Sfida di tutta da prestigio scoprire di GIANCARLO PIGIONATTI Da colombe spennate ad aquile focose. Già, tra apparire ed essere c'è differenza ma qual è la vera Varese in prospettiva dopo aver mostrato, contro Sassari e a Trieste, due volti diametralmente opposti e stridenti seppur in rapporto, va detto per oggettività, al valore degli avversari? Superiori i sardì, inferiori i giuliani attraverso esiti clamorosi, probabilmente, gonfi nel punteggio in entrambi i casi. L'interrogativo vale un dibattito per scoprire la più credibile identità competitiva della nuova Openjobmetis la quale, innanzitutto, s'è impossessata di alcune certezze, non avendone una, nemmeno pallida, l'immaginario popolare dopo la prima infausta giornata. Trieste è stata spazzata via da Mayo e compagni che l'hanno fatta apparire una squadra-materasso, dimensionandola, soprattutto, tra le candidate alla sofferenza, come altre a quota zero per inciampi manifesti anche se ogni giudizio, ora come ora, è prematuro. Certo è che Varese sul campo, proprio in soldoni, s'è accaparrata un po' di considerazione in più facendo supporre di poter stazionare in zone di sicurezza, laddove cova l'ambizione, soprattutto, se oggi liquiderà una Forti-tudo attrezzata tecnicamente e fisicamente attraverso elementi dai valori datati, chiamali se vuoi marpioni, da battere sul tempo nel guscio di cemento amico. Purtroppo è stata vietata la presenza dei tifosi della Fossa nonostante la famigerata gabbia in curva sud (costata molto e brutta a vedersi, anacronistica in 4^hh un evento sportivo) per dire di un provvedimento quantomeno discutibile delle autorità competenti le quali, in questi casi, un po' dappertutto, piuttosto che affrontare il problema dell'ordine pubblico, lo eliminano a monte privando gare molto sentite dì colori e rumori dì parte che sono il sale dell'antagonismo tra piazze e tifoserie pure con un amman- co di introito perii club ospitante. In gioco vi sono le prime verità, per linearità futuribile di rendimento, che riguardano entrambe le formazioni: quella di Caja cerca continuità nella normalità, da conquistare, anche per effetto del fattore campo, come bastione entro il quale conquistare il proprio obiettivo di giornata. La Fortitudo, a punteggio pieno, non nasconde le sue aspirazioni, come pretendono storia e blasone, quindi quelle velleità di entusiasmo da neopromossa, tornata alla massima serie dopo dieci anni di autentica "emarginazione". I suoi alfieri sono noti per spessore di mestiere, basti citare itemutiAradori, Mancinelli, Daniele Cinciarinie Leunen, carichi di personalità in sfide dure come capitani di lungo corso. Come lo è un ex speciale come Stipcevic, magari non un modello di estetica ma, tremendamente, efficace (attenzione a non commettere fallì con liberi che quasi mai egli fallisce), in verità qui anche Daniel ha avuto dei trascorsi ma brevi, "spedito via" a stagione inoltrata ed ora lungo d'appoggio laddove la Fortitudo ha trovato, al posto del titolare Sims (infortunato), un elemento come Ste-phens, da verificare a Masnago per capire se il suo tonante score contro Venezia sia stato occasionale oppure congruo alle sue potenzialità. Non manca la curiosità, molto intrigante, nel saggiare il miracoloso Mayo di Trieste (come Colui che fu capace di "spaccare " il Mar Rosso e far passare tutti), non più alle prese con ingenui scolaretti ma con gente navigata come lo è luì. Con Clark TOpenjobmetis si appropria di un titolare molto atteso cui ha dovuto rinunciare, sin qui, per quella sua buona pallacanestro di sistema che trova merito nel suo manico. Già, come Caja comanda.