Trieste alla ricerca di certezze Manca ancora un'identità La sconfitta di Milano ha confermato indicazioni già emerse nel ko con Varese I tre esterni stranieri non incidono, serve che Peric sia un vero leader Una schiacciata di Derek Cooke al Palalido Foto Lasorte Roberto Degrassi TRIESTE. Identità cercasi. La Pallacanestro Trieste, ancora a secco in classifica dopo tre sconfitte, a Milano ha avuto la riprova di quello che il tracollo casalingo contro Varese aveva già messo a nudo: deve ancora acquisire una personalità. Nonostante il buon precampionato e il debutto al Ta-liercio avessero mostrato un gruppo in crescita, le altre due tappe hanno rimesso in discussione qualsiasi certezza. Anzi, il problema è proprio questo. La mancanza di certezze. Nel dopopartita coach Dal-masson ha parlato di giocatori in un momento di difficoltà. Non ha fatto nomi e del resto non lo ha mai fatto. Se rileviamo che il terzetto di esterni stranieri di Trieste negli ultimi due turni è stato il più inconsistente dell'intera serie A, però, è semplicemente un dato di fatto. Pur considerando l'innegabile differenza di budget e di qualità rispetto all'anno scorso, quella Trieste aveva giocatori con ruoli assegnati e caratteristiche precise (Wrighteraunplaydiver-so da Fernandez, Sanders era tiratore e collante, Knox era il lungo più soft ma letale dai 4-5 metri, Mosley il lungo verticale, Walker vabbè...era Walker ed è durato poco) mentre nell'edizione attuale in troppi non stanno assecondando il ruolo previsto dal copione. Si sapeva che il rookie Elmore avrebbe scontato inesperienza, atletismo e velocità ma se non correvano le gambe avrebbe dovuto far correre il pallone: in attacco invece Trieste è lenta e macchinosa. Justice, con il suo tiro stilisticamente impeccabile, aveva incantato in estate e al debutto contro la Reyer, ma non si è visto né contro Varese né al Palalido. E non si è vista neanche quella capacità di utile tuttofare che gli viene attribuita e che lui stesso rivendica.De-Quan Jones dovrebbe essere l'esterno atletico che attacca il ferro e batte gli avversari in uno contro uno, eppure il suo score milanese racconta di 1 su 3 nel tiro da due e un fallo subito. Molto meglio, al confronto, Strautins che rischia di scippargli posto in quintetto. I numeri promuovono invece l'unico straniero superstite dell'anno scorso eppure Peric solo rare volte diventa il leader caratteriale di questa squadra. Deve essere invece una delle certezze granitiche cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà. Poche, pochissime, sono le facce feroci e convinte che si vedono in campo in questo momento. Ma il campionato con obiettivo la salvezza non consente approcci morbidi: la Pallacanestro Trieste non deve preoccuparsi di essere bella o buona, per assicurarsi la sopravvivenza qualche volta è preferibile essere brutti, "sporchi" e cattivi. Un adattamento indispensabile in proiezione futura. Il calendario non ha fatto carezze alla banda di Dalmasson, riservandole i campioni d'Italia, quella Varese che a dispetto delle previsioni di ranking ha sculacciato anche la Fortitudo, e poi la Milano di Scola e Fer-nandez. Domenica a Sassari i biancorossi si troveranno di fronte il Banco di Sardegna del Poz che con tre successi su tre e la Supercoppa è la squadra più in forma del torneo. Saranno Brescia in casa e, dopo il turno di riposo, la trasferta di Pistoia le occasioni in cui servirà mandare a memoria le lezioni e cambiare registro.  7R.TJi.:NDS|J.:UNiniPiniR!-:rpviTI