IL COMMOSSO ADDIO ALLA BAMBINA DI 8 ANNI Folla e silenzio nell'ultimo saluto a Sveva In via Costalunga, vicino alla famiglia, anche i giocatori della Pallacanestro. E su tutti i campi di basket un minuto di applausi Parte del fiume di persone arrivate ieri in via Costalunga per salutare Sveva. Foto di Massimo Silvano Roberto Degrassi Una lunga, interminabile, coda di automobili che risalgono via Costalunga. Un'infinita processione di perso-neatesta bassa. Insilenzio. L'applauso, lungo un minuto, a Sveva è stato tributato su tutti i campi di basket ieri. E si ripeterà oggi. Ma nella Sala Azzurra di via Costalunga c'è solo silenzio. L'ultimo saluto a Sveva con una funzione laica è fissato alle 12 ma la folla si accalca già mezz'ora prima. Ad abbracciare la famiglia della piccola ci sono le altre famiglie che l'hanno idealmente adottata accompagnandola nella sua battaglia. La famiglia del basket, lo sport che Sveva amava. Il suo ricordo sarà per sempre legato a quella tenerissima immagine: maglietta rossa, pallone in mano, lanciata verso il canestro con quell'espressione buffa e concentrata che solo i bambini sanno avere quando tendono a un traguardo. La famiglia del rugby, da sempre vicina alla famiglia. La famiglia dei social, perché anche l'umanità e la solidarietà possono percorrere il web. Gente che ha seguito la storia di Sveva in questi mesi, aspet- Nella sala pure la sua maglietta numero 9, qualche pupazzetto e un libro scolastico tando - un giorno - una sua nuova foto sorridente, con il pallone da basket in mano. Sul libro delle condoglianze si succedono le firme. Tra i tanti, tantissimi, anche giocatori della Pallacanestro Trieste. Erano gli eroi di Sveva, quelli che con i loro messaggi e le loro dediche sono riusciti a regalarle preziosi sorrisi mentre la bambina stava affrontando la sua partita contro un av- versario ben più spietato di quelli che i suoi campioni sfidano ogni domenica. Sono in borghese, i giocatori. Presenti a titolo personale, con Sveva nel cuore. In un angolo, i ragazzi della Curva Nord. Ma anche l'anima più calorosa del tifo bianco-rosso resta in impietrito silenzio. Passano anche i rappresentanti delle istituzioni. Anche loro privatamente, per un abbraccio alla famiglia. Le divise, le bandiere, le iniziative di rappresentanza e i discorsi di rito del resto sono convenzioni tra adulti. Nel mondo dei bambini tutto questo non ha importanza. Un sorriso e una carezza sono gli unici modi per dialogare con il cuore. Nella sala, a ricordare Sveva, una delle sue ultime foto, con i capelli corti e un magnifico, tenero, sorriso. La maglietta della Trieste Academy numero 9. Qualche pupazzetto che le ha tenuto compagnia in un'infanzia maledettamente troppo breve. Un libro dalla copertina variopinta che aveva accompagnato il suo esordio scolastico. Lo striscione che l'aveva incoraggiata nella sua battaglia. La maglietta con il cuore. La lunga fila si apre per lasciare passare i bambini e i loro accompagnatori. Compagno di scuola. Di giochi. Hanno l'aria smarrita di chi per la prima volta si trova a fare una cosa che. di solito. «fanno i grandi». Anche loro vogliono firmare il libro delle condoglianze. Continua ad arrivare gente. Centinaia di persone. Quante? Non importa, questa contabilità lasciamola ai cortei o ai concerti. Tante. Un amore che Sveva ha potuto respirare e che ha cercato in tutti questi mesi di darle forza, affiancandola contro un nemico terribi- le. Una lunga mattinata di lacrime e silenzi. Poi, un pomeriggio e una sera di applausi, su tutti i parquet, di qualsiasi categoria. E per la prima volta due cose tanto clamorosamente antitetiche come il silenzio e il fragore non sono mai state così simili. Lo stesso omaggio a Sveva e alla sua famiglia.