Basket, parla Marson: non mollo Davide Marson, presidente della Pallacanestro Cantù, sceglie La Provincia per rompere il silenzio di questi giorni bui. E lo fa chiedendo innanzitutto silenzio sulla storia del tragico incidente. Chiede rispetto per il dolore di un uomo che, almeno questa è una fortuna, non è mai stato e non sarà mai solo. Spiega di sentirsi «fisicamente bene, ma moralmente ve lo lascio immaginare. Non dico nulla Meno male ci sono la Pallacanestro Cantù e la mia azienda a tenermi occupato e afarmipensare ad ai- Davide Marson tro. Ma non è facile, credetemi. Non potremmo fare altrimenti... Però non mollo. Anzi, ne approfitto per ringraziare il popolo sportivo, quello istituzionale e le forze dell'ordine che coni messaggi e la vicinanza mi hanno dato la carica Mi servirà tanto, in questo periodo». Quanto alla squadra in costruzione, la immagina «bella e simpatica. Di gente che abbia grande voglia. Di fare e di sudare per questa maglia Mi immagino dei lunghi giovani e d'impatto. E poi un paio di americani». CERI ANI A PAGINA 57 L'INTERVISTA DAVIDE MARSON. Presidente del l'Acqua San Bernardo «Stiamo tornando a diventare una società seria, con grande potenziale» «CANTÙ, NON MOLLO GRAZIE PERLAFFETTO E ORA COSTRUIAMO» EDOARDO CERIANI Prima di tutto l'uomo che, con le fragilità e le debolezze, cerca non senza fatica di guardare avanti. Con un coraggio incredibile. Il padre e l'imprenditore, che pensa - prima di tutto - alla sua e alle famiglie dei suoi dipendenti. Poi c'è il personaggio pubblico che magari non sempre condivide l'enfasi, ma che intelligentemente si adegua. Senza buttare altra benzina sul fuoco e sperando che presto, anche se sarà difficile, possa calare l'oblio su un momento difficile. Davide Marson, presidente della Pallacanestro Cantù, sceglie La Provincia per rompere il silenzio di questi giorni bui. E lo fa con onestà, chiedendo innanzitutto rispetto e silenzio sulla storia del tragico incidente. Quello che si porta dentro glielo si legge in volto, prima ancora che nelle parole. Il dolore di un uomo che, almeno questa è una fortuna, non è mai stato e non sarà mai solo. Fino a sciogliersi in un gesto per lui non comune: il regalo della cravatta al cronista. «Una cosa che ho fatto poche volte nella mia avventura nella pallacanestro, solo in momenti più che significativi e che per me ha un significato profondissimo», svelerà poi. Presidente, come sta? Fisicamente bene, ma moralmente ve lo lascio immaginare. Non dico nulla. Meno male ci sono la Pallacanestro Cantù e la mia azienda a tenermi occupato e a farmi pensare ad altro. Ma non è facile, credetemi. Non potremmo fare altrimenti... Però non mollo. Anzi, ne approfitto per ringraziare il popolo sportivo, quello istituzionale e le forze dell'ordine che con i messaggi e la vicinanza mi han- no dato la carica. Mi servirà tanto, in questo periodo. Concentriamoci,allora,sul suo lavoro. Circoscrivendolo, però, a quello in Pallacanestro Cantù. Ache punto siamo? Ce n'è ancora tanto da fare. Lo sappiamo bene noi, lo sappia la nostra gente. Ma abbiamo creato un gruppo veramente solido e non soltanto nel nuovo consiglio di amministrazione. Mi riferisco, infatti, ai miei collaboratori: confermato lo zoccolo duro di quelli degli uffici e del campo, l'arrivo del general manager Daniele DellaFiori e del segretario generale Luca Rossini ha dato una bella spinta, sotto tutti i punti di vista. Gente da fatti e non parole, come piace a me. Ci sta dicendo che state tornando alla normalità? Vi sto dicendo che stiamo tornando a essere una società seria, con tutte le pedine al loro posto e con tutte le competenze sf ruttate al massimo. Abbiamo un grande potenziale e non ci resta che metterlo in campo. Apropositodi campo, chesquadra ci dovremo aspettare? Non dovete chiederlo a me, ma a Della Fiori. Io mi occuperò dell'altra squadra, quella che dovrà governare gli affari da fuori e che dovrà badare a che vada tutto per il verso giusto. Dica almeno che squadra hai in mente. Bella e simpatica. Di gente che abbia grande voglia. Di fare e di sudare per questa maglia. Mi immagino dei lunghi giovani e d'impatto, che saltino, prendano rimbalzi e schiaccino. E poi un paio di americani sul perimetro, per i quali magari investiremo qualche quattrino in più, ma che abbiano gioco e punti nelle mani. Una squadra che prende forma. Eccome. Con italiani di grande prospettiva e talento. E che ricalcherà i dettami del coach Pancotto, del gm Della Fiori e del nostro grande supervisore, il professor Bruno Arrigoni. 11 tecnico che impressione le ha fatto? Il maestro, come lo chiamo io. Classe ed eleganza. L'uomo giusto per questa realtà, abituato a lavorare con i giovani e in ambienti particolari. Poi, è chiaro, lui è un professionista che sa bene che il suo destino è legato ai risultati. Come sarà per Brienza a Trento e Messina a Milano. Da qui non si scappa. Nel frattempo, dietro le quinte, lei ha lavoratoanchesulla compagine societaria. Abbiamo lavorato forte. Soprattutto grazie all'appoggio incondizionato di amici come Andrea Mauri e Sergio Paparelli. I commilitoni, come ci chiamiamo noi. E penso che dica tutto. Avete varato un consiglio di sette persone con l'appoggio esterno di Beretta. Il numero giusto? È quello che avevo chiesto che fosse. Con competenze e storie diverse, ma con una visione collettiva e di ampia portata. Secondo me di livello molto alto. Sì, siamo nel numero giusto. Ma mi aspetto dell'altro. Tipo? Tipo che uno come Antonio Mu-nafò, e ne sono sicuro e certo, continui a darci il suo appoggio in termini di esperienza e di gestione del settore giovanile. Insomma una squadra aperta, non chiusa soltanto ai soci. Ai tifosi cosa si sente di dire? Di avere fiducia. Vogliamo tanto essere una società seria, senza ombre alle spalle. Con tanta grinta e voglia di fare. Creando una Pallacanestro Cantù 4.0. Come reputa la risposta al la prima parte di campagna abbonamenti? Un risultato ottimo, da canturi-ni veri. Ero nel cda di Anna Cre-mascoli nell'anno del record di abbonati. Ero presidente in pectore nel giorno in cui contro Milano abbiamo battuto ogni primato di presenze in una singola partita. E vorrei essere il presidente che abbatte il nuovo muro di abbonati. O quantomeno cercare di eguagliarlo. Ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. Guardate gli Eagles... In che senso? Nel senso che si sono precipitati ad acquistare centinaia di tessere senza farsi per nulla intimorire dall'aumento dei costi. Reazione, anche loro, da cavalieri dei nostri colori. D'altronde, e cito me stesso, questa è la miglior curva d'Italia. Ma quale obiettivo ci dobbiamo aspettare per la sua Pallacanestro Cantù? Abbiamo, sin dall'inizio, voluto ragionare all'inverso. Prima, dunque, sui numeri. E i numeri dicono che noi dobbiamo puntare alla salvezza. Poi, magari, se in corsa dovessero presentarsi altre occasioni, non è detto che non si possano ritoccare all'insù gli obiettivi. Ma io non mi dimenticherei mai da dove siamo partiti. Da febbraio, quando ormai tutti erano convinti che fossimo morti. E ora avanti step by step. La strada è quella giusta. Nel frattempo ha lavorato con successo anche a una terza squadra: quella del nuovo palazzetto. Per noi sarà una condizione imprescindibile. Uno sponsor in più, una forma di sostentamento anche per la società. Per questo abbiamo pensato a una struttura da poter sfruttare a 360 gradi, sport ma non solo. Vi dico che l'entusiasmo c'è e che io non ho neanche l'angoscia o la paura di non trovare chi riempirà gli spazi commerciali. Ci ha lavorato gente che sa, i massimi esperti. Il mondo cambia e abbiamo preso esempio da altre realtà, dalla Juventus, ad esempio. O dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti. E continuiamo a guardarci intorno per mutuare le esperienze più positive. Anche in questo caso ha pescato gente dal territorio? Era tra i nostri obiettivi iniziali. Ma ci saranno anche personaggi nuovi, e magari qualcuno a sorpresa. Sono stati tutti scelti in maniera oculata. Un'elezionea presidente vai bene una dedica. Per prima cosa, vi dico che sono l'undicesimo e mi intriga essere il primo della nuova decina. E poi, rispondo: a mio papà Ivano. Davide Marson (a destra) regala la sua cravatta al nostro Edoardo Ceriani subito dopo l'intervista I «Abbonamenti? I «Partiremo Da cantorini veri per salvarci la risposta dei nostri tifosi Sono il record» Ma se in corsa cambiassero le condizioni...» La Provincia