L'INTERVISTAMANUCHARMARKOISHVILI. Ex giocatore cantorino «È II club che mi ha ridato una sorta di seconda vita nel mondo del basket» «I MIEI ANNI PIÙ BELLI QUELLI VISSUTI A CANTÙ LI IL MANU PIÙ FORTE» FABIO CAVAGNA La tavola, anche se sarebbe più appropriato dire il Pa-laBancoDesio, è apparecchiata per farlo mettere comodo e sottoporgli il menù più sfizioso che nella terra cestistica di Brianza si possa garantire. L'elenco dei piatti scelti per celebrare come si conviene il "Manu Day" è stato svelato ieri, ma intanto è garantito al limone che il ritorno di Manuchar Marko-ishvili prossimamente su questi schermi non passerà certo inosservato. Il georgiano sarà domenica al PalaBancoDesio per assistere ad Acqua San Bernardo-Grissin Bon, sfida che segna il debutto casalingo stagionale deibianco-verdi in campionato. E che, appunto, sancisce la rimpatriata di un giocatore amatissimo a queste latitudini, capace di farsi amare dai tifosi nei tre anni (e rotti) in cui ha indossato l'allora casacca biancoblù. Manu sbarcherà domani sera, convolo diretto da Atene. Intanto,checi fa inCrecia inquesto periodo? È forse in vacanza? No, di giornate di ferie ne ho fatte già abbastanza, mio malgrado... Sto soltanto cercando di capire se mi piace f are l'allenatore. E, soprattutto, se sarò eventualmente in grado di svolgere questo ruolo. Ma perché proprio ad Atene? Perché ho chiesto a Ilias Zouros, mio ex allenatore nella Nazionale georgiana di poter assistere ad alcune sue sedute. Ora lui guida il Peristeri. Nel frattempo, le scorse settimane ho presenziato, dando anche una mano, al training camp di tre settimane con i giovani da lui diretto. Quest'anno, che sono libero, sentirò anche qualche altro coach in giro per l'Europa per avere il via libera a vedere come lavora e per continuare a imparare. Perché quando sei in campo le cose le vedi in un certo modo e quasi mai collimano con ciò che scorgi dalla panchina. Dopoaverdato l'addio alla pallacanestro, lei è però tornato a vivere in Georgia, vero? Sì, sono tornato a casa durante l'estate di rientro da Kiev (mia moglie è ucraina) dove lo scorso novembre è nata Teona, la mia secondogenita. Siamo tornati perché la mia maggiore, Tinati, ha iniziato ad andare a scuola. Dalla famiglia anagrafica a quella allargata rappresentata dalla Pallacanestro Cantù. Pronto per il bagno di folla? So che mi attende un programma molto impegnativo, tra cene e mangiate... Daniele (Della Fiori, ndr) che è un grande amico mi ha contattato un po' di tempo fa per sapere se sarei stato felice di tornare. La sua richiesta mi ha fatto molto piacere, così come particolare piacere mi fa tornare da voi, anche se non mi sento troppo a mio agio. In che senso? Non sono uno che ama sentirsi al centro delle attenzioni e apprendere che l'appuntamento di domenica è stato addirittura ribattezzato "Manu-Day" mi imbarazza. Non sono abituato a essere posto sotto i riflettori e ammetto che l'emozione mi sta consumando. Cercherò comunque di essere me stesso, salutando più gente possibile. Ma non è questa la prima volta che si ritrova a riabbracciare i suoi vecchi tifosi all'indomani della partenza alla fine di gennaio del 2013. In effetti, sono tornato quattro giorni dopo essere approdato al Galatasaray, portandomi appresso un grosso groppo alla gola. Praticamente in una notte dovetti prendere la decisione di lasciare Cantù, ma l'attaccamento alla maglia, ai compagni e all'ambiente era fortissimo. In quel momento non era facile fare di nuovo un'apparizione al Pianella perché ero troppo coinvolto. Ora, invece, sarà più semplice poiché vestirò "solo" i panni del tifoso. Cosa rappresenta per lei Cantù? La realtà che mi ha dato l'occasione di tornare a giocare in Italia in un campionato di alto livello. Il club che mi ha ridato una sorta di seconda vita nel mondo del basket. Curioso che la sfida di domenica alla quale assisterò sia proprio contro Reggio Emilia. Per quale motivo? Perché dopo un anno di attività, coach Menetti (allora tecnico della Reggiana, ndr) mi ha chiamato offrendomi l'opportunità di rientrare in campo. Mi ha dato insomma una nuova chance, che poi sarebbe stata anche l'ultima, per giocare in un campionato importante. Anche se poi non è andatabenissimo mi sono però trovato bene e sono stato contento di aver fatto quella scelta. Perché ha detto stop? Davvero non c'erano più possibilità di recuperare? In fondo ha pur sempre "soltanto" 32 anni... Nella mia carriera sono stato sottoposto a cinque interventi chirurgici, gli ultimi due dei quali al ginocchio che sono stati la causa del mio fine carriera. La prima volta si era trattato di cartilagine e sono rimasto fuori tutta la stagione. Recuperato, ritrovata la forma, verso febbraio ho cominciato ad accusare gli stessi dolori pre-intervento e andando avanti la situazione è peggiorata Ho provato di tutto e di più e a Reggio ho fatto un nuovo intervento in agosto che mi avrebbe dovuto consentire dopo tre mesi di tornare a giocare. E invece niente. Non ce l'ho fatta. Mi hanno così proposto un nuovo intervento. Che lei a quel punto ha rifiutato. In tre anni ho giocato una stagio-neecosìmisondetto che nonna senso proseguire a distruggere il corpo senza poi poter essere d'aiuto alla squadra Senonsono in grado di dare il 100% non ha senso giocare. Non serve, perché vuol dire che non sono al massimo. Era giusto decidere così. Torniamo alle stagioni canturine: che cosa più le hanno lasciato? Hotantibeiricordi, inclusa naturalmente quella Supercoppa vinta dopo aver perso quattro finali. Quel gruppo è stato per me molto speciale e sono nate tante amicizie anche all'esterno, con i tifosi. Indimenticabile. Negli ultimi dueanni si era sparsa la voce che lei potesse tornare a giocare a Cantù: c'era qualcosa di vero? Nulla di concreto. Ammetto che unavoltaGerasimenkomifece una telefonata per capire, ma io non ero pronto e stavo ancora male prima di essere operato. Quindi non avre i potuto giocare non solo a Cantù ma anche da nessun'altra parte. Fosse stato in condizione? Avrei avuto qualche dubbio. E non per ragioni economiche, ma per come per veniva gestita la società. Non era più la Cantù modello che avevo conosciuto e non volevo inficiare il ricordo. Il Markoishvilipiùforte inassoluto quale stato? Al Cska è stato il mio momento più alto per valore del club, ma il mio top è stato assolutamente Cantù perché ho avuto un molo centi-ale con minuti importanti. Mi sentivo molto più responsabilizzato che fosse serie A Euro-lega o Eurocup. La soddisfazione più grande? Aver vinto, da protagonista, il campionato turco con il Galata-saray un club che non vinceva il titolo dalla bellezza di 25 anni. Pensierino conclusivo? Venite gente, venite. Vi aspetto domenica a Desio per salutarvi uno a uno e per riabbracciarvi. iA Pi 1 Manuchar Markoishvili ha detto stop nei giorni scorsi all'età di 32 anni attività collaterali DUE APPUNTAMENTI PER SABATO Sabato la Pallacanestro Cantù organizzerà, in collaborazione con il "Basket Point", un ritrovo con Manu che, per l'occasione, vestirà anche gli inediti panni di addetto alle vendite. Dalle 18 alle 19, infatti, Markoishvili venderà i biglietti per la partita insieme allo staff dello store di via Dante 6, in centro a Cantù. I primi tre tifosi che si presenteranno al "Basket Point" per acquistare (almeno) un biglietto intero, verranno premiati con un gadget del negozio. Dal quarto al decimo tifoso, invece, ci sarà un gadget offerto da Pallacanestro Cantù. A partire dalle 19, il georgiano sarà ospite del Bar La Permanente d i piazza Garibaldi, dove sarà a disposizione dei tifosi per una sessione di foto e autografi. Domenica, poco prima della palla a due al "PalaDesio" tra Cantù e Reggio Emilia, il campione georgiano sarà omaggiato con una targa celebrativa