Il tecnico vede la tappa lombarda nella prospettiva di una maturazione del gruppo. Pieri: «Nuovi da inserire ma la squadra è dal salvezza» Dalmasson non cerca alibi: «Una batosta utile se ci servirà per crescere» Lo sconforto di Eugenio Dalmasson dopo la sconfitta Foto Lasorte ILDOPOGARA dall'inviato MILANO. Prendiamola come una utile lezione per il prosieguo del campionato. La morale che trae Eugenio Dalmasson dalla sconfitta mattutina al Palalido è sostanzialmente questa. La tappa milanese ha consolidato certe indicazioni emerse dalle prime due partite. C'è da lavorare. Provano a stuzzicarlo: Milano aveva perso due gare di fila, avete mai pensato di poter venire a fare il colpaccio? «In tutta sincerità - replica il coach - sono troppo concentrato su quello che dobbiamo fare per pensare alle eventuali difficoltà di Milano. Ho giocatori che devono ancora crescere e attraversano un periodo di difficoltà. L'importante è imparare per progredire». Dalmasson analizza lo scout con quel parziale nel secondo tempo che vede preva-leter Trieste 45-44 ma il tecnico va oltre le statistiche. «Va considerato comunque che Milano quando ha capito che stava abbassando la guardia grazie alle rotazioni e all'aumento dell'intensità ha saputo punirci e riprendersi un vantaggio sufficiente». Quanto agli eventuali disagi provocati dall'inversione di campo in seguito all'inagibilità dell'Allianz Dome, Dalmasson taglia corto. «Si è trattato di una settimana particolare ma sono il primo a non cercare alibi. In ogni caso molto meglio giocare piuttosto che essere costretti a restare fermi per il rinvio dell'incontro». Alla vigilia aveva chiesto alla squadra una reazione dopo la debacle contro Varese. «L'invito era di mettersi in gioco di fronte a una formazione di campioni. Un test importante non solo dal punto di vista tecnico ma anche fisico e nella capacità di produrre intensità. Se abbiamo recepito qualcosa sicuramente lo porteremo a Trieste e ci servirà per crescere». Per almeno 30 minuti gli esterni sono stati comprimari, tentando poche conclusioni. «Abbiamo costruito poco, nessuno attaccava il canestro e la circolazione della palla era sterile di fronte a una difesa fisica come quella dell'Armani. Abbiamo letto male quelle situazioni», conclude Dalmasson. Ettore Messina è moderatamente soddisfatto per il successo della sua Armani. «Abbiamo alternato buone cose a qualche momento di difficol- tà. Anche stavolta abbiamo tirato male da tre punti ma siamo riusciti a costruire comunque buone azioni e i 28 assist di squadra (7 ciascuno Scola e Rodriguez) sono tanta roba». Messina elogia Burns («ha sfruttato le caratteristiche dei lunghi di Trieste»), spiega perchè bacchetta Mo- raschini («ogni tanto commette alcuni errori che in Eu-rolega non potrà permettersi e io voglio che maturi come giocatore») e fa l'aggiornamento sulla condizione degli infortunati. Tra il pubblico del Palalido anche Gianfranco Pieri, il "Professore" che da Trieste fe- ce grande l'Olimpia. Vive a Milano, se può farlo parla volentieri in dialetto triestino. «Si vede che è una squadra nuova, con giocatori che devono ancora inserirsi. Credo però che sia competitiva per l'obiettivo stagionale della salvezza».  R.D.