BASKET GRISSIN BON «SE SARÒ CAPITANO? DECIDERANNO DIRIGENZA E STAFF TECNICO - DICE POETA-. IL MIO ATTEGGIAMENTO NELLO SPOGLIATOIO E SUL CAMPO SARÀ COMUNQUE IDENTICO» w m «Ho scelto Reggio perche e speciale» Peppe Poeta «Qui si respira la pallacanestro come se fosse aria. Contento di ripartire con Buscaglia» FARE SQUADRA Giuseppe Poeta con Licia Ferrarini e Ivan Paterlini Gabriele Gallo GIOCATORE carismatico, se ce n'è uno. E con una intensità sul parquet diffìcilmente superabile. All'insegna di queste due caratteristiche, che hanno contrassegnato tutta la sua carriera, Giuseppe (per tutti Peppe) Poeta, 33 anni, da Battipaglia, ha iniziato ufficialmente ieri la sua avventura alla Pallacanestro Reggiana, presentandosi ai media cittadini. «Sono veramente felice di essere qui -ha esordito -, sento una gran voglia di ripartire e sono contento di farlo con Buscaglia, con cui ho già lavorato. Questa è una società modello, in una città che respira basket come se fosse aria. Il mio primo obiettivo sarà quello di far capire ai giocatori americani, veterani o esordienti, e ai giovani ita- liani il senso di appartenenza a questa squadra e la responsabilità che porta indossare la casacca bianco rossa». Aveva diverse offerte. Perchè ha scelto la Grissin Bon? «Perchè da voi c'è una connessione tecnica e umana particolare. E poi, anche se non ho mai giocato qui, conosco l'ambiente e le persone che, da tanti anni, lavorano in società. C'è stato subito feeling con il management, quindi nel momento in cui è sorta la possibilità di venire qui abbiamo chiuso la trattativa in mezza giornata». Quando è accaduto? «C'è stata una chiacchierata informale a fine campionato. Ma Reggio doveva ancora fare le sue valutazioni e io stavo aspettando di capire cosa succedeva a Torino. Non voglio essere ipocrita, in Pie- monte mi trovavo benissimo e se non ci fosse stato il fallimento avrei onorato il contratto che avevo. Quando poi la Grissin Bon ha puntato decisamente su di me la volontà di stare insieme è stata veloce». Il fatto che questo sarà l'ultimo anno con Stefano Landi proprietario, quindi con inco- fnife sul futuro, non l'ha con-izionata? «No. La chiarezza e la serietà di Landi sono note in tutto l'ambiente, ed è solo con la chiarezza che ogni situazione si può risolvere. Sono quindi ottimista anche per il futuro: c'è una città appassionata, una progettualità riconosciuta, un vivaio importante». Si parla di lei come possibile nuovo capitano... «Decideranno dirigenza e staff tecnico. Il mio atteggiamento nello spogliatoio e sul campo sarà identico, da capitano o meno. E' vero che l'ho fatto in tante squadre, ma ciò che mi interessa di ff lf Ai compagni voglio far capire la responsabilità di indossare questa casacca più è stare bene nel gruppo, viverlo. Ho avuto la fortuna di giocare in squadre dove i rapporti umani sono sempre stati buoni, e dove ho cercato di applicare uno dei miei principi: cercare il buono nell'altro, non i suoi difetti». Da veterano del parquet, e reduce da un'annata economicamente complicata a Torino, come uscirà il basket dalla crisi che lo attraversa? «Primo: evitando di fare il passo più lungo della gamba. Se puoi spendere 8, spendi 7 e tieni da parte 1. Poi sarebbe importante modificare l'attuale regime di tassazione, agevolando le società sportive, come avviene in Spagna».