Basket, il personaggio Il libro di Datome: «Vi racconto NBA e Fenerbahce ma anche quanto è bello essere uno sportivo» NON HA TROVATO L'AMERICA «A DETROIT IL COACH NON MI SALUTAVA NEPPURE, A BOSTON INVECE È ANDATA DECISAMENTE MEGLIO L'INCONTRO CON TORTU «QUANDO MI HANNO DETTO CHE QUESTO RAGAZZO AVEVA BATTUTO IL RECORD DI MENNEA HO VOLUTO CONOSCERLO» Il segreto di Datome: «Gioco come sono» Il capitano dell'Italia si racconta: «La NBA è unica, ma ora il Fenerbahce è la mia casa» Alessandro Luigi Maggi ¦ Milano L'OLIMPIA non pare essere nel suo destino, ma Milano può essere una tappa di passaggio importante per Luigi Datome in avvicinamento al mondiale cinese. Ancora in stampelle dopo il recente intervento chirurgico, il capitano della Nazionale ha presentato il suo libro «Gioco come sono» in collaborazione con il direttore operativo di Virtus Roma Francesco Carotti. «Conosco Gigi dal giorno del suo arrivo a Roma - il ricordo del co-autore, giornalista - un anno magico raccontato in un capitolo del libro». «Avevo già rifiutato l'ipotesi di un libro - le parole di Gigi Datome -credevo fosse sbagliato produrre un'opera del genere a carriera in corso». Un viaggio che passa per la libreria Rizzoli di Milano, Galleria Vittorio Emanuele, con la voce al suo fianco di Lia Capizzi di Sky, nel ricordo di quell'icona chiamata Eu-roLeague: «La prima finale con il Cska fu pazzesca (nel 2016, ndr), una sconfitta che ci impose di dire no ad altre chance in Nba per non lasciare quel Fenerbahce come una missione interrotta». La sconfitta come madre di vittoria: «Tutti guardando al passato analizzano con maggiore freddezza. Ho cercato di raccontare i miei sentimenti di inizio carriera per poi giudicarli, riconoscendo anche errori o meriti di chi sembrava in contrasto. Terapeutico». E allora che percorso sia: «Felice per gli anni vissuti in NBA, perchè posso dire di non avere il cruccio della rinuncia ad un sogno. Sono passato da Detroit, dove non venivo neanche salutato dall'allenatore, a Boston, dove invece il coach mi spiegava il motivo delle sue scelte. Ora sono parte di un progetto, al Fenerbahce. Cambiare? E chi me lo fa fare?». Istabul come città: «Città, non casa. Un paese che soffre, ma che sa e può offrire». Presente anche Filippo Tortu, velocista italiano, ospite speciale in auel di Milano: «Non lo conosce- vo. Quando mi hanno detto che tale Torto aveva battuto il record di Mennea, l'ho subito cercato, abitava a cinque minuti da casa mia». Onore di regione, onore di Nazione, pensando al Mondiale cinese in avvicinamento: «E' la diciottesima estate che passerò con la Nazionale. Ad oggi una medaglia sarebbe impresa, ma siamo qui, dobbiamo provarci». Una missione, per un giocatore che è anche capitano e rappresen- tante dei giocatori di EuroLeague, organizzazione in perenne lotta con la Federazione Internazionale: «Ho dovuto scegliere tra il contratto firmato con il club o dire no alla Nazionale. Feci un post allora, di fuoco, oggi spero in una risoluzione del conflitto». DUE CAMPIONI SARDI A sinistra Filippo Tortu a destra Luigi Datome alla presentazione del suo libro «Gioco come sono»