L'OPINIONE All'assalto con furore per balzare oltre l'ostacolo di GIANCARLO PIGIONATTI Diceva un tale: vincere non è importante ma è l'unica cosa che conta. Che diventa un imperativo per Caja e i suoi uomini attesi da una Virtus Bologna fresca vincitrice in Champions, quindi in vena di festeggiamenti con i suoi entusiasti tifosi. La gara in sé vale nulla per le Vu nere, fuori dai giochi playoff, ma non ci si può fidare delle loro nulle motivazioni di classifica, avendone altre e di più per onorare la Coppa, il proprio blasone e il proprio valore, come collettivo e nei singoli, caricati da grande orgoglio professionale. Sullo sfondo v'è poi, al di là di una non belligeranza dichiarata, una storica e prestigiosa rivalità fra / due club in vecchie e famose sfide scudetto. È un match questo, manco a dirlo, enormemente cruciale per Varese che si gioca un 'intera stagione. Ci piace immaginarla all'assalto, con furore, attraverso atleti e uomini veri, spinti dalle proprie aspirazioni di gloria, costate mesi e mesi di fatiche e sacrifici, avendo la pregevole possibilità di piazzarsi ai playoff pure in una posizione di riguardo come lo è, ad esempio, quel sesto posto che occupa oggi e che afferrò nella scorsa stagione. Come dire di un bis straordinario per i biancorossi di Caja, alcuni dei quali nuovi a inizio di stagione, quindi da avviare, collaudare e rodare nei meccanismi di gruppo, a dimostrazione di una continuità riuscita attraverso un'energica applicazione al lavoro nel superamento di insidie imponderabili e di molte incognite. Tutte belle verità, vincendo naturalmente. La sfida, si accennava, resta indecifrabile per le op- poste premesse, in venta più teoriche e apparenti non dovendo la tifoseria biancorossa cedere a un colossale inganno nel presupporre la desistenza dei felsinei. Un tranello nel quale non vuol finire l'O-penjobmetis sin dal suo approccio. Semmai, più obiettivamente, a far venire qualche cattivo pensiero è quel "mal di trasferta " che essa accusa da tempo, essendosi imposta nel girone di ritorno una volta sola in sette gare, avendo ancora tutti negli occhi la sua prestazione-monstre a Trieste, trascinata da uno strepitoso Ferrerò, nella circostanza "bomber" di razza oltre che uomo squadra. Quella sera Varese, terrificante nel tiro dallàrco e perfetta nella sua condotta, sarebbe stata imbattibile per chiunque. Orbene basterebbe un "copia e incolla " di quella prova, anche se non così perfetta, per coronare le ambizioni maturate di gara in gara, senza alcun proclama. Si diceva che vincere è l'unica cosa che conti, concetto ovvio e lapalissiano, eppure in questo caso i playoff non sarebbero assolutamente preclusi da una sconfitta, a patto di trovare le combinazioni più favorevoli con quelle avversarie che chiuderanno a 32 punti, cioè a pari quota. Eventualità questa possibile se il destino, si fa per dire, guarderà benevolmente dalle nostre parti, dove ieri ricorreva il Ventennale della conquista della Stella, che vorrà pur dire qualche cosa nelle coincidenze astrali d'una vita. Poco importa se si dovesse entrare nei playoff attraverso il buco della serratura: Varese, come squadra vera, se li meriterebbe. Ora però lo scopo è far da sé senza aspettare risultati propizi da altri campi, mettendoci innanzitutto cuore e testa per opporsi alle individualità di talento e di spessore avversarie, soprattutto se ben intonate a un solido rendimento di squadra come ha mostrato in Coppa dopo un periodo di sofferenze e delusioni durante la cura-Djordjevic. Credere nell'impresa si può, anzi si deve intimamente, dopo diche, se non riuscita, ci si può anche rallegrare per un traguardo che, al contrario, sarebbe doloroso fallire in una volata senza respiro. s RIPRODUZIONE RISERVATA