IL COMMENTO Un "arco di trionfo" per il precario Ingus di GIANCARLO PIGIONATTI A fare le valigie non ci ha pensato proprio. Ingus Jakovics, sostituto a tempo di Clark, freddo come la sua gente del profondo Nord Est, ha sfoderato la sua arma migliore, il tiro dalla lunga distanza che ha sconquassato la difesa di una Fortitudo un po' piena di sé nei suoi ritmi compassati e macchinosi, uscendo ridimensionata da Masnago. Non è stato il solo Jakovics a cannoneggiarla avendo il piacere di citare il già stimatissimo Vene e il sempre più entusiasmante Mayo, rassicurante leader, ma per il "precario" lettone questa prova valeva un futuro qui, in città, dove risiede delle parti dell'ippodromo con la fidanzata che l'ha raggiunto nei giorni scorsi. Morale, il lettone, che sembrava destinato a passare, senza onore né gloria, da Varese, s'è imposto al destino che, fra tempi e contrattempi, lo ha ripagato attraverso un sussulto entusiasmante, tipico di un atleta serio, puntiglioso e coraggioso. Nonché velenoso dall'arco. "Un arco di trionfo", non c'è che dire per questo cestista che, pur non suscitando eccitazioni né aspettative, punti nelle mani ne ha sempre avuti stando ai suoi trascorsi nel Ventspil: si dirà altra pallacanestro, ma quando scaldi il cotone della distanza ogni mondo è paese, cestisticamente parlando. V'è, tuttavia, da osservare che non tutte le gare offrono una Fortitudo così poco resistente in difesa, peraltro frastornata dal ritmo della squadra di Caja, ancorché senza armonia in attacco. Dipendente da iniziative personali, di Aradori e compagnia pensionante data l'età come quella di Mancinelli "vecchia gloria ", un pò ' tutti costretti al disagio dalla furiosa opposizione biancorossa. Eppure la formazione di Martino, sin qui, aveva battuto altre compagini, evidentemente non così energiche come questa Openjobmetis la cui difesa si segnala al primo posto con 65 punti di media subiti. Tornando a Jakovics, crediamo che una sua conferma, al di là dell'emotività del momento, possa diventare verosimile a discapito dell'enigmatico Tepic dovendo il club scartare, questione di tesseramenti, uno straniero per far posto all'indiscusso Clark. Si tratterebbe di un'operazione costosa tra nuovo contratto per il lettone e transazione per il serbo, staremo a vedere. Che Varese potesse infiammarsi o incenerirsi sull'arco, lo si sapeva, chiedendoci semmai, a inizio stagione, se - con la perdita di Avramovic - avesse elementi inclini ad attaccare sino al ferro, eventualità tragica al debutto ma possìbile nelle ultime due gare, dominate largamente, anche attraverso più soluzioni, fluide e opportune all'occorrenza, nascenti dal grembo di una difesa che toglie il respiro agli avversari. Una considerazione meritevole di sottolineatura riguarda la pallacanestro giocata dall'OJMIa quale, dopo l'infausta prima, sembra lo stampino di quella della scorsa stagione nonostante un quintetto-base nuovo; evidentemente la qualità del legno è la stessa, riferibile al suo sapiente modellatore. Qual è Caja cui si deve riconoscere quella laboriosa impronta che rende competitiva la propria squadra, a volte, ben oltre ipropri limiti. Ovviamente riscuote unanimi consensi la scelta del play il quale, formidabile nel suo modo di condurre il gioco e di finalizzare, sta dimostrando d'essere quell'ideale "comandante" che mancava da anni. Infine merita attenzione Simmons nell'arduo compito di non far rimpiangere Cain, anche domenica il migliore dì Brescia, compito riuscitogli nelle ultime due partite, capace di sfruttare palloni giocabili, almeno quanti il suo predecessore, spesso, non ne vedeva. La classifica dà conforto in prospettiva di un nulla di fatto nel prossimo turno (di riposo) e di tre gare, davvero, severissime. © RIPRODUZIONE RISERVATA