L'OPINIONE Un verdetto da accettare con qualche disappunto di GIANCARLO PIGIONATTI Quel tram del desiderio, carico di sogni e speranze, è arrivato al capolinea. La corsa è finita tra qualche disappunto e rimpianto, ben diversi da quell'atroce delusione che s'accompagna a un fallimento. Non può essere tale l'estromissione dell '0-penjobmetis dai play off per effetto di una classifica che, penalizzandola, la relega al nono posto seppur a pari punti con la settima. Sfortuna o no, non si può negare il suo rendimento incompiuto in quei confronti diventati avversi alla resa dei conti balzando, per esempio e più in generale, all'occhio il modesto rendimento offensivo dei "nostri", solo dodicesimi per punti di media a gara. Un limite da nervo scoperto, inutile nascondercelo. In compenso la squadra ha mostrato un'ammirevole solidità in difesa, la seconda del campionato. Fatalmente ha pesato, alla distanza, la flessione mentale (infine fisica) di Ferrerò e compagni, gravati dagli impegni di Coppa nella quale, peraltro, a un passo da una stimolante finale, sono rimasti con un pugno di mosche in mano. Per dire di sopraggiunte insicurezze. Perdendo energia e smalto nella sua abituale compattezza di squadra, pur reggendo in parte la difesa, questa Openjobmetis è parsa preda dei limiti dei suoi singoli, smarriti in trasferta a fronte di un "fattore campo" ostico e di individualità avversarie mediamente superiori per qualità e spessore (la "demotivata" Virtus ne è un esempio). Ad avvalorare questo concetto ci sembra illuminante, per contro, il talento di Avramovic che, con Varese nel cuore e con Djor-dievic da stregare, ha rifilato a Bologna una caterva di punti. Avrà... avrà pure esagerato in qualche momento ma chi altri possiede la sua peculiare qualità nel fiondare irresistibilmente sino al ferro o colpire con la forza della determinazione dalla lunga distanza? Ovviamente Cain e compagni restano valenti atleti, tutti da elogiare e ben volere per quanto hanno saputo offrire nel nome di Varese, tutto sommato accettabile se non discreta in un rapporto tra valori e costi. Tuttavia non ci si può esimere da certe riflessioni. Per esempio, sulla grave discontinuità diArchie o sulla "interruzione di servizio ", per un certo periodo, del pur non colpevole Moore oppure sull'apporto di una panchina a volte tentennante. Nulla di male, ovviamente, stando a oggettive valutazioni. A inizio stagione collocammo Varese tra il nono e decimo posto pur con un forte auspicio d'un avanzamento di posizioni attraverso una "partenza sparata". Come in verità aveva prefigurato, assalito dall'ansia (da prestazione), lo stesso Caja (foto Blitz). // quale, "abbandonato" da Wells, Okoye e Vene, avrebbe dovuto riedificare con energia e applicazioni massime un quintetto nuovo per tre quinti con relative incognite e incertezze. Riuscendovi di fatto nell'ottenere una riedizione, per rendimento, della scorsa stagione, stavolta, con opposto esito nel girone di ritorno. Resta da chiedersi quali risultati avrebbe ottenuto questa squadra senza I metodi vecchio stampo, ancorché energici e ossessivi, del tecnico pavese: secondo noi inferiori come, peraltro, non hanno dubbi due allenatori di serie A, di cui non facciamo I nomi per non tradire la loro confidenza e ai quali Caja non è nemmeno simpatico. Manca, è vero, una controprova o, forse, già esiste pensando ad alcuni ex, qui in auge cestistica, ma calanti o "spariti" altrove. Resta ora da chiedersi se tutti gli stranieri, oltre all'indimenticabile Avramovic, abbiano le valigie pronte, essendo scaduti I loro contratti, a parte Cain che può avvalersi di un'uscita. Sicuramente a Caja toccherà ancora la parte di Penelope, intento a ritessere la tela.