L'INTERVISTA SALVATORE PARRILLO. Ultimo capitano della Pall.Cantù «La società mi ha espresso la volontà di non proseguire il rapporto» «IODI TROPPO A CANTÙ NON ME LASPETTAVO MA AVRÒ BEI RICORDI» FABIO CAVAGNA Un matrimonio e poi subito una separazione. Il tutto a stretto giro a posta. Il luglio di Salvatore Parrillo non è certo stato monotono né tantomeno ha rischiato di passare inosservato. Agli inizi del mese scorso, Sasà, celebrava le nozze con la sua adorata Alessandra e alla fine dello stesso mese consumava ufficialmente il divorzio con l'amata Pallacanestro Cantù. Procediamo con ordine: Parrillo sposo. Dopo sette anni di fidanzamento, ci siamo sposati nella splendida location del Tempio San Francesco a Gaeta, sul mare. Luna di miele dapprima negli Stati Uniti e poi ai Caraibi. Siamo molto felici di aver compiuto questo passo importante. Con Alessandra, che avevo conosciuto durante la mia parentesi a Ferentino, in Ciociaria, abbiamo vissuto insieme le mie stagioni canturine. Stagioni canturine, nel frattempo, e così facciamo un altro step, giunte al capolinea. La società mi ha espresso la volontà di non proseguire il rapporto che c'era tra di noi, pur avendo io un altro anno di contratto. A quel punto sono e ntra-to sul mercato e ho accettato la corte di Orzinuovi (serie A2, ndr) che si è subito mostrata interessata. Convincendomi con il discorso fatto sia dal presidente (Francesco Zanotti, ndr) sia dall'allenatore (Stefano Salieri, ndr) di mettermi al centro del progetto in cui mi sento protagonista. È stato preso in contropiede dalla scelta di Cantù? Non me la sarei francamente aspettata che una volta diventato capitano sarebbe andata a finire così. Però, purtroppo, sono cose che accadono... A me dispiace perché lì sono stato benissimo mi sono trovato come a casa, facendo amicizia e intratte nendo rapporti con tantissime persone. Fa parte del nostro lavoro e so che prima o poi può capitare. Ora si volta pagina senza dimenticare nulla di quello che è stato ma ora anche pensando a ciò che sarà. Senza dimenticare nu Ila, appunto: cosa si porta via dalla Brianza? Porto con me tutto di positivo, perché anche i tanti momenti veramente difficili da superare e da mandar giù sono in fondo serviti a farmi crescere. Tante cose me le ha date il campo e sono felicissimo, altre me le ha riservate l'extra campo e sono cresciuto come uomo e come persona prima ancora che come giocatore. Sono stati tre anni belli ma anche impegnativi perché abbiamo vissuto una serie di vicissitudini fuori dal comune. Insomma, porto con me una città che non dimenticherò mai, tantissimi amici che resteranno, le soddisfazioni che mi sono tolto con quella maglia fino a esserne il capitano che per me è stato un orgoglio incredibile. 11 compagno con cu i più ha legato? Direi con tutti gli italiani. In particolare con Baparapè, Quaglia e Maspero anche se ultimamente l'amicizia più profonda è stata quello con Tassone con il quale ci chiamiamo "fratelli" per quanto siamo legati. In queste ultime tre stagioni sono passati tanti stranieri da Cantù, qualcuno anche di alto livello. Chi ritiene il più forte? Gli ultimi due che mi vengono in mente sono Jefferson e Cul-pepper però io un giocatore lo considero a 360 gradi e dunque per quello che è stato e per quello che continua a dimostrare non ho dubbi nell'indicare JJ Johnson, un prof essionista vero. Capitoloallenatorkne sono transitati mica pochi... Ce li racconta? Partiamo da Kurtinaitis: è stata una breve esperienza eppure molto, molto intensa perché sono stati mesi difficili in cui ci ha spremuti dall'inizio alla fine an- che se non è andata bene a livello di risultati. Bolshakovè stato capo allenatore per pochissimo e comunque l'ho avuto per due anni perché ha fatto anche il vice. Fondamentalmente una brava persona, ci ho anche legato, anche se si è trattato di un'esperienza strana e particolare per il modo di gestire. Il suo primo anno lo ha chiuso con Carlo Recalcati. Tutte le parole che posso spendere nei suoi confronti sono super positive perché una persona e un coach come lui non esistono. Mai incontrato un signore così. È stata una delle mie fortune più grandi a Cantù essere allenato da lui e lo porterò con me per sempre perché ne sono veramente onorato. Da un italiano all'altro, Sodini. Ho avuto un buon rapporto e l'ho tuttora. Secondo me è un bravissimo allenatore e l'ha dimostrato anche la stagione scorsa a Capo d'Orlando. Ci sarebbe poi Pashutin. Ho avuto un percorso un po' particolare con lui perché sono passato dal non giocare a entrare in quintetto a restare poi di nuovo ancora seduto. Resta il fatto che si tratta di una persona di cuore e fino al giorno in cui è andato viaha tenuto tantissimo alla causa canturina. Resta Brienza. Che ha centrato un ottimo risultato. Con lui il mio minutaggio è sceso e di molto soprattutto nell'ultimo periodo. Sono scelte dell'allenatore perché dopo essere rientrato dall'infortunio stavo molto bene. La Torre ha fatto benissimo e Nicola ha preferito insistere con lui. Io ero pronto a giocare ma ho accettato la sua scelta Pensierino finale? Faccio il mio in bocca al lupo a questa piazza meravigliosa e ancora una volta tengo a ringraziare veramente tutti. Salvatore "Sasà" Parrillo, 26 anni, le ultime tre stagioni alla Pallacanestro Cantù I «Sono cresciuto come uomo e come persona prima ancora che come giocatore» I «Che persona e che allenatore Charly Recalcati Mai incontrato mi signore così» I «Essere stato il capitano di Cantù è per me motivo d'orgoglio incredibile»