Spasso Bianchini-Peterson «Quella volta con Melisi...» Marzorati (a sinistra) e Peterson Amici-nemici, uomini di cultura e grandi comunicatori. Mettere sullo stesso palco Valerio Bianchini e Dan Peterson vuol dire assicurarsi uno show fatto e finito. I due sono stati invitati a salire sul palco dal conduttore Dino Merio subito dopo due vide o, la semifinale scudetto del 1981 al Palazzone di Milano e l'indimenticabile Grenoble. Parte Peterson, subito carico, ma ridendo: «Siete scorretti, la prossima volta che mi invitate non vengo». Da qui una serie di aneddoti, racconti e bonarie prese in giro. Erano altri tempi forse, quando c'era meno politically correct e più voglia di fare spettacolo: «Bianchini era un maestro nel rilasciare dichiarazionibomba e attaccarmi al sabato. Così i giornali uscivano la domenica e io non potevo replicare. Un'altra volta in sala stampa, dopoun-20 a Torino, chiese al giudice Infensi, che si occupava dell'assenteismo sul lavoro, di indagare sui suoi giocatori» ricorda Dan. Insomma un basket che non c'è più, imbrigliato com'è in schemi, statistiche e altro. «Nella Milano da bere craxiana, che cresceva e conquistava il mondo, nessuno come Peterson seppe gasare l'ambiente, definì la sua Olimpia la 24° squadra della Nba» ricorda Bianchini. E ancora il Vate: «Sono un capitano di venturae mi sono sempre immedesimato nell'identità della mia squadra, a Cantù doveva vincere la piccola provincia operaia contro le grandi metropoli. Dopo alcune sconfitte in Brianza, come la semifinale in casa con Milano nel 1981, per non voler andare in sala stampa tornai a casa a piedi per i campi con mia moglie, i canturini passavano in macchina e in dialetto me ne dicevano di tutti i colori». A.Cam.