COMMENTO La Cantù dei piccoli passi E l'opulenza di Milano o parlato al telefono con Angelo Zome-gnan con molto piacere. Lui è stato un grande, anzi qualcosa di più, ìielmondoimpreiidito-riale del ciclismo essendo responsabile del Giro d'Italia e di tutte le altre manifestazioni o eventi organizzati sotto la cappella di Rcs È davvero una grande mente, io sono un nessuno. Mi hafatto quindi immensamente piacere che lui mi abbiadetto che mi verrà atrovare in compagnia di Flavio Vanetti che ha presentato "Ilverobasket" e che vive a pochi chilometri da me. Mi ha anche confermato che darà una mano allanuova realtà della Pallacanestro Cantù. Sono sicuro che lui, così come tanti altri, darà un aiuto considerevole. Poi mi hafatto molto piacere l'intervista, andatainondaintv, di Davide Marson È stato un intervento sobrio che ha anticipato la programmazione delgrup-popertre anni rendendosi anche conto di portare avanti, insieme agli amici, un discorso legato alle disponibilitàe non alle ambizioni magari o come sempre esagerate. LanostraPaUacanestro Cantù è in una buona posizione per andareoltrelaclassificaattuale, l'importante è che ci siaunimpe-gno per ogni incontro uguale indipendentemente dalla forzave-raopresuiitadegliawersari. Tra l'altro abbiamo unimpegno proprio in casa che è un derby interessantissimo con Varese. Fortunatamente è stato undi- scorso nondacampagnaeletto-rale, madagente seriacome tutti quelli chenel tempo si sono interessati nelle vicende canturine che non riguardano esclusiva-mentelapallacanestro, ma tutti gli altri sport come il ciclismo che è un po' la bandiera degli amici Paolo Frigerio, Enrico Del-l'Acquae Goffredo Pozzoli. Vorrei aggiungere anche Beppe Bosa che nonfagare impegnative come trasferte, come assenza dall'Italia, che fanno gli altri, mache quando è libero d agli impegni di lavoro spostadalbasket al ciclismo le sue passioni. Quanto ho scritto contrasta conlarealtàdelmovimento: c'è una disuguaglianza pericolosa trale componentiperchè si parte dalle dichiarazioni del presidente dell'Armani sostenendo di avere comebudget7milionigià fissati per i prossimi tre anni. Bene, questo è unfatto positivo per quanto riguarda l'impegno della grande casa milanese che porta in giro una realtànonsolo importante per la moda ma in tanti altrisettoridell'economia. Mauna diradi questo tipo molto lontana da unarealtàdelle altre società. Quindi il campionato rischia di essere non equilibrato. Sta succedendo quello che è successo col Monte Paschi, anni fa, dove non si parlavanemmeno di budget, mai soldi saltavano fuori inbase alle necessitào le ambizioni dei dirigenti. Poi, i soldi di Siena, se voghamo, li abbiamo pagati tutti noi ed èquiladifferenzafraSienae Milano. L'altra cosa, comunque, è che le critiche la societàmilane- se le deve accettare, così come ha sostenuto Sandro Gamba. È mai possibile che in pochi anni siano saltati un sacco di allenatori. Prendiamo il caso di Gentile, de -statuito dal ruolo di capitano per delle goliardate commesse e poi spiattellato sui vari sociale gior-nalienoncredosiastatauna saggia decisione non solo per il ragazzo, ma anche per la società. Mettiamo anche il caso dei giocatori chevannoviaperchèpoco sfruttati in campo e con poche possibilità di inserirsi. È un turbine di scelte che non creano una squadra compatta, conlacomplicanzadegli stipendi da capogiro che creano dei contrasti con gli stessi. Apriori i giocatori it ali ani non vengono considerati. Aesempio Gallinari e Belinelli, Datome, Mellie Ac-kett che giocano all'estero con ottimi risultati. Madadove vengono? Guarda un po' dai nostri vivai. Ricordiamoci che si chiama sport di squadra anche se è necessario il rispetto per l'individualità. Bisogna considerare il pro-gettodei vivai che nonproduco-no soldi istantanei ma devono avvalersi dellaprogettualitàdel futuro,dell'investireneiragazzi e nella crescita. C'è bisogno anche incampo professionistico di respiro, umanitàe di capire che comunque è sport che ha bisogno di ricordare giornalmente che lapassione, il cuore e lagrin-ta non sono variabili indipendenti, se mai sono intrinseche a se stesse. Gianni Corsolini