi dimenticato dell'Auxilium, che nel frattempo si era autoretrocessa prima di scomparire. Così tre anni fa aveva accettato di prestare quel nome glorioso ad Antonio Forni, patron dell'attuale Auxilium Fiat Torino di Serie A, per cercare di rinverdire i fasti della squadra che, una trentina di anni prima, aveva disputato 4 semifinali scudetto e prima ancora sfiorato una Coppa Ko-rac. Poche persone come Gianni Asti, o forse nessuna, hanno fatto tanto per la Torino del basket, dedicandole un amore e una dedizione senza condizioni, senza contropartite, come un padre è solito fare con i propri figli. Anche per questo Gianni Asti è stato unico e indimenticabile e resterà per sempre nel cuore di tanti appassionati di basket torinesi e delle migliaia di ragazzi che, anche grazie a lui, sono riusciti a vincere o anche soltanto a sognare sotto un canestro.  1. LaChinamartinifu la prima squadra che Gianni Asti guidò in A2: nella foto Paleari e, a destra, Marietta. 2. Gli anni d'oro con la Berloni (foto: col n. 15 Wansley e dì spalle coi n. 14 Sacchetti, attuale et azzurro). 3. Ricky Morandotti, qui contro Caserta, è stato uno dei tanti talenti che coach Asti contribuì a far maturare. 4. Gianni Asti qualche anno fa in una della tante rimpatriate tra ex del basket torinese