Il "coro" di Varese ha iniziato a cantare BASKET Caja lavora già a gruppi per creare l'intesa Laboratorio aperto per costruire la nuova OJM. Primi approcci col sistema offensivo da parte di Attilio Caj a: già nella seduta mattutina e poi soprattutto nel pomeriggio, Varese ha iniziato a lavorare col pallone in movimenti corali dopo i fondamentali defatiganti della fine della prima seduta di mercoledì. Si tratta della fase embrionale della messa a punto di queir identità basata su coralità e circolazione di palla che sta alla base del credo tecnico di Artiglio: situazioni di collaborazione a metà campo con 3, poi 4 ed infine 5 giocatori, rigorosamente senza difesa per sincronizzare i meccanismi di insieme di quello che saia il punto fermo della Varese che verrà. Presto per vedere all'opera il gruppo (ieri pomeriggio con Te-pic fermo dopo la parte atletica) in versione agonistica, con la difesa e poi a rutto campo: certi movimenti vanno prima di tutto metabolizzati e poi verificati, negli allenamenti prima e nelle amichevoli di preparazione poi. Ma da qui al 28 agosto, data della prima uscita ufficiale a Bormio contro il Galatasaray, ci sarà tutto il tempo per digerire i giochi d'attacco che il coach pavese ha iniziato ad impostare ieri. Difficile per i curiosi presenti alle sedute di Masnago calibrare i primi giudizi sul valore dei nuovi arrivati se la seduta di allenamento prevede ancora situazioni tecniche senza difesa. Però le sensazioni confermano le indicazioni che hanno accompagnato gli acquisti estivi al momento della firma. Josh Mayo e Ronnie Moore hanno taglia fisica relativamente simile -ciò significa che l'ex Roma e Scafati non è esattamente erculeo... - ma le analogie finiscono lì, perché tuo, dinamicità e sicurezza nel prendersi responsabilità sono totalmente differenti rispetto a quello del predecessore in regia dell'ex capitano di Bonn. Jason Clark è elemento certamente molto più agile che fisico: la guardia pescata a Francoforte possiede trattamento e qualità balistiche, di sicuro è un giocatore più tecnico che potente. Al contrario LJ. Peak vanta un mix intrigante di doti perimetrali e stazza, potenzialmente l'unico dei titolari biancorossi a poter mettere sotto in termini di complessione fisica gli avversari diretti: nel sistema Caja l'ala piccola è giocatore di fondamentale importanza non solo come raccordo ma anche come terminale, dopo un anno a fianco di bombardieri come Dom Johnson e Tony Mitchell l'atleta ex Georgetown ha una grande chance per esplodere. Siim Sander Vene è una certezza, per conoscenza del gioco prima di tutto al di là delle qualità dall'arco e la capacità di passare la palla: a beneficiarne sarà prima di tutto Jeremy Sim-mons, esplosivo negli spazi stretti molto più di Tyler Cain (e in una squadra che muove molto palla e uomini sarà un bel vantaggio) anche se meno stazzato rispetto al suo predecessore che era un maestro negli aiuti in difesa. Per i giudizi è presto, ora è il momento del lavoro in palestra grazie anche agli italiani che conoscono già il sistema: capitan Ferrerò ha già iniziato giovedì sera nella prima cena di squadra a Ca' dei Santi a fare gruppo con gli stranieri, la chimica dentro e fuori dal campo dovrà essere l'arma principale della nuova OJM. Giuseppe Sciascia