L'OPINIONE UnaOpenjobmetis senza complessi sfida l'euroOlimpia li GIANCARLO PIGIONATTI La nostalgia appartiene a chi ha vissuto grandi e bel-lestorie, va rispettata e compresa, magari idealmente rimpianta da chi non ha potuto provare emozioni così forti attraverso quei palpiti del cuore che separano lafelicitàdalladelusione. Cinquantanni faa decidere l'intero campionato era il doppio derby tra Ignis e Simmenthal, nel frattempo s'era come in una sala d'aspetto tra interrogativi e sogni che si trasformavano in ansie nell'awicinarsi dell'evento. Era la partitissima. Tra squadroni come l'Olimpia Milano, vecchia dominante regina della pallacanestro italiana e Varese, gloriosa provincia, inesorabilmente, capace di usurpare trono e prestigio diventando negli anni Settanta la squadra più immensa d'Europa con dieci finali consecutive di Coppa dei Campioni. Un record imbattibile. A dare uno spessore di competi-tivitàerano gli italiani mentre lo straniero costituiva un determinante valore aggiunto come nel caso di Arthur Kenney, il rosso americano fatto a immagine di potenza spaventosa per tutti tranne che per Dino Meneghin, razza Piave, cresciuto a Varese, "rubato" all'atletica, specialità getto del peso, da Nico Messina che lo "intercettò" e lo portò in palestra, Tracuzzi, poi, lo sguinzagliò, nella massima serie, a sedici anni. Una scoperta che ha segnato la storia della pallacanestro nostra e italiana nel mondo. Prossimamente il club milanese festeggerà Dino ritirando il suo mitico numero undici, resta da chiederci, sconcertati, come la Pali. Varese non abbia, nel tempo, fatto questa scelta per il suo campionissimo, consacrato da sette scudetti e cinque Coppe dei Campioni più altri trofei, europei e mondiali, riconosciuto, peraltro, da Palazzo Estense con la Martinella, massima onorificenza per "varesini eccellenti" e con la cittadinanza onoraria. Sensibilità diverse, puntuale quella civica, mancante quella sportiva. Ora la realtà ci richiama. Varese non è più una potenza, tuttavia, adeguata alla propria realistica dimensione, sa appassionare il suo popolo. Al contrario, ogni anno, IAX Armani è plasmata da tocchi di classe al fine di dominare il campionato ed eccellere in Europa non senza esiti poco corrispondenti alle proprie aspirazioni, sostenute da massicce iniezioni di denaro da parte del suo patron, un vero mecenate. Ora, con un "santone", come Ettore Messina, in panchina, la società cerca la sua sublimazione partendo da nuovi presupposti strutturali di squadra, impressionanti attraverso autentici "assi" di livello internazionale come Rodriguez e Scola più elevati profili tecnici e fisici anche se, in campionato, sin qui, la squadra ha accusato un rodaggio complicato, pure sconfitta in casa da Brescia e Brindisi. Rovesci che capitano ma che non hanno rovinato il raccolto in Europa. Oggi Milano affronta la quarta gara in otto giorni trovando un'Openjobmetis molto rispettabile nei suoi requisiti come collettivo aggressivo, dinamico e compatto, pure corroborato da nuove convinzioni offensive. L'AX potrebbe risentire delle fatiche fisiche, in compenso vanta una fenomenale condizione mentale e un organico super. Tuttavia credere negli uomini di Caja, senza complessi per inclinazione, si può.