Tweet oro Honq Konq del dq di Houston: bufera La tv oscura i match, due sponsor se ne vanno La Cina dichiara guerra all'Nba Un conflitto che vale 5 miliardi IL CASO STEFANO SEMERARO Con il ping pong si erano riawicinati negli Anni 70, con il basket rischiano una guerra freddissima. Gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping si contendono (senza esclusione di colpi) il posto di prima superpotenza del pianeta, ma lo sport, il basket in particolare, sembravano un ponte utile per entrambe. Almeno fino a quando non ci si è messo in mezzo DarylMorey. «Combattiamo per la libertà. Sosteniamo Hong Kong», ha twit-tato due giorni fa il general manager degli Houston Roc-kets, fra l'altro la ex squadra diYaoMing, il più famoso cestista cinese di sempre. Tempo poche ore - necessarie a capire la gaffe (diplomatica) e rimuovere il tweet - e si sono viste le conseguenze. La Cina che ha appena festeggiato i 70 anni della Repubblica Popolare non tollera intrusioni sulle proteste che da mesi infiammano Hong Kong. E ha mostrato i denti. La protesta di Yao Ming Yao in persona si è indignato, due sponsor di peso hanno immediatamente mollato i Rockets e la CCTV, la tv di stato cinese, mentre Ten-cent, il colosso che ha scucito 1,5 miliardi dollari per 5 anni di diritti tv della Nba in Cina, ha deciso di oscurare i due match tra Los Angeles La-kers e Brooklyn Nets in programma in settimana a Shen-zen e Shanghai. E altri eventi promozionali sono stati cancellati. Tilman Fertitta, il presidente della squadra texana, ha provato a metterci una pezza, scusandosi e «incoraggiando» Morey a fare altrettanto («non volevo offendere gli amici cinesi»). Il portavoce della Nba, Adam Silver, che oggi sarà in Cina per ricucire uno strappo che rischia di diventare epocale e sanguinoso -la Cina per la Nba vale 5 miliardi di dollari e un'audience televisiva di 800 milioni di spettatori -, ha provato a buttarla in corner: «Come Lega sosteniamo la libertà di Morey di esprimere il proprio parere. Ma capisco anche che il governo di Pechino e il mondo degli affari cinese debbano reagire». Il fondatore di Alibaba Morey ha l'appoggio di quasi tutti i politici americani, compresi i membri del Congresso che, come ha sottolineato ironicamente il Los Angeles Times: «Twittano il loro disap- punto usando smartphone made in Cina». Ma ora il dg dei Rockets rischia il posto (il consolato cinese a Houston ne ha già chiesto il licenziamento) . Contro di lui fra l'altro è sceso in campo Joe Tsai, 9,5 miliardi di dollari di patrimonio stimato, laureato a Yale ma nato a Taiwan, dal 2017 co-proprietario dei Nets e soprattutto fondatore del gigante dell'e-commerce Ali-babà. In una lettera alla Nba ha definito «secessionisti» i manifestanti di Hong Kong e accusato Morey di aver «danneggiato i rapporti con i nostri fan in Cina». Morale: quando sono gli affari a piazzare i blocchi, i princìpi faticano ad andare a canestro.  1,5 miliardi di dollari: incasso Nba in 5 anni dal brand Tencent per i diritti tv in Cina 800 milioni di spettatori: l'audience televisiva delle partite Nba in Cina Grande passione in Cina per la Nba: proprio nei Rockets giocava Yao Ming, il numero 1 cinese di sempre DARYLMOREY DIRETTOREGENERALE DEGLI HOUSTON ROCKETS "Combattiamo per la libertà, in piedi al fianco di Hong Kong" è il messaggio che ha causato le polemiche