L'INCHIESTA.Cinque personaggi della pallacanestro cagliaritana analizzano i perché del flop Academy, un amore mai nato «Un grande regalo non gradito. Se avesse avuto un altro nome...» " " " " NEL DESERTO Alle spalle di Johnson si vedono ampi spazi di gradinate vuote: iL grande pubblico raramente ha accompagnato legare interne dell' Academy (S. Anedda) Sembra un paradosso, di quelli aberranti: Cagliari ama più la Dinamo della Academy. Almemo un centinaio di tifosi, molti dei quali abbonati, quando il Banco di Sardegna gioca in casa affronta la 131 per godersi lo spettacolo. Sono pochissimi quelli che, invece, vedono lontanissimo il PalaPirastu pur abitando a pochi metri da via Rockefeller. Al punto che il destino di questa squadra voluta da Stefano Sarda-ra sembra - speriamo dì no -già segnato. Perché? Rispondono in cinque, vecchi saggi del basket cagliaritano . I problemi Ermanno Iaci, che ha allenato sia a Sassari che a Cagliari, è immaginifico: «Questa squadra è spuntata come un fungo da un giorno all'altro». Ezio Lotti, grande giocatore prim'ancora che grande allenatore, punta su Cagliari: «La Academy è un corpo estraneo alla città». Beppe Muscas, l'unico coach cagliaritano che, ai tempi dell'Esperia, aveva sfiorato la Aa con una squadra for- mata per nove decimi da granata: «C'è stato un buco generazionale, per quasi qua-rant'anni Cagliari ha perso l'abitudine a quel basket, e infatti al PalaPirastu ci vanno più o meno le stesse persone dei derby di Bi con la Dinamo». Tore Serra, uno dei più forti cestisti sardi di tutti i tempi, va più sul Concreto: «La Academy ha un solo difetto: vince poco, quest'anno pochissimo, ed è impossibile appassionarsi a una squadra che ti regala soprattutto delusioni». Enzo Molì-nas, uno dei padri storici della pallacanestro sarda, trova il coraggio di toccare il nervo scoperto: «Questa squadra si chiama Dìnamo Academy, avesse avuto un altro nome sarebbe stato diverso». Accoglienza tiepida Tutti d'accordo, però, sul fatto che Cagliari sarebbe dovuta essere un po' più ospitale: «Il presidente Sar-dara ci ha fatto un bellissimo regalo», è il pensiero comune ma non c'è dubbio che questa squadra «sia piovuta dall'alto», dice Serra, «il cagliaritano non la sente sua, non l'ha mai sentita sua». Forse - è la provocazione di Iaci, «se Sardara avesse scelto un'altra città, per esempio Carbonìa che ha un bel Palasport, avrebbe fatto più spettatori che a Cagliari». Altra provocazione, quella di Moli-nas: «Se Sardara avesse ribattezzato la squadra Esperia oppure Olìmpia, fondendosi con una di queste due storiche realtà cittadine, avrebbe creato una squadra attorno alla quale sarebbe stato più facile trovare consenso». È un problema di radici, poco profonde: Lotti ricorda che il percorso per arrivare dall'Olimpia al Brill era stato lungo, così come la Dìnamo che ora è una splendida realtà della Serie Al ha giocato un decennio in Bi, poi vent'anni in AfL e quando è approdata in Ai aveva dietro una città, e poi un'isola intera - Cagliari compresa -quando ha lottato per lo scudetto, vincendolo. Conferma Iaci: «Quello scudetto è nato con Milia, poi Mele, infine Sardara: c'è una storia die- tro la Dinamo, ci sono grandi dirigenti». Le radici «A Cagliari no: esaurita la dinasty dei Pirastu e bruciata la scuola granata (che non a caso era nata all'ombra del Brill) non c'è stato più nessuno che abbia investito, credendoci, nel basket. Ma, a pensarci bene, anche nel calcio: la borghesìa imprenditoriale cagliaritana non è proprietaria del Cagliari Calcio da un quarto di secolo. Prima Cellino (sangue piemontese) poi Giulìni (milanese doc). «Ci vorrebbe un Sardara anche nel basket», è la speranza di Serra, «ma non quel Sardara». «Ci vorrebbe un Sardara cagliaritano», gli fanno eco sìa Molinas che Muscas: «Difficile gestire due squadre e forse è troppo anche per una terra come la Sardegna avere una squadra in Al e un'altra in A2». Sìa Serra che Muscas puntano sul fatto che se, come sembra, a fine stagione il progetto Dinamo Academy sarà chiuso, «avremo perso una grande occasione». Non solo grande: irripetibile. E il basket cagliaritano avrà davanti a se altri quarantanni, se quaranta saranno, di annunciata solitudine. Nando Mura r:pflodjz]one riservata.