SCONTRO MEDIATICO Basket, cartoni e gioielli L'America con Hong Kong e Pechino ora si infuria Gli Houston Rockets si schierano con i ribelli La tv cinese li oscura. Censurato «South Park» Valeria Robecco New York La battaglia tra Stati Uniti e Cina non si gioca più solo sul terreno delle dispute commerciali. Le ultime tensioni tra Washington e Pechino riguardano anche le manifestazioni pro-democrazia a LIong Kong e la ritorsione mediatica messa in atto dal Dragone, che ha colpito in primis il basket a stelle e strisce proprio nel mercato a maggiore crescita per il business dell'Nba. La tv statale cinese Cctv ha infatti deciso di sospendere la trasmissione delle partite della National Basketball Associa-tion dopo la bufera scatenata dal tweet di sostegno alle proteste del numero uno della squadra degli Houston Rockets, in cui ha giocato la star cinese Yao Ming. «Combattere per la libertà, siamo con LIong Kong», ha affermato su Twit-ter il manager dei Rockets, Darvi Morey. Parole che hanno mandato su tutte le furie il network che trasmette le gare. «Qualsiasi commento che sfidi la sovranità nazionale e la stabilità sociale non rientra nell'ambito della libertà di espressione», ha fatto sapere la Cctv. L'annuncio è relativo alle due esibizioni dell'Nba che quest'anno vedono impegnati i Los Angeles Lakers e i Brooklyn Nets, i quali dovrebbero affrontarsi giovedì a Shanghai e sabato a Shenzhen. E persino il governo di Pechino è intervenuto sulla vicenda, definendo «sbagliato» il compor- tamento di Morey. «La Cina ha già effettuato una solenne protesta riguardo una dichiarazione sbagliata - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang - Come si possono avere scambi e cooperazione con la parte cinese senza capire la mentalità del suo LE SCUSE DI TIFFANY Costretta a cancellare uno spot: una modella si copre l'occhio come un'attivista popolo. Non può funzionare». Il numero uno della lega del basket americana, Adam Silver, ha però assicurato che «i valori di uguaglianza, rispetto e libertà di espressione hanno da sempre caratterizzato l'Nba e continueranno a farlo». Per questo, ha sottolineato, la Lega «non si metterà nella posizione di fissare regole su quello che giocatori, dipendenti e proprietari di squadre possono o non possono dire sui diversi temi»: «È inevitabile che nel mondo ci siano diversi punti di vista su diverse questioni». E non è soltanto l'Nba ad essere finita nel mirino del Dragone, che ha deciso di oscurare anche il famoso cartone animato americano South Park dopo che nell'episodio «Band in China», è stata sarcasticamente criticata la censura governativa di Pechino. «Come l'Nba, accogliamo i censori cinesi nelle nostre case e nei nostri cuori. Anche noi amiamo i soldi più della libertà e della democrazia. Lunga vita al grande Partito Comunista cinese!», hanno twittato ironicamente i due autori Matt Stone e Trey Parker. E pure Tiffany & Co è al centro delle polemiche: in questo ca- LA RITORSIONE La Casa Bianca mette 28 società cinesi in lista nera per violenze sugli uiguri so, per una campagna promozionale per cui è stata accusata di simpatizzare per le proteste di Hong Kong. Tutto è nato da una foto postata su Twitter in cui la modella cinese Sun Feifei indossa un anello della maison di New York mentre si copre l'occhio destro. Scatto che ha ricordato il caso della dimostrante ferita nelle manifestazioni, e ha scatenato la rabbia sul social media in mandarino Su Weibo. Nonostante la spiegazione della società secondo cui l'immagine era «priva di messaggi politici», Tiffany & Co è stata costretta a bloccare la campagna e rimuovere il messaggio. Nel frattempo, a Washington, l'amministrazione di Donald Trump ha inserito 28 entità cinesi nella sua lista nera, accusandole di essere implicate nelle violazioni dei diritti umani contro le minoranze musulmane (tra cui gli uiguri) nella regione del Xinjiang. Fra le entità colpite diverse aziende tecnologiche, ma anche entità governative, che secondo il dipartimento del Commer- ciò Usa sarebbero «implicate in violazioni di diritti umani e abusi». Una mossa condanna- ta da Pechino, che tramite il ministero degli Esteri ha defini- to le accuse «senza fondamento». LA RIVOLTA Continuano le proteste a Hong Kong contro rispondere anche di assemblea illegale e di possesso di armi incendiarie Da giugno scorso sono 2.363 gli arrestati