«RESTEREI VOLENTIERI E PORREI SOLO UNA CONDIZIONE: VORREI CHE FOSSIMO TUTTI UNITI E COMPATTI. LE VOCI SUL MIO ADDIO? FASTIDIOSE MA PORTANO FORTUNA» BASKET L'INTERVISTA «Questa Grissin Bon era da playoff» Pillastrini «Fossimo partiti dall'inizio con questo organico potevamo entrare tra le prime otto» GIOIE E RIMPIANTI Stefano Pillastrini durante un time out Daniele Barili! STEFANO Pillastrini,ci racconta come sono stati questi tre mesi vissuti freneticamente? «Diciamo che il percorso non è stato semplice. Nel momento stesso in cui ho firmato, infatti, tutto si è complicato». Beh, se lei è stato chiamato a Reggio significa che i problemi già esistevano? «Vero. Però subito dopo il mio arrivo nel giro di pochi giorni sono successe diverse cose che ci hanno reso la vita molto più diffìcile». Di che cosa parla? «Prima c'è stato il 20-0 a tavolino in favore di Pistoia nel match contro Milano. Poi, in rapida successione, sono arrivati l'addio di Ri-vers e gli infortuni di Aguilar e De Vico. In pochi giorni ci siamo ritrovati all'ultimo posto in classifica e con la squadra decimata. Per fortuna la società si è dimostrata sempre estremamente di- sponibile per cui siamo riusciti a lavorare in serenità, sistemando tutti i problemi». Malgrado tutto, però, la salvezza è arrivata solo a maggio... «In realtà anch'io, al mio arrivo, ero convinto che le cose si sarebbero sistemate più in fretta. Sapete quando pensavo di essere uscito dai problemi?». Quando? «Dopo le vittorie a Pistoia e con Brindisi. Lì credevo che il peggio fosse alle spalle. Ed invece abbiamo trovato tre avversarie come Trento, Trieste e Virtus Bologna piene di motivazioni forti. Abbiamo pagato, insomma, l'emergenza continua e un calendario terribile. Per cui abbiamo dovuto soffrire fino alla fine». Possiamo dire, in modo un po' paradossale, che la squadra che lei aveva in testa forse si è vista solo a Pesaro, al- la penultima giornata di campionato? «Sì, è corretto. La squadra vista a Pesaro è molto vicina all'idea che avevo io: aggressività difensiva e capacità di correre in contropiede. Devo aggiungere, però, che anche a Venezia avevamo mostrato cose importanti. C'è stata, insomma, una crescita graduale. Poi a Pesaro abbiamo raccolto i frutti del lavoro svolto». Ora ci permetta di farle una domanda delle 100 pistole: cosa avrebbe potuto fare la Grissin Bon che ha chiuso la stagione se con lo stesso organico avesse giocato tutto il campionato? «Penso che si potesse provare ad arrivare nei playoff. Non dico che li avremmo raggiunti, ma sicuramente saremmo stati in lotta con tutte le squadre del gruppo di centro classifica». Cosa le ha fatto più piacere e cosa l'ha più infastidita in questa avventura reggiana? «Mi ha colpito positivamente il modo in cui sono stato accolto: ho respirato grande fiducia nei miei confronti da parte di tutto l'ambiente. Significa che la mia carriera mi ha permesso di guadagnare credibilità. Quello che invece proprio non ha funzionato è stata l'emergenza continua». C'è qualcosa che l'ha colpita particolarmente durante questa sua esperienza? «Sì, il fatto che non ho mai avvertito l'angoscia tipica che si respira quando si vive un momento così difficile. Invece il clima è sempre stato molto positivo. E questo, credetemi, non è facile in una città che solo un paio di anni fa disputava una finale-scudetto. Ho sempre colto il fatto che nessuno stesse cercando un colpevole, ma che tutti provassero a darsi da fare per risolvere il problema». Ha già detto che le piacerebbe restare a Reggio: se questa speranza diventerà real- kk A Reggio non ho mai respirato angoscia ma ero convinto di faticare meno» tà da dove vorrebbe ripartire? «Le mie condizioni sarebbero molto semplici. Vorrei solo che fossimo tutti uniti e compatti. E che le scelte venissero condivise. Dovremmo essere pronti a difendere le scelte e uniti nel risolvere i problemi». Come ha vissuto le voci secondo le quali lei non sarebbe rimasto a Reggio? «Non mi hanno fatto piacere, è ovvio, ma mi era già successo altre volte in passato. Diciamo, però, che questo mi ha sempre portato fortuna e le voci sono state smentite dai fatti. Spero che anche questa volta succeda così». 3 RIPRODUZIONE RISERVATA Il futuro A Landi serve aiuto e sostegno COSA dirà Stefano Landi nella conferenza stampa che, presumibilmente, terrà la prossima settimana? E' ovvio che, al momento, si possono fare solo supposizioni. Ma se conosciamo un po' il patron biancorosso e se andiamo con la mente a quanto ci ha ripetuto in passato a più riprese, pensiamo di poter immaginare ciò che potrebbe dire. L'impressione è che Landi annunci che il suo impegno nei confronti della Pallacanestro Reggiana, almeno nel modo così massiccio e impe- gnativo degli ultimi anni, si sta esaurendo. L'imprenditore reggiano già in passato aveva spiegato che il suo graduale disimpegno sarebbe stato annunciato con largo anticipo per permettere alla città di trovare una soluzione alternativa. Forse quel momento è arrivato. In ogni caso, e di questo siamo certi, Landi garantirà il suo impegno per un'altra stagione poi gli scenari societari dovranno probabilmente cambiare. Landi ha bisogno di qualcuno che, quantomeno, lo affianchi e lo sostenga anche per avviare un percorso di uscita morbido evitando traumi ad una società che è un patrimonio di tutta la città e va, in qualche modo, salvaguardata.