L'addio di Mussini «Volevo regalare più gioie ai tifosi» «Avrei voluto rendervi più felici» L'amaro addio di Mussini «Ho dato tutto ma non è andata come speravo. Ora mi rimetto in gioco» Gabriele Gallo IL «MUSSO» saluta Reggio. Lo fa con stile, un po' di rimpianto, e gli occhi rivolti al futuro, sempre in biancorosso, ma quello di Pesaro-dove ieri hanno ufficializzato il suo ingaggio. Mussini, si è lasciato bene con la Grissin Bon? «E' stato trovato un accordo soddisfacente per entrambi. Da parte mia c'era la consapevolezza che non rientravo più nei piani della società, dalla loro il rispetto per la mia volontà di rimettermi in gioco». A parte i due anni al College di 5t. John e la breve parentesi a Trieste, lei è stato in Pallacanestro Reggiana da quando aveva cinque anni. Cosa prova nel lasciare la casa madre? «In molti quando lasciano questa squadra dicono: avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Figuratevi quindi per me, che nella Scuola Basket ho fatto i primi palleggi^ con la Pallacanestro Reggiana, da giocatore vero, ho debuttato in serie A vivendo tutte le serate più magiche e speciali». Per questo tutti un po' speravano che risultasse un giocatore determinante per Reggio. Purtroppo non e andata così... «E' vero. Ma ha senso, adesso, trovare colpe, in me o in altri? Tutti, io per primo, avevamo aspettative diverse, ma per mille motivi non è andata come ci si attendeva. Ora è tempo di ripartire». Lo farà dalla Vuelle Pesaro. «Penso sia il posto ideale dove avere spazio e mettere in mostra le mie capacità». Alla corte di coach Perego tornerà a fare il play-maker? «Mi ha detto che non ha idee prefissate sul mio impiego. Che schiera i giocatori in base anche alle caratteristiche degli avversari e che per lui è importante che un atleta cresca al punto da essere uno che le partite le finisce, che sia in campo quando si decidono». Gli episodi più belli legati alla Pallacanestro Reggiana? «L'esordio in quintetto nella Fi- nal-Eight contro Cantù, quando marcai Ragland e misi una bella «bomba». La vittoria contro Bam-berg, al PalaDozza, in EuroCup, il mio contributo alla conquista della semifinale di EuroCup la scorsa stagione. Anche se nel momento clou non c'ero sento di aver messo il mio mattoncino. E poi, ovviamente, la conquista della finale scudetto nel 2015». I momenti più amari? «Non aver potuto giocare quella finale per l'infortunio alla caviglia e non essere riuscito a fornire il rendimento che mi aspettavo al ritorno a Reggio dopo il College». Rjfa. rebbe l'esperienza in Ncaa? «Sì, senza dubbi. Mi ha fatto crescere come uomo e come cestista. Non credo che se fossi rimasto qui le cose sarebbero andate meglio qui». Lei ha avuto tre allenatori in biancorosso: Menetti, Ca-qnardi e Pillastrini. Cosa le ha dato ognuno di loro? «Menetti na creduto in me e mi ha fatto esordire, dandomi tanta fiducia, quando ero ragazzo. Devis, che mi ha seguito sin dalle giovanili, tantissimi consigli utili su come Il futuro si chiama Pesaro «Rifarei tutto, a cominciare dalla Ncaa: negli Usa sono cresciuto come uomo e cestista» lavorare per migliorarmi. Pillastrini, con cui ho avuto un rapporto esclusivamente professionale, la capacità di adattarmi a situazioni particolari». Nel salutare Reggio cosa si sente di dire a tifosi e appassionati? «Li ringrazio con tutto il cuore e mi dispiace se nelle ultime due stagioni non sono riuscito a renderli felici come volevo. Credo però, se guardo a tutti i miei anni reggiani, di avere dato tutto e di lasciare un buon ricordo. Spero di essere accolto bene quando tornerò al Pala-Bigi da avversario».