DIOGENE CALCIO COMO E BASKET CANTÙ IL TIFO FA RIMA CON SOLIDARIETÀ Nell'inserto sul volontariato l'impegno dei Pesi Massimi e degli Eagles nella lotta a leucemie infantili e autismo L'INSERTO ALL'INTERNO L'OMINI CHEODIANO LE DONNE «HO DECISO: NON FUGGO PIÙ» Il fenomeno Belle storie s u g I i s p a 11 i Ufo e solidarietà Quando il cuore vaohrelacurva La storia. Il gruppo dei Pesi Massimi alSinigaglia in prima linea nella lotta alle leucemie infantili NICOLA NENCI Spesso finiscono nel mirino. Di loro il mondo, specie quello non calcistico, fa in fretta a sottolineare esagerazioni e mistificazioni. Eppure il mondo dei tifosi di calcio è ricco di storie di cuore. Perché è il cuore che fa muovere la loro passione. Ed è solo il cuore che può far scrivere storie un po' belle, un po' struggenti, sicuramente commoventi, come quella dei "Pesi Massimi" del Como. Chi sono Chi sono i 'Pesi Massimi"? Non faremmo questa domanda se stessimo scrivendo nelle pagine di sport: i frequentatori dello stadio Sinigaglia, la casa del Como, sanno perfettamente che è un gruppo di tifosi un po' navigati, da decenni sugli spalti, che si è dato un nome goliardico in riferimento alla stazza di molti di loro. E, forse, pure al peso specifico in uno stadio che ha gente con tale passione. Ma qui non parliamo di gol e di cori. Non solo. Raccontiamo di un club di tifosi nato nel 2014, diventato Associazione no Profit, per aiutare chi sta meno bene. O forse, meglio dire, male male. Non chi ha un raffreddore, insomma. Ma bambini afflitti da leuncemie infantili. Perché? Perché, a un certo punto, il figlio di uno dei leader di questo gruppo di tifosi, il piccolo Thomas di 9 anni, si è ammalato gravemente. Un linfoma. Badate: il gruppo dei "Pesi Massimi" non esisteva ancora. C'era un gruppo di amici, ex curvaioli, che si radunavano sotto l'insegna del Centro Coordinamento Como Clubs. Solidarietà Il piccolo Thomas si è ammala- to, e come succede nel mondo del tifo, è scattata la catena di solidarietà: in tutti gli stadi d'Italia, nelle curve delle squadre di mezza serie A, sono comparsi striscioni a suo sostegno. "Thomas non mollare", "Forza Thomas" eccetera. È bastato poco perché se ne cominciasse ad occupare la stampa nazionale, con la Rai che un bel momento piombò a casa della famiglia colpita dal dramma, intervistando il papà Alessandro, stranito da tanta attenzione. La storia è solo all'inizio. La scintilla arrivò un giorno: Thomas stava sopportando un ciclo di chemioterapie, era molto spossato, era subentrata una trombosi, non mangiava più, era un corpicino esausto che restava aggrappato alla famiglia e agli affetti con lo sguardo. Il papà non sapeva più che pesci pigliare per dare un conforto morale e psicologico al suo bambino. Giocò l'ultima carta, forse la più banale o retorica, vista da qui. Lasciò il suo telefonino nella camera dell'ospedale del figlioletto, poi si mise d'accordo con il capitano del Como di allora, Andrea Ardito (idolo di Thomas) che facesse una telefonata. Così Thomas rispose e Ardito cominciò a parlare con lui, promettendogli una maglia del Como, e spronandolo a non mollare. Reazione Quando Alessandro tornò in camera, non credeva ai suo occhi: aveva davanti a se un altro Thomas. Di nuovo in forse, per quanto la situazione lo consentisse, soprattutto moralmente di nuovo acceso. «Papà, Ardito mi porta una maglia. Potremmo farne portare altre per i miei amici dell'ospedale...», disse lui con una nuova luce negli occhi. Quel giorno nacque l'idea. L'idea che il calcio, vissuto a volte come una stortura della realtà come un ribaltamento dei valori, potesse essere terapeutico. Il calcio per i tifosi del calcio, come il motore di una qualunque altra passione. I "Pesi Massimi" nacquero qualche mese dopo quell'episodio. Ale, Gibi, Cecco, Augusto, Gianni, tutti gli altri insieme con l'obiettivo di seguire e fare il tifo per il Como, ma anche di aiutare chi soffre e utilizzare l'incredibile propellente della passione per aiutare la causa. Associazione Poi sono successe altre cose incredibili. Innanzitutto Thomas è guarito. Poi, Alessandro è entrato in contatto con il papà di un bambino che invece non ce l'aveva fatta. Promotore della Associazione "Quelli che con Luca", il cui nome fa il verso alla trasmissione "Quelli che il calcio", simbolo televisivo di una maniera romantica di vi- vere i pallone. Alessandro e i suoi Pesi Massimi sono diventati i primi sostenitori della Associazione. In cinque anni hanno raccolto più o meno lOOmila euro a favore della causa. Tra iniziative, l'asta benefica che vede la partecipazione attiva degli altri club della Curva e degli Ea-gles Cantù, rappresentazioni teatrali, produzione e vendita del materiale. Non basta. Si è creata una sinergia con la dottoressa comasca Sarah Tetta-manti dell'equipe di ricercatori dell'Ospedale San Gerardo di Monza, che ha nel centro Maria Letizia Verga una struttura all'avanguardia in queste terapie. Dottoressa Addirittura l'equipe ha portato avanti sistemi alternativi di cura al ciclo di chemioterapia e del trapianto di midollo, con l'immissione nel corpo di globuli bianchi modificati capaci di combattere il virus. I "Pesi Massimi" hanno portato due volte la dottoressa Tettamanti a relazionare alla platea del Teatro Sociale di Como per fare il punto sulla situazione. La battaglia è appena iniziata. E i "Pesi Massimi" continueranno la loro doppia partita. Perché quella della Associazione è diventata l'altra loro bandiera. Una partita che si gioca tutti i giorni, e non solo la domenica. Lo striscione per Erika, la bambina di Varese che non ce l'ha fatta. A destra la casetta della Città dei Balocchi 9 La forte unione con la Associazione "Quelli che con Luca" m La maglia in dono ima luce negli occhi Tutto partì così