La Curva è fuori dalla nuova Mens Sana: "Il progetto della Polisportiva non ci piace" Parla Michele Marzucchi, uno dei rappresentanti dei tifosi biancoverdi La Curva boccia la nuova Mens Sana: "Così non ci piace" Salta il sostegno alla società dopo l'incontro con la Polisportiva: "Abbiamo idee diverse, il nostro progetto non può continuare" di Matteo Tasso SIENA ¦ Non si farà "la Mens Sana dei tifosi", non ci sono le condizioni. E soprattutto rischia di perdersi per strada una buona parte del sostegno (quello storicamente più caloroso, quello cioè della curva) che la nuova avventura bian-coverde avrebbe avuto, pur ripartendo dal campionato di Promozione. Polisportiva e rappresentanti della curva nord sembrano distanti nel modo di concepirla, questa nuova Mens Sana, lo conferma Michele Marzucchi, uno dei tifosi che venerdì scorso si sono messi al tavolo con i vertici della "casa madre" biancoverde: "L'incon- tro è stato cordiale - spiega Marzucchi -, ma i presupposti per un accordo non ci sono. Ci fermiamo qui e non andremo oltre, perché non c'è intenzione di mettersi di traverso: la Mens Sana è una e una deve rimanere, però quella che sta nascendo non ci piace e quindi non ce la sentiamo di seguirla". Significa rinunciare ad una fetta importante di tifosi già prima di partire con questa nuova avventura? "Non sta al sottoscritto valutare gli impatti futuri, posso solo dire che buona parte della curva aveva di buon grado seguito il progetto e che lo avrebbe sostenuto, non soltanto facendo il tifo alle parti- te. Avevamo già messo a terra un business pian triennale, c'era il sostegno di diversi sponsor, alcuni dei quali tutt'altro che marginali per un campionato di Promozione, avevamo pronto pure uno statuto in grado di mettere qualche paletto, almeno nei primi anni di gestione, ad ingerenze di situazioni e persone che potrebbero avvicinarsi alla Mens Sana nei momenti di crisi per secondi fini. Siamo contenti di averci provato, questo mi sento di dirlo, ma siamo tutto meno che felici per come sono andate le cose". Vi eravate già incontrati con la Polisportiva? "Le nostre intenzioni erano note da tempo. I primi contatti li abbiamo avuti ad aprile, quando però bisognava attendere la sorte della Mens Sana Basket 1871, e sono proseguiti anche successivamente: ci era stato fatto capire che l'unico interesse della Polisportiva era nei confronti del settore giovanile e che avrebbero valutato il nostro progetto, nei giorni del Palio abbiamo invece appreso dai giornali che è stata presa una decisione opposta e che metteranno in piedi anche la prima squadra. Abbiamo chiesto un incontro, un chiarimento, dal quale è scaturita la decisione di fermarsi rispetto al nostro progetto". Cosa vi ha spinto a non proseguire nel vostro intento? "Faccio un passo indietro, perché c'è già stato chi ha provato a costituire un Siena Basket, per fortuna senza alcun successo. Gli ibridi non ci interessano, volevamo ripartire col nome Mens Sana e quel nome appartiene alla Polisportiva, istituzione che ha una storia secolare e che nel tempo ha avuto personaggi di indubbio spessore a gestirla. Il basket ne è stato per decenni il vero motore, inteso come seguito popolare e come pubblicità a livello nazionale ed internazionale, un bel giocat-tolino frantumatosi con l'altro vergognoso fallimento, quello del 2014, una sorta di peccato originale che evidentemente oggi si continua a scontare. Avremmo voluto costituire una sezione autonoma, come ne esistono altre nella Polisportiva, proprio per ripartire senza troppi legami con chi, negli ultimi anni, è sembrato poco attento alle vicende cestistiche: il fatto che la Polisportiva abbia invece optato per accorpare sia le giovanili, sia la prima squadra in una sezione ordinaria, e quindi sotto il proprio controllo, ha chiuso la partita". Che spiegazione vi date sulla fine, ingloriosa, della Mens Sana Basket 1871? "Perché la Mens Sana Basket 1871 è implosa andrebbe chiesto a chi l'ha gestita, nessuno escluso, negli ultimi anni. Certo ciò che è successo nei mesi scorsi è clamoroso, ma i guai vengono anche da lontano: eravamo praticamente falliti già nel febbraio del 2016, da allora si è ripetutamente chiesto ai tifosi di aprire il borsello, oltre al cuore, e si è sbandierata la volontà di gestire e controllare la società, ma da questa società si sono rapidamente disimpegnati azionisti, investitori, sponsor e dirigenti e la si è spinta, velocemente, nelle mani dei primi arrivati. Sulle modalità di controllo dei quali, in tutta onestà, è meglio sorvolare". Il modello del tifoso che gestisce la società del cuore, in realtà, ha già mostrato più di un limite. "Si parla di un campionato di Promozione, non di una serie A2, insomma nessuno si sarebbe inventato dirigente di una società professionistica senza saperlo fare. Era soprattutto un segnale che volevamo dare sulla ripartenza del basket mensanino, un segnale di indipendenza dal passato oltre che di forte passione, la passione della curva, verso i colori biancoverdi. Tengo comunque a precisare che ciascuna delle persone che si sono messe in gioco, nella vita di tutti i giorni è uno stimato professionista nel proprio ambito lavorativo" Perché questa precisazione? "Senza neppure conoscerci, qualcuno ci ha dipinto come brutti, sporchi e cattivi, addirittura c'è stato chi si è messo a fare i conti sul numero dei daspo accumulati in curva negli ultimi 15 anni. Siena purtroppo è questa: fin quando si distribuiscono ruoli e poltrone si sta tutti sulla stessa barca, come la filiera si accorcia vengono fuori, chiamiamoli così, i mal di pancia" L'input, quindi, è quello di non seguire la nuova Mens Sana targata Polisportiva? "Ognuno agirà secondo coscienza, nessuno traccia linee comuni, meno che mai impone qualcosa. Il nucleo storico della curva, quella di un tempo e quella di oggi, credo che la domenica rimarrà a casa: per fare il tifo (dice scherzando, ndr) c'è sempre la squadra del Commandos Tigre nel campionato Uisp". Protagonisti Da sinistra l'ex patron Massimo Macchi, Michele Marzucchi portavoce dei tifosi e Antonio Saccone presidente della Polisportiva