LE CHIAVI DEL MATCH Cacho Rodriguez è unodei grandi nomi dell'Armarli di Ettore Messina La classe infinita di Scola sa esaltare i pick and roll Biancorossi, serve ritmo I piccoli a disposizione di Messina possono mettere in difficoltà Fernandez ed Elmore, sarà importante coinvolgere nei giochi Peric e Da Ros Raffaele Baldini TRI ESTE. Cosa c'è di peggio? Potrebbe...piovere. Appunto, la Pallacanestro Trieste non trova pace fra palazzetto inagibile, scorie della pesante sconfitta casalinga contro Varese e all'orizzonte una trasferta contro un'Olimpia Milano arrabbiata e con l'additivo Scola. PENSARE ASE STESSI Dice bene coach Peterson: "Trieste non deve guardare all'avversaria, ma lavorare su se stessa". Qualsiasi video analisi potrebbe solo che materializzare fantasmi giganteschi in vista di sabato; meglio agire come un ciclista che non è in giornata, andando al proprio passo ed evitando di guardare avanti o indietro. La squadra di Dalmasson non può mirare al successo con Milano, bensì rendere la tappa Olimpia propedeutica ad un percorso di crescita globale; solo così le piccole grandi sfumature espresse sul parquet sabato, quelle che prescindono dal risultato, possono diventare mattoni per la costruzione di un'identità. TUTTI A... SCOLA L'arrivo di Luis Scola effettivamente cambia di molto gli scenari offensivi dell'Olimpia. Le sue capacità tecniche, unite alla visione di gioco, rendono i pick and roll meneghini molto più efficaci. SeTarczewski, Gu-daitis e Biligha mancano di un possibile gioco a 4/5 metri dal canestro, l'argentino è da manuale: tiro, partenze in palleggio e scarichi possono diventare il valore aggiunto sabato sera. E dalla partita di Eurolega (17 punti e 6 rimbalzi), sembra già inserito discretamente bene. RITMO È un paradosso quando si parla di Davide contro Golia, ma ci può stare in questo caso. Trieste se gioca a metà campo perderà sempre su tutti i fronti, a livello fisico, tattico e di qualità dei singoli; bisogna creare la condizione per tornare a far male in transizione offensiva, far viaggiare se non le gambe almeno la palla, evitando cadenzati e stucchevoli palleggi come quelli di Elmore e Fernandez contro Varese. Correre vuol dire provare a giocare in sovrannumero, trovare qualche tiro aperto, rendere più complesse le rotazioni difensive. I RADDOPPI SUL PLAY La velocità di Mack o Rodri-guez e le gambe veloci e la massa muraria di Tarczewski possono creare una morsa letale ai portatori di palla triestini; se pensiamo che un due metri come Luca Vitali è caduto nella morsa di raddoppi a metà campo, perdendo diversi palloni, figuriamoci playmaker "normali" come Fernandez-Elmo-re. In questo caso diventano decisivi gli "appoggi" dei numeri "4" quali Peric e Da Ros, in grado di fare due palleggi e scaricare con competenza. Anche perchè il primo principio per battere un raddoppio è liberarsi del pallone prima che questo arrivi.