BASKET Fucka: «Trieste, credere nei giovani paga sempre» L'"airone di Kranj" a Udine per presentare gli EuroU16: «Nello sport si rischia sempre meno. Bisognerebbe imitare Tanjevic» Gregor Fucka Edi Fabris UDINE. Indimenticabili quegli anni. A ricordare così, con un pizzico di nostalgia, il suo "tempo delle mele" a Trieste è Gregor Fucka, ieri a Udine con alcuni componenti dello staff tecnico delle giovanili azzurre, alla presentazione di eventi cestistici tra cui il campionato europeo maschile Under 16 in programma a Udine dal 9 al 17 agosto. «Una città, Trieste, e la sua gente che mi sono rimasti nel cuore - confessa Fucka -Fu, quella, la mia prima esperienza ad alto livello e non finirò mai di ringraziare Boscia Tanjevic, che credette in me così come in altri giovani e che ora mi ha voluto nello staff azzurro ad affiancare Alessandro Guidi nelle giovanili. Esordii in Al a soli 18 anni, subito in quintetto, e fu la chiave di volta della mia carriera». Ed ora una nuova sfida... «Che definirei fantastica e che mi fa rivivere il tempo dei miei anni verdi. Avere la possibilità di trasferire la mia esperienza e, perché no, la capacità tecnica acquisita lavorando con grandi coach, costituisce un momento molto stimolante della mia vita, anche perché nei giovani, come il mio pigma-lione, credo fermamente». Ma il basket, negli ultimi anni, è molto cambiato. «Già, ora il basket è più fisica e meno tecnica rispetto ai miei anni ma in Nazionale vogliamo lavorare per migliorare entrambi gli aspetti. E non penso, come sento dire, che oggi i ragazzi siano meno motivati rispetto alla mia generazione: si tratta di far loro credere, cestisticamente parlando, nel futuro, anche perché, coni'ele- vata presenza di giocatori stranieri in A, è facile per loro pensare di non trovare spazio ad alto livello al termine del percorso nelle giovanili». E diventa essenziale il ruolo degli allenatori. «Certo. Boscia nei giovani credeva e osava lanciarli ad alto livello. Oggi lo si fa di meno, anche perché, appunto, i ruoli più importanti sono affidati a stranieri e prima che a crescere i ragazzi si pensa al risultato, ma è una situazione esistente a livello internazionale in tutti gli sport. Ma l'importanza, anche per il pubblico, della componente italiana in ogni squadra resta grande». Discorso valido anche a Trieste? «Il pubblico triestino ha dimostrato di appassionarsi ai giocatori nati e cresciuti nel vivaio come Tonut, Ruzzier, Coranica, ed è un fattore da tenere in considerazione perché nella zona il talento cestistico in generale è sempre elevato. Ma nei giovani bisogna credere aiutandoli a superare senza traumi il passaggio alla prima squadra, e mi auguro che nella squadra biancorossa, che seguo sempre con affetto, i "talenti verdi" trovino uno spazio adeguato, come nella migliore tradizione».