«Senza nuovi investitori il futuro non è garantito» BASKET L'allarme diBoggio, vicepresidente della Pali. Varese Giuseppe Boggio, 54 anni, è il vicepresidente della Pallacanestro Varese .ino -in " Da consorziato della prima ora a numero 2 dell'organigramma della Pallacanestro Varese. Giuseppe Boggio, 54 anni, titolare della Lavorazioni e Sistemi Lasi di Gallarate, uno dei pochissimi soci fondatori di Varese nel Cuore tuttora membro della multiproprietà che regge il club di piazza Monte Grappa, ha assunto da poche settimane la carica di vicepresidente. E racconta così le sue motivazioni da socio: «In quell'estate del 2010 fa si diceva che il consorzio era l'unica strada per tenere in vita la Pallacanestro Varese, dunque nel momento in cui è partito non potevo non entrarci. In dieci stagioni abbiamo garantito continuità. A volte non è stato facile ma chi è tifoso come me non può certo tirarsi indietro. Seguo la Pallacanestro Varese da oltre 45 anni, le prime partite a Masnago le ho viste quando ne avevo 6 o 7. Di certo non lo si fa per un ritorno economico, almeno per quanto riguarda il mio caso non ho prodotti da pubblicizzare. Faccio la mia parte affinché la società prosegua l'attività ai massimi livelli possibili, come fanno tutti coloro che tra consorzio, trust ed abbonamenti contribuiscono a tenere viva questa società». Come è nato il suo impegno diretto nei quadri dirigenziali di consorzio prima e società poi? «Il rapporto ormai amicale con Alberto Castelli lo ha portato a chiedermi disponibilità ad entrare nel cda di Varese nel Cuore; a luglio mi hanno chiesto di entrare anche in quello di Pali.Varese, poi Toto Bui-gheroni mi ha indicato per la vicepresidenza. Non avevo percezione della complessità dell'attività societaria ma ho trovato una società abbastanza organizzata, sulla quale sta ancora operando efficacemente Andrea Conti per razionalizzare certe situazioni». Perché è così importante l'ingresso di forze nuove in società? «Il consorzio da solo non ce la fa più dopo gli sforzi notevoli compiuti negli ultimi 2 o 3 anni anche con il contributo di forze esterne. Le strade sono due: o si porta il numero dei soci di Varese nel Cuore dagli attuali 50 a 100, ma mi pare una soluzione irrealistica perché ormai da diversi anni la massa critica dei consorziati è stabile fra entrate e uscite. Oppure, se non voghamo avere problemi tutti gli anni, servirebbe aggiungere uno o più soci forti che affianchino il consorzio». Quali scenari futuri si prefigurano se non dovessero arrivare forze nuove? «Restando così le cose, la serie A in questo quadro normativo non potremo più permettercela sui livelli di spesa degli ultimi 3 o 4 anni. Dunque non ci sono alternative: se non ci saranno altri soci dovremo dimagrire riducendo i costi, e ciò nonostante il supporto di Rosario Ra-sizza e Gianfranco Ponti che nelle ultime stagioni hanno contribuito fattivamente anche senza far parte del consorzio. Entrambi hanno la possibilità di entrare in società, sarebbe una soluzione auspicabile che coronerebbe il lavoro di Alberto Castelli». Come giudica la nuova Varese? «Non sono un tecnico ma la squadra mi piace, ed avverto soddisfazione anche tra coloro che hanno contribuito a costruirla. Ri- tengo che si sia operato al non essere riusciti ad ac- operazione che proprio G.S. meglio in funzione delle contentare coach Caj a per non potevamo permetter-risorse disponibili; spiace Jason Rich, ma era una ci...».