Cantù, vice a due teste Ecco coach Ducarello «Io qui per Brienza» Basket Da poco secondo assistente, con Visciglia Ha già avuto esperienze anche da primo allenatore «Nicola sa sempre trasmettere una grande energia» LUCA PINOTTI CANTÙ A Cantù, l'arrivo di un vice a supporto di coach Brienza- anzi due, perché c'è anche Antonio Visciglia - è stata una delle tappe del ritorno alla "normalità". E Ugo Ducarello, trapanese di 41 anni, è ormai da qualche settimana il vice di Brienza. Non è certo l'ultimo arrivato, perché il tecnico siciliano ha una corposa esperienza come capo allenatore e come assistente. È arrivato a Cantù in sordina, da solo - la moglie è a Trapani - nel momento in cui era a rischio la stessa sopravvivenza del club ed è stato "ufficializzato" una volta passata la buriana: « Sono qua per Brienza, un amico, che conosco da anni. Quando mi ha detto che il passaggio di proprietà poteva avvenire, ho creduto più a lui che ai giornali. Sono arrivato quando tutto stava cambiando, felice della scelta». Impatto L'impatto non è stato complicato, favorito dai rapporti già buoni con il coach: «Sono en- trato in punta di piedi. Con Brienza c'è massima collaborazione: il mio è un lavoro tattico di supporto, mi dedico a correzioni volanti e ai video. Nicola è l'artefice di tutto, com'è giusto che sia. E ci confrontiamo spesso». Che tipo di allenatore è Brienza? «È un ragazzo rispettoso, ed è la cosa principale. È una persona vera, sincera e disponibile. Ha una grande energia, sa che questa per lui è una grande opportunità e se la sta giocando bene. Il suo punto di forza sta nello sfruttare al massimo le potenzialità di ogni giocatore, di chi ha più qualità e di chi porta l'acqua al mulino, come è successo per esempio con La Torre e come succederà presto anche con Tassone». Tra le tante esperienze, Ducarello ha avuto la fortuna di collaborare con grandi tecnici come Sacchetti, Caja, ed è stato head coach a Trapani: «Ho tanti ricordi ovunque e belle sensazioni. A Capo d'Orlando e Sassari, quante soddisfazioni. A Varese con il maestro Caja e il mio "fratellino" Pozzecco sono state stagioni importanti. Bello anche allenare a casa mia, a Trapani». E Varese, ora, diventa per forza un capitolo a parte: «Cantù e Varese devono essere sempre in A, perché sono trascinate dalla passione, quella passione che ha permesso a Cantù di salvarsi. C'è una grande analogia tra le due piazze: sono tutti "allenatori", segno che c'è grande partecipazione. Da avversario, Cantù è sempre stato un "top team" da affrontare e a Varese non pensavo che ci fosse tutta questa attesa... Poi è arrivato il giorno del derby e ho capito tutto». Verso i playoff Varese tra l'altro sarà una delle tappe sulla strada che porta ai playoff: «Giusto fissare nuovi obiettivi, senza illuderci di esserci già dentro. Storicamente l'ottava si qualifica a 30-32 punti e credo che succederà anche quest'anno. La prossima sfida contro Pesaro è delicata, ma la pressione è tutta su di loro. Se azzeccheremo gli scontri diretti in casa, penso che Cantù potrà qualificarsi, ma guai a fare tabelle di marcia». L. Spo. Ugo Ducarello, con Visciglia è assistente di Brienza