BASKET VUELLE GERARCHIE «E' PIÙ' IMPORTANTE GIOCARE I FINALI DI GARA, CHE PARTIRE TITOLARE» «Trovo molto eccitante la sfida che lanciamo» Perego «Mussini il prototipo di ciò che volevamo» COERENTE Perego crede nei giovani, senza distinzione di nazionalità ¦ Pesaro QUASI al completo il pacchetto italiano, all'appello manca solo Paul Eboua che potrebbe essere ufficializzato a breve. Coach Perego come si sente? «Benone. Trovo molto eccitante la sfida che lanciamo». Mussini è un colpaccio? «Uno dei motivi per cui lo abbiamo voluto fortemente è che Federico ha già dimostrato di poterci stare in serie A, ha disputato Coppe, ha giocato la Ncaa. Certamen- te è più navigato degli altri ragazzi che abbiamo scelto, ma è ancora giovane e con margini di crescita. Sa che per fare un passo avanti deve migliorare alcuni aspetti del suo gioco: è qui per questo». Qualcuno ha deciso che non è un play e che 1,80 sono troppo pochi per giocare guardia: così si boccia un talento, non crede? «Mussini fa parte della grande categoria dei creatori di gioco: usa bene il pick and roll, sa mettere in ritmo i compagni e ha punti nelle mani, come ha fatto vedere con i 37 punti segnati alle Universiadi. Il gap fisico in difesa deve'essere colmato da altre qualità e aspetti Lanci e rivincite «Questi giovani cercano da noi la loro consacrazione: meritano una chance e noi gliela diamo» da sviluppare: sa che la chiave per lui passa da questo nodo». L'ultimo annuncio è stato Tote: perché proprio Leonardo? «Perché un fisico atletico come il suo deve avere un'opportunità in serie A e noi siamo pronti a dargliela. Certo, la fisicità in serie A è diversa dall'A2, ma le sue qualtà tecniche sono evidenti e in fondo ha 22 anni, l'età di un rookie quando sbarca da noi, quindi un po' d'esperienza ce l'ha. Il ruolo? A Jesi ha giocato da 5, è bravo a rollare ed usare il pick and pop, dovrà lavorare su come marcare i pari ruolo. In futuro potrebbe anche diventare un n.4 di alto livello se riuscirà a migliorare capacità di passaggio e lettura del gioco per aprire il campo». Pure Zanotti, in fondo, è ancora da scoprire: concorda? «Sì, perché pur non essendo imberbe, ha poca esperienza per l'età che ha. Considero Simone nella categoria delle ali, ma fondamentalmente un quattro: quello che gli chiediamo è che lavori per stabilire una posizione più solida prima di allargarsi su altre». Qualcuno di questi ragazzi potrà giocarsi il ruolo di titolare con gli stranieri? «Le gerarchie si definiranno con gli allenamenti. A me piace essere flessibile, a seconda dei momenti che la stagione propone. A tutti, specie a Mussini, ho detto che un giocatore non dovrebbe vivere con l'ansia di partire in quintetto, ma con l'ambizione di essere in campo quando le partite si decidono, cioè alla fine». I tifosi sembrano contenti per l'originalità delle scelte fatte. «Speriamo di essere contenti durante l'anno. Sicuramente le nostre scelte sono state molto chiare: il mercato può cambiare da un giorno all'altro, ma a noi finora sono andate dritte tutte. La strada è lunga, dobbiamo finire bene la squadra per essere all'altezza del pedigree cestistico della città: i paragoni col passato non sono mai sani, ma per giocare qui bisogna conoscerne la storia». Elisabetta Ferri