Boniciolli trova la sua America «Nell'Indiana preparo i talenti per le Università» Matteo Boniciolli nella palestra della Don Bosco Prep School. A destra un primo piano BASKET: IL PERSONAGGIO Roberto Degrassi TRIESTE. Ha ripreso in mano la valigia. Tanto, nella sua carriera di allenatore, Matteo Boniciolli non si è mai spaventato davanti alle novità. Agli inizi della carriera si mise in gioco a Ostenda, in Belgio. Qualche anno fa ha guidato l'Astana in Kazakistan, esperienza prestigiosa e remunerativa ma non proprio nel posto più caldo del pianeta. L'ultima versione del tecnico triestino è americana. L'Oceano di distanza non è solo fatto di acqua. Altro modo di vivere il basket. E Boniciolli riparte dalla Don Bosco Prep School, a Crown Point in Indiana. La Prep School prepara i ragazzi usciti dalle superiori in vista dell'esperienza nei colle- ge. Boniciolli ci arriva in punta di piedi. Sarà capo allenatore associato in una struttura che vede già coach il giovane Nico Panousis. Ritorna a lavorare con i giovani e per giunta nello Stato del basket per eccellenza. L'Indiana. Presente Larry Bird? Presenti gli Hoo-siers di Bobby Knight? Ecco. Il primo commento: «Per un triestino venire nell'Indiana, patria del basket, è un'opportunità incredibile. Sono relativamente vicino a mio figlio Francesco che frequenta una high school, Chicago non è troppo lontana, sono stato invitato all'allenamento degli Indiana Pacers, la zona è ricca di università e licei di grandi tradizioni». Boniciolli, 57 anni, prima di andare negli States aveva in piedi una trattativa con un club europeo. Sfumata quella possibilità, ha preferito non restare alla finestra per aspettare una chiamata. «Questa è una grande opportunità e si può fare un lavoro sui giovani che non si può più fare in Italia dove contano solamente insultati nell'immediato». I ragazzi della Prep School invece lavorano in palestra per farsi trovare pronti alla chiamata di college importanti. Ogni giorno diventa una conquista. «Due allenamenti al giorno, oltre al lavoro individuale. Dicono che quella di quest'anno è la selezione più forte di sempre alla Don Bosco. Affrontiamo altre Prep School e Junior College, 25 partite fino a marzo ma conta soprattutto la crescita dei giocatori. E a vedere i ragazzi ci sono 4-5 osservatori di Università di primo piano. A fine stagione almeno 6-7 giocatori potranno andare a dire la loro nella Division One». L'accordo di Boniciolli con la Don Bosco non ha un'esclusiva con data di scadenza. Dovesse arrivare un'offerta irrinunciabile, ha la possibilità di varcare nuovamente l'Oceano. «La condizione ideale». Non pare avere comunque fretta. La possibilità di vedere crescere la qualità di un giocatore. Ore di palestra. Il piacere di lavorare come una volta, senza lo stress dei risultati. Se a fine stagione gli allievi della Don Bosco approderanno in un college di prima fascia, Boniciolli avrà trovato la sua America.