BASKET IL CT DELLA NAZIONALE «SONO LEGATO A CHI HA PORTATO L'ITALIA Al MONDIALI, TUTTAVIA CI SONO DELLE SCELTE DA FARE CON GIOCATORI NUOVI E IMPORTANTI, DOBBIAMO ESSERE TUTTI COESI» «Il derby è un esempio Rivalità sana e intelligente» Sacchetti «Non fa bene solo a BasketCity, ma a tutti» ESPERTO Meo Sacchetti, 65 anni, coach della Vanoli Cremona e Ct della Nazionale Italiana di basket (Ciamillo) Massimo Selleri ¦ Bologna VACANZE singolari per Meo Sacchetti. Il ct della nazionale è a casa sua ad Alghero, dove sta sistemando personalmente gli ulivi prima della raccolta. Un modo particolare per ricaricare le batterie e ripartire con la squadra azzurra in vista dei mondiali. «Faremo un elenco dei giocatori che lavoreranno con noi. Poi, dal 22 luglio, inizieremo a stare in palestra con un gruppo dove ci sarà chi non c'è mai stato e chi c'è stato poco, ma abbiamo 40 giorni e tante partite per conoscerci. Chiaramente sono molto legato a chi ci ha portato ai mondiali, però, adesso siamo chiamati a fare delle scelte con dei giocatori nuovi e importanti. Dobbiamo arrivare a remare tutti dalla stessa parte e a essere coesi: la nazionale non è un club, ma ci rappresenta tutti». Proviamo a fare le carte al Tradizione e rinnovamento «Il ritorno della Effe in serie A è la storia che si ripresenta, però bisogna guardare anche avanti» prossimo campionato. Quale è la sua prima impressione? «L'arrivo di Messina nella squadra che negli ultimi anni è sempre stata la più forte sarà uno stimolo per tutti e allo stesso tempo un bel problema. Nessuno può mettere in discussione il suo valore e in giro c'è la paura, molto fondata, che Ettore quest'anno lascerà agli altri solo le briciole. E' stato l'acquisto migliore che Milano poteva fare, al di là dei giocatori che andrà poi ad ingaggiare, perché è il migliore di tutti». Come giudica il ritorno di For-titudo, Roma e Treviso? «E' la storia passata della pallacanestro che si ripresenta, però, non bisogna dimenticare piazze emergenti come Sassari che in questi anni hanno portato un nuovo entusiasmo e idee nuove. Lo dico perché la tradizione è importante ma a volte si guarda troppo indietro quando bisognerebbe guardare avanti. Il rinnovamento fa bene a tutti, anche a chi è dovuto ripartire, anzi probabilmente la sua ripartenza si è resa necessaria perché non ha saputo rinnovarsi». Il derby tra Virtus e Fortitudo è una partita importante solo per BasketCity o per tutto il movimento? «Per tutti dato che rappresenta un esempio, visto che in questi anni nei nostri palazzetti è un po' mancata una sana rivalità. Mi riferisco a quegli sfottò che rendono più bella la partita: possono anche dare fastidio ma non sono offensivi. La rivalità tra le due tifoserie di Bologna è intelligente proprio perché c'è la presa in giro senza arrivare all'offesa pesante. Purtroppo in altre partite altrettanto sentite c'è la tendenza a trascendere e ci sono stati anche scontri fisici. Questo non mi piace e dovremmo tutti fare uno sforzo per evitarlo». Ha dato qualche consiglio ad Giampaolo Ricci per affrontare nel migliore dei modi l'esperienza in Virtus? «Sono molto legato a lui e gli ho detto che era arrivato il momento di dimostrare la maturità che aveva raggiunto. Per lui all'inizio non sarà facile giocare in una squadra esigente come la V nera dove avrà meno spazio rispetto a Cremona. E' un ragazzo intelligente e dal carattere molto duro, era giù- sto tacesse questo passo». Quale è l'obiettivo dell'Italia ai mondiali? «Vincere la prima partita, perché sono manifestazioni importanti dove ci sono squadre molto più forti di noi. La pallacanestro, però, insegna che i valori sulla carta vanno dimostrati sul campo e noi vogliamo dimostrare, con la nostra durezza e sfacciataggine, di potercela giocare con tutti». In finale ha tifato per Sassari o per Venezia? «A Sassari sono stato sette anni ed è chiaro che lì c'è il mio cuore. Poi Venezia mi ha eliminato con Cremona e posso sempre dire che solo i campioni d'Italia mi hanno fermato. Questa finale ci ha insegnato una cosa importante, anche se Milano è stata eliminata il livello è stato superiore rispetto alle due semifinali. Significa che il lavoro paga sempre». ) RIPRODUZIONE RISERVATA